PodCast audio degli interventi
Susanna Camusso ai microfoni di RadioArticolo1
Incontro stampa di Susanna Camusso
Le conclusioni di Susanna Camusso
Andrea Brunetti, politiche giovanili Cgil
Massimo Cestaro, Slc
Gianni Venturi, Fiom
Giacinto Botti, Cgil Lombardia
Enrica Valfrè, CdL Torino
Vincenzo Colla, Cgil Emilia Romagna
Gianni Forte, Cgil Puglia
Alberto Irone, Rete degli studenti
Nicola Nicolosi, Cgil
Alessio Gramolati, Cgil Toscana
Elena Di Gregorio, Cgil Veneto
Gianni Rinaldini, Fiom
Jean Renè Bilongo, Flai
Enzo Costa, Auser
Gianluca Scuccimarra, Udu
Sandro Del Fattore, Cgil Molise
Claudio Treves, NIdiL Cgil
Michele Gravano, Cgil Calabria
Erica Collu, Fillea Cagliari
Claudio Di Berardino, Cgil Roma e Lazio
Stefano Malorgiu, Filt Milano
Franco Tavella, Cgil Campania
Comunicazioni di Danilo Barbi e Vincenzo Scudiere
Giorgio Cremaschi, Fiom
Ivana Galli, Flai
Franco Martini, Filcams
Maurizio Landini, Fiom
Michele Pagliaro, Cgil Sicilia
Elena Ferro, Cgil Piemonte
Emilio Miceli, Filctem
Roberto Ghiselli, Cgil Marche
Federica Benedetti, Centro per l'impiego Abruzzo
Alessandro Genovesi, Cgil Basilicata
Giuseppe Oliva, Nidil Catania
Mario Bravi, Mario Bravi, Cgil Umbria
Federico Libertino, Cgil Napoli
Serena Palli, Inca
Nino Baseotto, Cgil Lombardia
Carla Cantone, Spi
Rossana Dettori, Fp
Mirko Lami, Rsu Lucchini Piombino
Walter Schiavella, Fillea
Federico Vesigna, Cgil Liguria
Maurizio Lunghi, CdL Bologna
Elisa Gigliarelli, Filt Umbria
Franco Belci, Cgil Friuli Venezia
Pino Gesmundo, Cdl Bari
Agostino Megale, Fisac
Graziano Gorla, CdL Milano
Alberto Tomasso, Cgil Piemonte
Gianni Di Cesare, Cgil Abruzzo
Mario di Costanzo, Fiom Pomigliano
Eliana Como, Fiom Bergamo
Michele Carrus, Cgil Sardegna
Maurizio Calà, Cgil Palermo
Cesare Caiazza, Cgil Roma Nord Civitavecchia
Mina Jacubi, Filcams Trento
Domenico Pantaleo, Flc
Sally Kein, Cgil Marche
Mauro Fuso, Cgil Firenze
Tania Scacchetti, Cgil Modena
Daniele Gazzoli, Cgil Valcamonica
Antonio Ozo, Spi Teano
Intervento di Carlo Smuraglia, Presidente ANPI
Intervento di Luigi Angeletti
Intervento di Raffaele Bonanni
Il saluto di Bernadette Ségol
Il saluto di Sharan Burrow
Il saluto di Guy Ryder
Relazione di Susanna Camusso
Apertura XVII Congresso nazionale CGIL
Aggiornato al 30/09/2016 19:04:56

Il Mattinale - Giovedì 8 Maggio
Il XVII congresso nazionale della Cgil si conclude oggi con l'elezione del nuovo direttivo (sulla base di tre liste) e nel pomeriggio con l'elezione del segretario generale. Susanna Camusso parlerà alla fine della mattinata e dovrà tirare le fila di una discussione politica vera, che ha coinvolto in questi mesi migliaia di iscritti e che ha coinciso con un periodo di turbolenze politiche nel paese e in particolare nella sinistra. Il segretario generale risponderà anche alle critiche della minoranza e farà chiarezza sugli obiettivi di rinnovamento del sindacato. Ieri la platea del Palacongressi di Rimini ha applaudito e si è commossa per l'intervento di Mirko Lami, delegato delle Rsu di Piombino, che ha lanciato un doppio appello. Al premier Renzi: non chiudete le acciaierie di Piombino che sono pronte a smontare la nave Concordia. E al gruppo dirigente della Cgil: dovete riuscire a tenere unito il sindacato, è l'unico strumento che abbiamo per difendere i lavoratori. Tra l'altro Mirko Lami è il delegato che ha ricevuto migliaia di insulti sul web dopo le accuse di Grillo. Qui al Palacongressi ha ricevuto solo applausi e grande risonanza sui giornali, che oggi dedicano attenzione agli attacchi di Maurizio Landini, dopo il suo intervento dal palco del Palacongressi. Il segretario della Fiom ha rilanciato la sua sfida al gruppo dirigente della Cgil: dobbiamo diventare una “casa di vetro”, altrimenti faremo la fine dei partiti. Ma la sua proposta di introdurre il metodo delle primarie per la scelta del segretario generale non raccoglie consensi tra i delegati e i dirigenti intervenuti a Rimini. Tutti hanno capito che la partita che si sta giocando è decisiva: in gioco c'è davvero il futuro del sindacato. In attesa di sentire le conclusioni di Susanna Camusso, vediamo rapidamente i principali commenti di oggi sul congresso. Intanto al Senato è passato il testo modificato del decreto Poletti che ora tornerà alla Camera. Visita lampo ieri del ministro al congresso. Tonfo in Borsa di Fiat Chrysler.
News
08/05/2014 22:32  Susanna Camusso confermata alla guida della Cgil
Il nuovo comitato direttivo della Cgil, appena eletto dal XVII congresso, ha confermato Susanna Camusso alla guida del sindacato di Corso d'Italia. Su 151 aventi diritto, votanti 143, 105 sì, 36 no, astenuti due. E' l'ultimo atto dell'assise che si è svolta dal 6 all'8 maggio al Palacongressi di Rimini alla presenza di oltre 900 delegati.
08/05/2014 21:56  Congresso Cgil / Documento 1, Camusso
DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL XVII CONGRESSO NAZIONALE DELLA CGIL
approvato dalla maggioranza della Commissione Politica

Il XVII Congresso della CGIL riunito a Rimini il 6, 7, 8 maggio 2014 approva la relazione e le conclusioni del Segretario Generale e assume il dibattito. I contenuti della Premessa e le Azioni del documento congressuale "Il lavoro decide il futuro" sono parte integrante del presente documento. Il Paese è ancora nel mezzo di una crisi economica e sociale profondissima, le condizioni di milioni di persone si aggravano e aumentano le diseguaglianze economiche, sociali e territoriali, con il Mezzogiorno sempre più impoverito. E' necessario un piano straordinario di investimenti produttivi, sostenuto anche dalla finanza pubblica, per intraprendere la via della crescita, dello sviluppo e di un rinnovato welfare per offrire nuove prospettive di lavoro e di occupazione. Creare lavoro significa incidere sulla qualità dello sviluppo. Nell'assumere il Piano straordinario europeo di investimenti proposto dalla CES, la critica radicale alle politiche di austerità e rigore, la necessità del progetto dell'Europa sociale e politica, la CGIL conferma e rilancia il proprio "Piano del Lavoro", asse strategico della sua iniziativa, nel quale sono indicate le linee innovative di intervento necessarie per confermare l'Italia come un grande paese a vocazione industriale e manifatturiera, chiamando a raccolta tutte le risorse pubbliche e private disponibili. Per il Paese occorre un'idea di sviluppo industriale che richiede una responsabilità politica ed economica dello Stato insieme a politiche di welfare, anch'esso motore di sviluppo. L'orizzonte da perseguire è quello di una crescita sostenibile fondata sull'innovazione di processo e di prodotto, sulla ricerca, su una infrastrutturazione di qualità, sulla difesa del territorio, sul risanamento ambientale, sulla riqualificazione del patrimonio pubblico, sull'efficienza e la qualità del sistema dei servizi e dell'istruzione. Particolare attenzione va rivolta ai servizi alla persona e alla difesa del diritto alla salute. Assi portanti e volano per una nuova politica di sviluppo del Paese sono anche la valorizzazione dei beni paesaggistici e culturali, del turismo, della cultura, di una nuova qualità dei processi di sviluppo e trasformazione delle città. Questi interventi devono costituire gli elementi di un progetto straordinario per il lavoro, pubblico e privato, capace di offrire una qualificata occupazione per i giovani e una possibilità di reimpiego per tutti coloro che hanno perso il lavoro. E' in corso un tentativo volto a ridimensionare il ruolo dei soggetti della rappresentanza sociale. Si tratta di un atto di conservazione e di indebolimento dei livelli di democrazia e partecipazione nel Paese, tanto più sbagliato -a maggior ragione di fronte alle discutibili ipotesi di riforme istituzionali attualmente in discussione- in quanto la CGIL non ha mai fatto venir meno la spinta al cambiamento. Pur nella condizione di pesante crisi abbiamo difeso il lavoro. La contrattazione è la condizione imprescindibile per rafforzare il ruolo negoziale e di soggetto confederale e generale della CGIL, nei luoghi di lavoro e nel territorio. Con i Governi intendiamo confrontarci e contrattare, in quanto portatori di interessi generali fondamentali per il Paese. La CGIL rilancia la propria contrattazione nei luoghi di lavoro e nel territorio. Una contrattazione fondata sull'inclusione, cioè sulla possibilità che tutti i soggetti del mondo del lavoro possano avere diritti e opportunità di crescita sociale e civile; sui diritti di genere; su una contrattazione sociale e territoriale quale luogo di relazione fondamentale tra diritti del lavoro e di cittadinanza e di lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Intendiamo affermare la necessità di contrattare a partire dalle figure più deboli del mercato del lavoro: precari, parasubordinati, lavoratori poveri e discontinui, giovani che vivono una condizione di debolezza sociale, lavoratori degli appalti e dei sub-appalti e che operano in condizioni di marginalità. La CGIL è impegnata per una iniziativa vertenziale sul tema degli appalti fondata sulla responsabilità sociale e solidale d'impresa, sulle tutele occupazionali nei cambi d'appalto, salvaguardando qualità dei servizi, delle opere e dei diritti contrattuali, nonché per la lotta contro il caporalato e per la legalità. Contrattare a partire dal diritto per l'insieme dei lavoratori e delle lavoratrici, pubblici e privati, ad avere un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, determinando così potere d'acquisto delle retribuzioni e diritti universali su tutto il territorio nazionale e affermando il diritto di informazione e consultazione per i processi di ristrutturazione e localizzazione produttiva. Rappresentare l'insieme delle condizioni di lavoro per ricomporre gli interessi e costruire condizioni di unità e di lotta contro ogni deriva corporativa e discriminatoria. Una nuova unità e una nuova confederalità dovranno essere i tratti distintivi della prossima stagione di conquiste per lavoratori e pensionati. Le misure adottate dai precedenti governi in materia previdenziale si sono dimostrate ingiuste e socialmente inique ed hanno comportato condizioni sociali inaccettabili per larghe fasce di lavoratori e lavoratrici, ritardando ulteriormente l'ingresso nel mondo del lavoro e la possibilità di una pensione adeguata per le giovani generazioni, oltre che penalizzazioni per i pensionati. La CGIL rivendica una profonda revisione delle attuali norme, attraverso un nuovo sistema pensionistico basato sulla flessibilità e la libertà di scelta delle persone, sulle condizioni effettive e gravose del lavoro svolto, sul riconoscimento dei tempi dedicati al lavoro di cura, alla formazione e alla riqualificazione delle persone. Sulla base di questi principi, la CGIL propone a CISL e UIL una "piattaforma rivendicativa" da portare alla consultazione dei lavoratori e dei pensionati e al confronto con il Governo. Il previsto intervento per aumentare il reddito disponibile di una parte del lavoro dipendente è una prima misura utile che va necessariamente estesa ai redditi più bassi, ai pensionati, agli incapienti, al lavoro precario. Ai fini dell'efficacia dei suoi reali effetti, questo intervento di politica fiscale va collocato in una riforma complessiva del sistema, per un riequilibrio tra i redditi fondato sull'effettiva progressività e redistribuzione. A tal fine, sono necessarie la tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, agli sprechi, alle inefficienze. Gli interventi che si stanno affermando sul mercato del lavoro continuano a perseguire una via che si è dimostrata inefficace e per molti versi fallimentare. Il futuro riordino delle norme di legge deve favorire e incentivare il lavoro stabile e qualificato e definire i diritti universali per tutte le tipologie di rapporto di lavoro. La proposta della CGIL di riforma degli ammortizzatori sociali costituisce una garanzia di sostegno al reddito per l'insieme dei lavoratori e delle lavoratrici, a prescindere dal loro rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato, nelle fasi di inoccupazione e sospensione dei rapporti di lavoro, con l'estensione della contribuzione per imprese e lavoratori. E' quindi necessario modulare la durata e la disponibilità degli ammortizzatori sociali, in raccordo con gli effettivi processi di riorganizzazione e di creazione di nuove opportunità di lavoro nell'impresa e nel territorio. Il rilancio del ruolo contrattuale del sindacato confederale deve fondarsi sulla partecipazione democratica dei lavoratori e delle lavoratrici, superando difficoltà ed errori del recente passato. Le norme che si sono affermate con i recenti accordi interconfederali e con il Testo Unico in materia di democrazia e rappresentanza devono diventare prassi dell'insieme della CGIL. Il diritto di definire piattaforme e approvare accordi da parte dei lavoratori e delle lavoratrici rappresenta un significativo avanzamento democratico nella storia del sindacato confederale italiano e pone una reale barriera contro la deriva degli accordi separati. La fase dei prossimi rinnovi contrattuali sarà determinante per l'applicazione delle norme: per questo, tutta la CGIL è impegnata affinché vi sia uno stretto e democratico rapporto tra categorie e confederazione. Presupposto fondamentale è il rafforzamento della presenza in ogni luogo di lavoro delle RSU e l'aumento degli iscritti e delle iscritte alla CGIL, oltre che l'estensione a tutti i settori delle regole in materia di democrazia e rappresentanza. Esserci e contare nei luoghi di lavoro e nel territorio è la sfida della CGIL per i prossimi anni. Anche per questo è necessario un processo di reinsediamento confederale, che faccia del territorio il luogo centrale della propria azione contrattuale e di tutela collettiva ed individuale, da cui consegue un ripensamento della struttura organizzativa, oltre che un rinnovamento anche generazionale dei gruppi dirigenti, che coniughi esperienza e capacità di interpretare i cambiamenti. Il XVII Congresso impegna il Comitato Direttivo eletto a svolgere entro il 2015 la Conferenza d'Organizzazione.
08/05/2014 21:53  Congresso Cgil / Documento 2, Nicolosi, Landini, Moccia
Documento XVII Congresso

Nicola Nicolosi, Maurizio Landini, Domenico Moccia

Lo svolgimento del XVII Congresso della CGIL è la fotografia dello stato di crisi della nostra Organizzazione.
E questo per tre ragioni:
- Solo il 17% degli iscritti ha partecipato e votato in modo palese nelle assemblee congressuali, e quindi ha avuto, teoricamente, la possibilità di ascoltare la presentazione dei documenti congressuali e degli emendamenti.
Teoricamente perché è impossibile in un'ora di assemblea fornire ai lavoratori, alle lavoratrici e pensionati gli strumenti di valutazione delle diverse posizioni, svolgere il dibattito e quindi votare.
- Lo scarto tra l'insieme dei votanti e quelli che hanno partecipato e votato gli emendamenti nelle assemblee è di circa 760mila iscritti, che si sono espressi successivamente con il voto segreto sui due documenti alternativi senza presentazione, discussione e voto sugli emendamenti.
Nel riepilogo dei dati del Congresso diffusi dalla CGIL,l'assenza di qualsiasi pronunciamento sugli emendamenti è stata considerata d'ufficio come voto contrario agli stessi. In altri termini, chi tace, dissente.
Si è così costruita una platea congressuale che non c'entra nulla con il voto degli iscritti.
-Anche prendendo per buona la media di partecipazione del 32% , risulterebbe che il 68% dei nostri iscritti non ha partecipato in nessun modo alla discussione congressuale: in nome di chi assumiamo oggi delle decisioni impegnative per i prossimi quattro anni?
Si conferma che le norme di vita interna dell'Organizzazione, al cospetto di una situazione politica, istituzionale e sociale profondamente cambiata, si configurano come una parodia dell'esercizio della democrazia che ha poco a che vedere con i soggetti che vogliamo rappresentare ma risponde alle logiche e agli assetti dei gruppi dirigenti.
Noi non siamo altra cosa. Noi siamo parte della crisi profonda della rappresentanza politica e sociale, del distacco da aree crescenti di povertà, di precarietà. In definitiva dal complesso del mondo del lavoro.
Avevamo ritenuto che fosse possibile evitare un congresso con mozioni alternative, pur mantenendo giudizi diversi sulle scelte compiute dalla CGIL in questi ultimi anni. Siamo, infatti, l'unico Paese Europeo dove è stato possibile un vero e proprio massacro sociale, senza alcun contrasto reale da parte delle Organizzazioni Sindacali.
Avevamo scelto lo strumento degli emendamenti su punti particolarmente importanti e contribuito a elaborare una premessa comune che riconosceva debolezze e limiti delle nostre scelte, proprio per favorire un libero confronto nella nostra Organizzazione.
Cosi non è stato, a partire da metodo e merito dell'accordo del 10 gennaio 2014, sul Testo Unico sulla Rappresentanza immediatamente successivo alla elaborazione dei documenti congressuali.
Il Congresso è stato stravolto, perchè il confronto auspicato nella premessa della mozione “Il lavoro decide il futuro” si è concluso prima ancora di cominciare, per l'atto compiuto dalla segretaria generale della CGIL.
Un atto che vale più di ogni documento, perchè conferma e porta a compimento le scelte di questi ultimi anni, prefigurando un modello sindacale e una idea della confederalità che non ci appartiene.
Un atto compiuto, per non fare torto alla intelligenza di ognuno di noi, nella piena consapevolezza di ciò che avrebbe determinato nella Organizzazione: si è pensato, ancora una volta, di risolvere le diverse posizioni esistenti, eliminando qualsiasi discussione preventiva, saltando qualsiasi coinvolgimento del gruppo dirigente nella elaborazione del testo conclusivo, come se si trattasse di una trattativa clandestina e di proprietà di due o tre dirigenti.
A questa scelta sono state piegate le stesse norme statutarie per renderle funzionali ad una idea gerarchica e piramidale della confederalità.
Tutte le conquiste degli anni '60 e '70, sono state cancellate e sostituite, attraverso la legislazione e gli accordi sindacali, da un assetto sociale fondato sulla precarietà, sulla disoccupazione,sullo svuotamento di significato del Contratto Nazionale, disegnando un sindacato di mercato, in linea con le esigenze di ogni singola impresa. E' a ciò funzionale la cancellazione della soggettività dei lavoratori, della democrazia, del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere sulle loro condizioni, sui loro contratti.
Nel Testo Unico sulla Rappresentanza è stato considerato naturale che le Organizzazioni Sindacali - che per altro rappresentano una minoranza dei lavoratori - possano decidere con la Confindustria, per sé e per gli altri, ruolo, funzione, esigibilità, sanzioni dei contratti, deroghe e le stesse libertà sindacali, senza che i diretti interessati abbiano potuto esprimersi e decidere.
Nel 2009, a fronte dell'accordo separato sulla struttura contrattuale, la CGIL proclamò gli scioperi generali per chiedere il referendum e lo praticò come scelta dell'Organizzazione.
La democrazia non è di proprietà delle Organizzazioni Sindacali che la esercitano a seconda delle convenienze politiche.
La democrazia è un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici da affermare per legge.
L'unità sindacale si costruisce su queste basi e non è accettabile il comportamento di CISL e UIL,peraltro sanzionato dalla Corte Costituzionale come discriminatorio della libertà sindacale negli stabilimenti FIAT.
Democrazia, unità sindacale, rappresentanza e confederalità vanno oggi riscritte: è nel vuoto di questa discussione il fallimento di questo congresso.
La confederalità non si sostanzia nella torsione autoritaria delle forme di vita interna della Organizzazione, ma esiste se è capace di esprimere, a partire dagli interessi del lavoro dipendente, un progetto generale di cambiamento della società e dell'Europa.
Oggi, a differenza del passato, è questo il collante identitario dell'Organizzazione.
Andrebbe su questo misurata la confederalità e non, come troppo spesso succede, sull'autoritarismo gerarchico, sulla pratica di atti compiuti e sull'utilizzo del voto a maggioranza nel Comitato Direttivo Nazionale come una clava per risolvere e annullare la dialettica interna.
Questo Congresso rappresenta un'altra occasione mancata per svolgere un vero confronto democratico, con il coinvolgimento reale dei nostri iscritti sulla crisi del sindacato,su come riorganizzare la rappresentanza sociale, su quali scelte rivendicative e contrattuali mettere in campo.
Una Cgil democratica che si confronta coi propri iscritti senza aspettare le scadenze congressuali, in una sintesi possibile tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa,che si fonda sul pluralismo e adotta il metodo democratico nella costruzione dei gruppi dirigenti, favorendo esplicitamente la libera competizione tra visioni di politica sindacale e tra stili di direzione, che si apre all'esterno, all'interlocuzione ed al rapporto con le molteplici esperienze di auto-organizzazione nei territori.
Una Cgil che sceglie la totale trasparenza della rendicontazione attraverso la pubblicazione on line di tutti gli introiti (da deleghe, quote di servizio, bilateralità, sistema servizi e da ogni altra eventuale forma di finanziamento) e di ogni operazione di spesa ordinaria e straordinaria;che pubblica tutte le tabelle retributive di ogni ordine e grado, a partire dal segretario generale, e predispone un'anagrafe appositamente dedicata alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi e del patrimonio di tutti i dirigenti e funzionari delle strutture. Un Sindacato che basa la sua politica delle risorse sulla responsabilità dei centri di spesa e sulla solidarietà interna e adotta un sistema di controllo interno su tutta l'attività amministrativa e gestionale anche assegnando ai segretari generali pro-tempore l'attribuzione di una specifica responsabilità di rendicontazione su base annuale e di fine mandato.
Una Cgil che si dà un Codice Etico formalizzando regole comportamentali individuali e modificando gli strumenti interni di monitoraggio, di controllo nonchè gli organismi giudicanti e sanzionatori, dotandoli di terzietà, autonomia e autorevolezza rispetto ai soggetti detentori del potere decisionale.
L'autoconservazione, l'arroccamento difensivo è una pulsione propria di tutte le grandi burocrazie: si alimenta illusoriamente proprio di fronte al crescere delle difficoltà nel rapporto con le persone che vogliamo rappresentare e che danno legittimità al nostro esistere, determinando così un vero e proprio corto circuito.
Anche di questo ci parla lo svolgimento di questo Congresso, la selezione dei delegati nel succedersi delle diverse istanze congressuali, gli atti irresponsabili e intimidatori del ricorso al parere del Collegio Statutario e le pagine a pagamento di quotidiani per attaccare personalmente un dirigente sindacale.
Per l'insieme di queste ragioni e per la chiarezza dovuta nei confronti delle lavoratrici dei lavoratori e dei pensionati, non è possibile una conclusione unitaria della mozione “Il lavoro decide il futuro”.
Il Congresso ha cambiato natura per una scelta precisa da parte della segretaria generale.
Gli emendamenti che abbiamo presentato sono inevitabilmente diventati altra cosa rispetto all'inizio dei lavori congressuali, e non sono stati oggetto di un vero confronto.
Emendamenti su capitoli fondamentali, dalla necessità di aprire una vertenza sul sistema previdenziale che preveda la flessibilità in uscita a partire dai 60anni e il ripristino delle pensioni di anzianità, il reddito minimo che sostituisce l'indennità di disoccupazione, la contrattazione con l'accorpamento di contratti e categorie, l'obiettivo della riduzione dell'orario di lavoro e la democrazia interna ed esterna alla CGIL nel rapporto con gli iscritti e con l'insieme delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il voto congressuale laddove è stato esercitato, presentando anche le nostre proposte, testimonia dell'ampiezza del consenso che abbiamo ricevuto, pur scontando il fatto deplorevole che in molte aziende esse non sono neanche state illustrate.
I temi di merito contenuti negli emendamenti e la nostra contrarietà all'accordo sul Testo Unico sulla Rappresentanza, configurano una idea diversa sul presente e sul futuro della CGIL.
Quest'idea deve continuare a vivere nella nostra Organizzazione e nel rapporto con il mondo del lavoro dipendente.

08/05/2014 21:51  Congresso Cgil / Documento 3, Cremaschi
Il fiscal compact e le politiche d’austerità di BCE e Unione Europea stanno condannando alla miseria decine di milioni di lavoratrici e lavoratori e larghe fasce sociali, tagliando salari e pensioni, diritti e occupazione, servizi e stato sociale. Occorre lottare contro questa Unione Europea, contro i suoi trattati eretti a difesa dell'interesse di banche, finanza e speculatori. Senza questa rottura non si potrà affermare la necessaria unità e solidarietà di classe delle lavoratrici e dei lavoratori d'Europa e non si potrà uscire dalla crisi.
Il congresso nazionale della Cgil promuove una mobilitazione straordinaria del mondo del lavoro a livello europeo per la rottura delle politiche d'austerità. Bisogna dare sostegno e prospettiva alle tante lotte in Europa in difesa di salari e diritti, contro le delocalizzazioni e i licenziamenti, a partire dall’adesione alla prossima manifestazione del 17 maggio contro le privatizzazioni e in difesa dei beni comuni e alle mobilitazioni relative al contro-semestre di Presidenza italiana della Ue.
Inoltre, il congresso della Cgil si oppone a qualsiasi coinvolgimento italiano a sostegno del governo reazionario di Kiev in possibili interventi, con o senza la Nato, nella questione ucraina.
In Italia, l'accordo del 10 gennaio rappresenta lo strumento per istituzionalizzare le politiche d'austerità al mondo del lavoro e con esso viene accolto e esteso il modello autoritario di Marchionne. L’accordo è in totale continuità con le intese del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013 e ne assume i principi di fondo; cioè la derogabilità dai contratti nazionali, la piena esigibilità delle intese e le sanzioni per chi li contrasta. Questo cambia la natura del sindacato, consegnando le lavoratrici e i lavoratori al dominio assoluto dell’impresa, su condizioni di lavoro e orari, salari e diritti.
La firma della Cgil è avvenuta senza alcun mandato democratico, contro la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione alla Fiom contro Fiat ed è lesiva dei valori e delle regole della stessa Cgil.
Il sistema che viene definito dal TU sulla rappresentanza non può essere praticato soltanto in parte, né emendato o corretto. L'accordo va cancellato. Il congresso nazionale della Cgil dà mandato al nuovo gruppo dirigente di aprire una vertenza generale sul tema della contrattazione e della rappresentanza, per la difesa dei diritti e delle libertà sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori. Il congresso nazionale della Cgil conferma quindi la necessità di ottenere una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacale.
Dietro la demagogia del governo Renzi si profila una vera e propria svolta autoritaria. Il progetto di revisione della legge elettorale e i tentativi di manomissione in senso reazionario della Costituzione, la crescente repressione e criminalizzazione del conflitto sociale sono il segno di una torsione autoritaria. E’ in questo quadro che, da un lato, si alimentano episodi disgustosi come quello degli applausi al congresso del Sap rivolti ai quattro poliziotti responsabili dell’omicidio di Aldrovandi; dall’altro, si arrestano con l’accusa di terrorismo quattro militanti No Tav per aver - forse! - manomesso un compressore. La Cgil aderisce e partecipa alla manifestazione in loro solidarietà il 10 maggio a Torino.
Dal punto di vista del lavoro, il governo Renzi continua l'attacco ai diritti e alle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. Dalla drastica riduzione della spesa sociale all'attacco ai dipendenti pubblici, dal contratto unico al taglio del cuneo fiscale, Renzi si appresta a imporre un'accelerazione tesa a cancellare ogni elemento di contrasto al dominio dell'impresa e del mercato. Il congresso della Cgil esprime totale avversità al decreto Renzi/Poletti denominato jobs act, con il quale si condannano milioni di lavoratrici e lavoratori a una condizione di precarietà strutturale. Il modello va contrastato nella sua complessità. Sul terreno legale, assumendo l'iniziativa dei Giuristi Democratici che hanno denunciato l'Italia per violazione delle norme comunitarie. Sul terreno sociale, costruendo una grande mobilitazione.
Il provvedimento che dovrebbe assegnare gli 80 euro ai redditi più bassi, oltre a escludere vaste fasce di mondo del lavoro, pensionati e disoccupati, non è - come vorrebbe apparire - un atto di giustizia sociale, ma parte di un disegno complessivo di riduzione drastica della spesa pubblica e sociale.
Il congresso della Cgil proclama un vero sciopero generale contro la politica economica e sociale del governo Renzi, contro le politiche del padronato, costruito attraverso un percorso di partecipazione e di definizione di una piattaforma generale del mondo del lavoro a partire da questi temi:
 
l'abrogazione della legge Fornero su pensioni e ammortizzatori sociali;
la riconquista dell'art.18;
la cancellazione dell’art.8;
un nuovo intervento pubblico in economia e la nazionalizzazione delle grandi imprese in crisi;
il reddito sociale e il salario minimo;
un piano straordinario sull'occupazione, a partire dal blocco dei licenziamenti e dalla riduzione degli orari;
la ricostruzione di una pratica rivendicativa che aumenti i salari;
contro Tav e grandi opere;
contro le privatizzazioni;
contro le spese militari, dagli F35 agli Eurofighter;
contro il jobs act e la precarietà;
contro i trattati imposti dalla Troika e dai governi italiani.

Il congresso ha reso evidente la profonda crisi della Cgil e delle sue categorie. Di fronte al precipitare della condizione dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati il gruppo dirigente ha reagito sostituendo il dispotismo al confronto, l'esclusione alla partecipazione, l'autocelebrazione al bilancio delle scelte. Si è deciso di non affrontare il tema di fondo che riguarda la ricostruzione di una teoria e una pratica rivendicativa capace di ridare senso e valore all'iniziativa sindacale.
La crisi della Cgil è crisi di idee e di cultura, di identità e di coscienza. Lo dimostra ampiamente il fatto di aver invitato Moretti e aver negato la parola ai familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio.
Questa crisi è emersa nettamente nelle assemblee di base. La partecipazione reale è stata ai minimi storici, nonostante il dato finale di votanti, assolutamente non credibile. Prova ne è che la commissione nazionale di garanzia - per la prima volta nella storia della nostra organizzazione - ha preteso di deliberare il dato conclusivo, nonostante la metà dei suoi componenti non abbia partecipato alla votazione per protesta. Il congresso nazionale della Cgil ritiene dunque di istituire una commissione paritetica d’inchiesta con il mandato di verificare la regolarità del congresso.
Infine, il congresso della Cgil riconferma la piena attualità del concetto di indipendenza del sindacato dalla politica e dal padronato e ritiene necessario che si affronti sino in fondo il tema della crisi della rappresentanza e dell'adeguatezza dei propri strumenti.
08/05/2014 21:41  Cgil, il documento conclusivo approvato dall'assemblea congressuale
Rimini, 8 maggio - “Un piano straordinario di investimenti produttivi, sostenuto anche dalla finanza pubblica, per intraprendere la via della crescita, dello sviluppo e di un rinnovato welfare per offrire nuove prospettive di lavoro e di occupazione”. Il tutto nella linea del Piano del Lavoro della Cgil, “asse strategico della sua iniziativa, nel quale sono indicate le linee innovative di intervento necessarie per confermare l'Italia come un grande paese a vocazione industriale e manifatturiere, chiamando a raccolta tutte le risorse pubbliche e private disponibili”. Così recita il documento conclusivo del XVII congresso nazionale della Cgil 'Il lavoro decide il futuro' approvato dai delegati dell'assemblea congressuale con 615 voti mentre 92 voti sono andati al documento con primi firmatari Maurizio Landini, Domenico Moccia e Nicola Nicolosi, e 19 al documento con primo firmatario Sergio Bellavita.

Il 17° congresso, come si legge nell'incipt del documento firmato da Susanna Camusso, “approva la relazione e le conclusioni del segretario generale e assume il dibattito. I contenuti della premessa e le azioni del documento congressuale 'Il lavoro decide il futuro' sono parte integrante” del documento approvato. Nel testo si legge inoltre che è “in corso un tentativo volto a ridimensionare il ruolo dei soggetti della rappresentanza sociale. Si tratta di un atto di conservazione e di indebolimento dei livelli di democrazia e partecipazione nel Paese, tanto più sbagliato, a maggior ragione di fronte alle discutibili ipotesi di riforme istituzionali attualmente in discussione, in quanto la Cgil non ha mai fatto venire meno la spinta al cambiamento. Pur nella condizione di pesante crisi abbiamo difeso il lavoro”. Per la Cgil, inoltre, “la contrattazione è la condizione imprescindibile per rafforzare il ruolo negoziale e di soggetto confederale e generale della Cgil, nei luoghi di lavoro e nel territorio. Con i governi intendiamo confrontarci e contrattare, in quanto portatori di interessi generali fondamentali per il Paese”.

Il sindacato di corso d'Italia rilancia “la propria contrattazione nei luoghi di lavoro e nel territorio. Una contrattazione fondata sull'inclusione, cioè sulla possibilità che tutti i soggetti del mondo del lavoro possano avere diritti e opportunità di crescita sociale e civile, sui diritti di genere, su una contrattazione sociale e territoriale quale luogo di relazione fondamentale tra diritte del lavoro e di cittadinanza e di lotta alla povertà e all'esclusione sociale”. Contrattare a partire dalle figure più deboli del mercato del lavoro, insieme ad “una iniziativa vertenziale sul tema degli appalti”. Quanto alle pensioni, nel documento approvato si legge: “La Cgil rivendica una profonda revisione delle attuali norme, attraverso un nuovo sistema pensionistico basato sulla flessibilità e la libertà di scelta delle persone, sulle condizioni effettive e gravose del lavoro svolto, sul riconoscimento dei tempi dedicati al lavoro di cura, alla formazione e alla riqualificazione delle persone”. Sulla base di questi principi, “la Cgil propone a Cisl e Uil una piattaforma rivendicativa da portale alla consultazione dei lavoratori e dei pensionati e al confronto con il governo”. Circa l'intervento del governo sull'Irpef, si precisa che “va collocato in una riforma complessiva del sistema, per un riequilibrio tra i redditi fondato sull'effettiva progressività e redistribuzione. A tal fine, sono necessarie la tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, agli sprechi, alle inefficienze”.

Sul tema lavoro, la Cgil sostiene che gli interventi del governo “continuano a perseguire una via che si è dimostrata inefficace e per molti versi fallimentare” mentre il futuro riordino legislativo “deve favorire e incentivare il lavoro stabile e qualificato e definire i diritti universali per tutte le tipologie di rapporto di lavoro”. Inoltre la proposta della Cgil di riforma degli ammortizzatori sociali “costituisce una garanzia di sostegno al reddito per l'insieme dei lavoratori a prescindere dal loro rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato, nelle fasi di inoccupazione e sospensione dei rapporti di lavoro, con l'estensione della contribuzione per imprese e lavoratori”. Infine, un passaggio sul Testo Unico, e sui recenti accordi interconfederali, che, si legge nel documento, “devono diventare prassi dell'insieme della Cgil. Il diritto di definire piattaforme e approvare accordi da parte dei lavoratori rappresenta un significativo avanzamento democratico nella storia del sindacato confederale e pone una reale barriera contro la deriva degli accordi separati. La fase dei prossimi rinnovi contrattuali sarà determinante per l'applicazione delle norme: per questo, tutta la Cgil è impegnata affinché vi sia uno stretto e democratico rapporto tra categorie e confederazione. Presupposto fondamentale è il rafforzamento della presenza in ogni luogo di lavoro delle Rsu e l'aumento degli iscritti e delle iscritte alla Cgil, oltre che l'estensione a tutti i settori delle regole in materia di democrazia e rappresentanza”. Ultimo punto del documento legato all'organizzazione. “Esserci e contare nei luoghi di lavoro e nel territorio è la sfida della Cgil per i prossimi anni. Anche per questo è necessario un processo di reinsediamento confederale, che faccia del territorio il luogo centrale della propria azione contrattuale e di tutela collettiva ed individuale, da cui consegue un ripensamento della struttura organizzativa, oltre che un rinnovamento anche generazionale dei gruppi dirigenti, che coniughi esperienza e capacità di interpretare i cambiamenti. Il XVII Congresso impegna il Comitato direttivo eletto a svolgere entro il 2015 la Conferenza d'Organizzazione”.
08/05/2014 21:13  Cgil: i delegati votano i documenti politici
Dopo aver approvato la composizione delle varie commissioni, con il voto dei documenti politici da parte dei delegati, si sono conclusi gli adempimenti del XVII congresso nazionale della Cgil. Il documento politico “Il lavoro decide il futuro”, con prima firmataria Susanna Camusso ha ottenuto 615 voti. Il documento con primi firmatari Nicolosi, Landini e Moccia” ha ottenuto 92 voti. Il documento con primo firmatario Giorgio Cremaschi ha ottenuto 19 voti. Gli astenuti sono stati due.
08/05/2014 19:15  Cgil: il voto del congresso alle tre liste per il direttivo
I 953 delegati al congresso nazionale hanno votato il direttivo nazionale: 747 si sono espressi per la lista 1 (80,5%), primo firmatario Susanna Camusso, 155 hanno votato la lista 2 (16,7%), primo firmatario Ciro D'Alessio, 26 sono stati i voti per la lista 3 (2,8%), primo firmatario Sergio Bellavita. Diciannove sono state le schede bianche, mentre 6 delegati non hanno espresso il voto.
08/05/2014 16:26  Camusso, nostri bilanci tutti pubblici
"Un bilancio consolidato non viene pubblicato perché non lo abbiamo. Per questa banale ragione: per legge dello Stato noi siamo tanti centri di costo autonomi e pubblichiamo i bilanci di ogni singolo centro". Così, nell'incontro con la stampa termine del Congresso di Rimini, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha replicato a chi le chiedeva un commento sulla richiesta del premier, Matteo Renzi, di maggiore trasparenza del sindacato attraverso la pubblicazione di un bilancio consolidato.
08/05/2014 14:25  Camusso: si parla troppo di segretari serve più collegialità, altro che primarie
La confederalità è dibattito collettivo, non è questione di segretari generali: “ altro che primarie, sarei anzi per ridimensionare il ruolo del segretario generale”. Lo ha detto Susanna Camusso al congresso Cgil. “Capisco chi ci chiede di chiuderci in una stanza e metterci d'accordo, capisco anche la logica di affetto verso l'organizzazione alla base di questa richiesta, ma l'idea che alcuni segretari decidano tutto non mi appartiene, bisogna individuare i luoghi della discusione collettiva e questo luogo è il direttivo della Cgil”.
“Si parla troppo di segretari generali, è una questione di comunicazione, io sarei piuttosto per ridimensionare il ruolo del segretario generale a favpra di una maggiore collegialità, altro che primarie – ha sottolineato – Abbiamo avuto nella nostra storia segretari aggiunti o vicesegretari proviamo a pensarci non per rappresentare aree che si fossilizzano, ma la diversità del mondo del lavoro. Per questo è urgente la Conferenza di organizzazione, che deve essere non un affare di organizzatori ma un straordinario momento di politica collettiva”, ha concluso Camusso



08/05/2014 14:13  Cgil: chiuso intervento Camusso su note 'Bella ciao'
Si è appena concluso il discorso finale di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, al XVII congresso nazionale di Rimini. Subito applausi, poi le note di "Bella Ciao".
Aggiornato al 30/09/2016 19:04:56
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Approfondimenti
08/05/2014 22:23  Susanna Camusso confermata alla guida della Cgil
Il nuovo comitato direttivo della Cgil, appena eletto dal XVII congresso, ha confermato Susanna Camusso alla guida del sindacato di Corso d'Italia. Su 151 aventi diritto, votanti 143, 105 sì, 36 no, astenuti due. E' l'ultimo atto dell'assise che si è svolta dal 6 all'8 maggio al Palacongressi di Rimini alla presenza di oltre 900 delegati.
08/05/2014 18:55  Tutte le anime del lavoro nella casa comune Cgil
È vestita di rosso, Susanna Camusso, quando va alla tribuna per chiudere il XVII Congresso della Cgil. Il rosso, simbolo antico di speranza, simbolo di appartenenza, colore di quelle due parole, “compagne e compagni”, che il segretario generale della Cgil pronuncia subito, non casualmente – viste le “statistiche” apparse in questa giorni sui media – all’inizio del suo intervento.

Un discorso che è partito subito dal tema, discusso non solo a Rimini, dello stato di salute della Cgil, tema spesso adoperato in maniera strumentale, come se il sindacato fosse un organismo alieno, estraneo alla realtà in cui vive.

La Cgil non è il partito liquido di Renzi o Grillo, è un sindacato, il più grande sindacato dei lavoratori. Se il lavoro non c’è, se aumentano i disoccupati, “la Cgil non può stare bene”. Il punto di partenza di qualsiasi sensata discussione sul lavoro e la sua rappresentanza non può essere che questo: la grande trasformazione, “già avvenuta”, che ha cambiato in profondità il paese, la sua struttura produttiva, divorando e precarizzando il lavoro. Una trasformazione che ha interessato, con l’economia, la sfera stessa della politica. E che non ha prodotto solo l’eclisse della concertazione – finita da tempo, come si è ricordato più volte – ma degli interlocutori di sempre del sindacato: novità – non certo positiva – nella già cattive nuove della crisi.

Si è chiusa un’epoca. Ma questo, se significa interrogarsi sulla scatola degli attrezzi del sindacato, non mette in discussione, anzi dà più forza all’idea di un Piano del lavoro: alla proposta che la Cgil ha lanciato nella conferenza di programma dei primi del 2013.

È il lavoro il paradigma della crescita: “O si crea lavoro o la crescita non ha senso”. E creare lavoro, appunto, significa rimettere in moto gli investimenti pubblici da un lato, puntare con forza alla dimensione territoriale dall’altro: produrre un circolo virtuoso in cui le domande dei cittadini possano mettere in moto – si pensi al ciclo dei rifiuti – le occasioni per la nascita di imprese, ricerca e occupazione. Condizione prima – fatto non secondario – per l’emergere di un modello culturale diverso da quello, dominante, del consumo come condizione dell’identità della persona. Questo è il Piano del lavoro: un’idea di cittadinanza, oltre che di sviluppo, capace di porre un argine al progressivo impoverimento del paese, dare gambe alla lotta contro le crescenti diseguaglianze e invertire il pessimo trend delle regioni meridionali.

Un’impresa complessa, com’è evidente, che richiede un sindacato forte e radicato. “Vorrei ricordare – ha osservato Camusso pensando all’accordo Buozzi-Mazzini del settembre ’43 – che uno dei primissimi atti dell’Italia già liberata fu la ricostituzione delle Commissioni interne. Quando si dice che i permessi sono un costo e bisogna tagliare, si afferma un teoria più generale: è la democrazia, considerata un costo, che bisogna tagliare!”. I grandi cambiamenti – come insegna la storia delle lotte operaie, fattore decisivo delle trasformazioni dell’organizzazione del lavoro – sono il frutto della democrazia, della valorizzazione dei saperi diffusi, non “della mente illuminata dei gruppi dirigenti”. È da qui che si deve partire per la ricostruzione dei legami di solidarietà. “La destrutturazione del lavoro non è stata un fatto transitorio”. E se il precariato è così vasto e diffuso, il tema dei diritti universali è assolutamente centrale. “Si può fare tutto per legge? Tutto questo non pone problemi nuovi anche per la struttura contrattuale così come l’abbiamo immaginata?”. Bisogna provare a sperimentare, allora, senza avere paura di mettere in discussione vecchi schemi.

E di uno schema consolidato, è parso dire Camusso, sembra essere anche il modo in cui – il riferimento era all’intervento di Maurizio Landini – è stata affrontata la vertenza delle pensioni proposta nella relazione introduttiva. “Si può pensare di Cisl e Uil tante cose, ma davvero si crede sia possibile una vertenza della sola Cgil?”. Le parole dette da Bonanni e Angeletti “sono un avanzamento importante”, non si può far cadere nel vuoto la loro disponibilità. Così come non si può ritornare – sempre a proposito di pensioni – al punto di partenza: la strada è quella di una vertenza capace di costruire un prospettiva solidale, il traguardo di una pensione decente per tutti.

Il rischio dello schematismo, ancora, è presente anche in alcune delle riflessioni sul salario minimo. La soluzione non può essere quella di perseguire l’obiettivo ognuno nel proprio paese, la soluzione è una norma europea: “Costruire un punto minimo che valga per tutta l’Europa, che sottragga alle multinazionali la possibilità di fare dumping”. Una questione, com’è evidente, che rimanda al tema della contrattazione inclusiva e del lavoro povero, lungamente affrontato nella relazione introduttiva. E insieme, su un altro versante, della contrattazione sociale, decisiva per il Mezzogiorno e l’articolazione del Piano del lavoro.

È una situazione inedita, in conclusione, quella in cui si sviluppa oggi l’iniziativa del sindacato. Un contesto che chiede “di cambiare, di scommettere sull’innovazione, di decidere in che verso andare partendo dagli strumenti che abbiamo a disposizione”. Fondamentale, guardando appunto alla strumentazione, il Testo unico sulla rappresentanza. “Ci siamo confrontati – ha ricordato Camusso – e abbiamo fatto la consultazione”. Ora non si può continuare all’infinito. In Cgil si è sempre discusso, si continua a discutere anche del ’75 e dell’accordo sul punto unico di contingenza. “Adesso occorre un passo avanti. Bisogna sapere che ci sono degli accordi che vanno applicati, nel caso specifico da estendere ad altri settori. Poi possono sempre essere migliorati”. Nella consapevolezza, anche qui, che qualcosa è cambiato: che “c’è tutto un campo in cui lavorare: l’elezione delle Rsu e l’affermazione della Cgil”. “E sapendo che c’è un’etica dell’organizzazione. E' lo Statuto confederale”.

Democrazia, partecipazione, modalità della discussione all’interno della Cgil, formazione delle decisioni. Anche qui il sindacato di Corso d’Italia non deve adeguarsi allo stile dominante, al leaderismo e alla personalizzazione della politica. “Non è vero che esisti solo se sei segretario generale”. Non sono le primarie, se la vita democratica dell’organizzazione ha necessità di essere arricchita, la strada giusta. “Noi pensiamo piuttosto a una riduzione del ruolo del segretario generale, a una maggiore responsabilità collettiva”. Che è il modo migliore “di interpretare le tante anime del mondo del lavoro”: le tante anime che da sempre dànno forza, ricchezza alla “casa comune” della Cgil.
08/05/2014 18:30  Cgil: il voto del congresso alle tre liste per il direttivo
I 953 delegati al congresso nazionale hanno votato il direttivo nazionale: 747 si sono espressi per la lista 1 (80,5%), primo firmatario Susanna Camusso, 155 hanno votato la lista 2 (16,7%), primo firmatario Ciro D'Alessio, 26 sono stati i voti per la lista 3 (2,8%), primo firmatario Sergio Bellavita. Diciannove sono state le schede bianche, mentre 6 delegati non hanno espresso il voto.
08/05/2014 16:13  «Il nostro orizzonte sono i giovani»
“Il nostro obiettivo è l’innovazione. Siamo un’organizzazione complessa, con età anagrafiche e rappresentanze diverse. Sicuramente il nostro orizzonte sono i giovani: il segretario generale della Camera del lavoro di Treviso ha meno di trent’anni, lo stesso è per la segretaria generale del settore trasporti di Bari. L’impegno della Cgil è che anche le grandi strutture dirigenziali, come le segreterie regionali o di categoria, escano dalla ‘mono-generazione’ e si mescolino di più”. È per i giovani il primo passaggio del segretario generale della Cgil Susanna Camusso nell’incontro con la stampa, avvenuto nel primo pomeriggio a Rimini in conclusione del XVII Congresso della Cgil.

“Dobbiamo presentare più giovani, dare loro maggiore visibilità” ha aggiunto: “non come ‘fiore all’occhiello’, per lavarci tutti la coscienza, ma come modalità che determina cambiamenti. E per favorire questo processo chi sta oggi in prima fila dovrebbe fare un passo a lato o scivolare un paio di file indietro”. Sempre in chiave di organizzazione interna, Camusso ha detto di non condividere “la generale e progressiva tendenza alla personalizzazione e alla leaderizzazione: la Cgil deve dare invece un segnale opposto, di collegialità e di minore preminenza delle figure individuali. In questo senso, credo si possa anche riconsiderare il ruolo del segretario generale, pensando a forme di direzione ancora più collettive”.

Uno dei temi ricorrenti del Congresso è stata la qualità della contrattazione. “Siamo convinti – ha detto ancora Camusso – che la trasformazione dell’impresa passi per la trasformazione delle condizioni dei lavoratori. Per questo, abbiamo insistito in queste nostre assise sulla centralità della contrattazione, e sul fatto che essa è anche strumento fondamentale, ovviamente assieme alla legge, di contrasto alla precarietà”. Analoga importanza ha avuto nel dibattito congressuale l’accordo sulla rappresentanza del gennaio scorso: “il Testo unico adesso va applicato – ha precisato la leader Cgil -. Dobbiamo costruire nei luoghi di lavoro i sistemi di rilevazione delle deleghe, raccogliere i voti delle Rsu che poi determineranno le quote di rappresentanza, il cosiddetto ‘indicatore’. L’applicazione, insomma, è ora compito dei diversi contratti collettivi nazionali. Un altro aspetto è quello dell’estensione dell’accordo ad altre associazioni di rappresentanza delle imprese, come la Confcommercio - con cui la discussione si è già avviata -, il mondo della cooperazione e del terziario”.

Alcuni spunti, ovviamente, hanno riguardato il rapporto con partiti e movimenti. “Grillo e Renzi teorizzano la politica ‘liquida’: noi siamo decisamente per il contrario, anche perché è difficile organizzare il lavoro se non si è radicati tra i lavoratori” ha detto inoltre Camusso. Aggiungendo, in un altro passaggio su Renzi, che “nello schema del Partito socialista europeo l’idea del dialogo sociale, e delle relazioni con i soggetti collettivi, è centrale. Se il Pd guarda all’Europa come modello, come appunto sostiene, credo debba tenerne conto”. Infine, ha anche dedicato una battuta alla polemica sulla presunta mancata pubblicazione dei bilanci: “non abbiamo un bilancio generale, ma tanti centri di costo autonomi, e come prevede la legge ognuna di queste strutture ha una propria amministrazione e un proprio bilancio. E questi sono tutti pubblici. Di questa polemica, dunque, non riesco a capire proprio il fondamento”. (mt)
08/05/2014 14:40  Camusso: dal congresso proposte vere, lavoro e solidarietà
RIMINI - Il Congresso “ha dato l’idea che da domani possiamo avviare la mobilitazione per gli ammortizzatori in deroga, aprire la vertenza sugli appalti, proporre una vera legge sull’evasione fiscale, costruire un'autentica solidarietà fra i lavoratori. L’idea, insomma, che sappiamo bene che vicende come quelle della Fiat e dell’articolo 8 pesano come macigni su di noi, ma abbiamo anche costruito tanto altro”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel suo discorso conclusivo al XVII congresso della confederazione.

Un discorso cominciato con il richiamo a un senso di appartenenza (“continuiamo a chiamarci compagne e compagni”) nel quale il leader della confederazione ha toccato tutti i temi affrontati nella tre giorni congressuale. “Se il sindacato non sta bene, quando c'è tanta disoccupazione, c'è bisogno di solidarietà interna. Abbiamo bisogno di essere casa comune e non un appartamento. Quel luogo in cui ci si sente parte prima della Cgil e poi della categoria. Se il lavoratore è in difficoltà, lo è indipendentemente dal lavoro che fa”.

La Cgil “il codice etico lo ha: è lo Statuto dell'organizzazione”, ha aggiunto. “Non possiamo essere un'organizzazione dove se i risultati sono quelli che ci aspettiamo è tutto bello e trasparente, altrimenti se i risultati divergono dalle nostre aspettative insorgono dei dubbi. C'è un punto politico indiscutibile: la confederalità non può esistere se non si riconoscono i luoghi collettivi e non si trova tra di noi un punto d'incontro. C'è bisogno di grande unità nella nostra organizzazione, dove a decidere non siano solo due o tre dirigenti per tutti gli altri. Quel modello non mi appartiene, perché per decidere ci vogliono luoghi collettivi e il luogo collettivo principale è il direttivo della Cgil”.

Non manca un riferimento al Piano del lavoro, “è la proposta che abbiamo costruito, quello dovrebbe essere il contenuto delle lettere del Presidente del Consiglio. Non stiamo proponendo una via facile - prosegue in un passaggio applaudito - perché di vie facili non ce ne sono. Dobbiamo inventare cose nuove e il congresso ha cominciato a farlo”.

Sulla riforma delle pensioni, invece, “possiamo mantenere le nostre opinioni rispetto al passato, poi gli storici diranno. Ma sul futuro dobbiamo essere d'accordo: le ferite aperte con Cisl e Uil bruciano ancora, ma pensate che possiamo fare una battaglia da soli, senza subire nuovamente una bruciante sconfitta? Dobbiamo porci il tema del confronto, la necessità di ricostruire obiettivi comuni, ricordando a noi stessi che quelle organizzazioni non sono solo i loro segretari generali”.

La confederalità è dibattito collettivo, non è questione di segretari generali: “Altro che primarie, sarei anzi per ridimensionare il ruolo del segretario generale”, frase che ha ricevuto molti applausi. “Capisco chi ci chiede di chiuderci in una stanza e metterci d'accordo, capisco anche la logica di affetto verso l'organizzazione alla base di questa richiesta, ma l'idea che alcuni segretari decidano tutto non mi appartiene, bisogna individuare i luoghi della discussione collettiva e questo luogo è il direttivo della Cgil”. (rassegna.it)
08/05/2014 12:59  Camusso, continuiamo a chiamarci compagni
"Vorrei smentire subito la notizia uscita su qualche giornale che noi avremmo censurato i termini 'compagne e compagne'. Noi continiamo a usare queste parole, che segnano il nostro senso di appartenenza". A dirlo è il segretario genrale della Cgil, Susanna Camusso, iniziando così il suo discorso conclusivo al XVII congresso della Cgil.

Il Palacongressi di Rimini ha ospitato un confronto vero, con 953 delegati, oltre 1.600 invitati, 200 ospiti, un centinaio tra giornalisti, fotografi e operatori e circa 70 relatori. In tarda mattinata si sono concluse le operazioni di voto per eleggere il nuovo comitato direttivo. Al termine del suo intervento, la segretaria generale incontrerà la stampa.
08/05/2014 12:35  Cgil: ultimi interventi, seguono le conclusioni di Camusso
Sono in corso gli ultimi interventi del dibattito del XVII congresso della Cgil. Seguiranno le conclusioni della segretaria generale Susanna Camusso. Nel frattempo stanno anche terminando le operazioni di voto per eleggere il nuovo comitato direttivo. Al termine del suo intervento, la segretaria della confederazione incontrerà la stampa. Nel suo discorso, Camusso tirerà le fila di una discussione politica vera e appassionata, ricca di analisi e proposte, che ha coinvolto in questi giorni i 953 delegati e nei mesi scorsi migliaia di iscritti.
08/05/2014 12:21  Tutti i numeri del Congresso
Una grande macchina che gira a pieno regime. E’ questo ciò che viene da pensare mentre si percorrono le affollate sale del Palacongressi di Rimini durante le giornate del XVII congresso nazionale della Cgil.

Un’idea rafforzata anche dal fatto che quello che si sta svolgendo nel grande e avveniristico edificio di vetro e cemento a poche centinaia di metri dall’Adriatico è soltanto l’ultimo atto di un percorso lungo e articolato. Un dibattito vero e intenso, fatto di oltre 40 mila assemblee in sei mesi, con 1,7 milioni di iscritti coinvolti e più di 200 mila lavoratori e lavoratrici intervenuti.

In rappresentanza dei circa 5.700.000 iscritti della Cgil, a Rimini, ci sono 953 delegati. Vengono da ogni parte d’Italia e nella sala più grande stanno seduti su dei banchi rossi, nelle prime file. Quando alzano le deleghe tutti insieme per votare danno vita a una selva di braccia.

Dietro di loro, altre file di sedie, che accolgono gli oltre 1.600 invitati e i 200 ospiti. In tutto, quasi tremila sguardi puntati sul grande palco rosso. Dietro il leggio in tre giorni si sono alternati circa 70 relatori. Tre giorni di discussioni, di un confronto serrato, che ha riempito i taccuini di un centinaio tra giornalisti, fotografi e video operatori.

Nelle pause dei lavori, tutte queste persone affollano i corridoi, le sale più piccole, le scale mobili e gli stand. Tutto però sembra funzionare alla perfezione, anche e soprattutto grazie ai 150 volontari, che hanno permesso alla macchina di avanzare senza grossi scossoni.
08/05/2014 09:50  Congresso Cgil, ripresi i lavori
Sono ricominciati stamani a Rimini i lavori del XVII Congresso nazionale della Cgil. In corso gli interventi dei delegati, per le ore 14 è prevista la conclusione del segretario generale Susanna Camusso. Sempre dalla prima mattinata sono anche cominciate le votazioni per l’elezione del nuovo direttivo (sulla base di tre liste), cui seguirà l'elezione del segretario generale. Nel suo discorso Camusso tirerà le fila di una discussione politica vera e appassionata, ricca di analisi e proposte, che ha coinvolto in questi giorni i 953 delegati e nei mesi scorsi migliaia di iscritti. La leader sindacale, inoltre,risponderà anche alle critiche della minoranza e farà chiarezza sugli obiettivi di rinnovamento del sindacato.  
07/05/2014 17:27  «La libertà delle donne è democrazia»
“La libertà delle donne è metro della democrazia e non ci stancheremo mai di dire che solo nel rispetto e nella libertà delle donne staremo meglio tutti”, lo ha detto Susanna Camusso, Segretario generale della CGIL nella relazione che ha aperto il XVII Congresso della CGIL a Rimini. Il tema della parità di genere è stato più volte protagonista degli interventi di delegati e delegate in corso sul palco del Palacongressi. “Libertà, non omologazione, né nel vestire, né nel pensiero, né nel lavoro” ha proseguito Camusso, ricordando come metà del mondo è ancora considerata “corpo”, senza mente, “se si ribella alla proprietà – ha detto - , al diventare oggetto, va dominato, piegato. Se non si rassegna, eliminato”.

“Possiamo immaginare un vulnus alla libertà e alla democrazia più profondo di questo?” ha chiesto Camusso dal palco di Rimini, e ha aggiunto “noi che ci ribelliamo alla schiavitù perché è possesso dei corpi, lesione del diritto di cittadinanza, possiamo invece accettare una schiavitù apparentemente senza catena, ma che violenta e uccide ogni giorno?”.

La strada da fare in termini di libertà delle donne è “ancora lunga”. La democrazia paritaria negata in Parlamento, ha spiegato Camusso, “è il segno sull’arretratezza di quell’aspetto fondamentale della partecipazione e della rappresentanza che è saper essere specchio della realtà, non fermarsi alla difesa di chi c’è”. La Contrattazione, ha detto Camusso deve essere “inclusiva anche per questa metà del mondo, per la quale dobbiamo imparare a contrattare, vedere le differenze e rappresentarle”.

Il numero uno di Corso d'Italia ha poi denunciato il silenzio che troppo spesso cala sul femminicidio, tema ripreso nel saluto di Nina Daita, responsabile delle politiche di disabilità della CGIL che ha lamentato l'assenza di un osservatorio istituzionale sull’omicidio di genere. “Oggi come ieri – ha affermato - la Cgil propone azioni concrete contro ogni tipo di violenza o discriminazione. Ci proviamo per riscoprire tutti insieme, in questa società un po’ malata, i valori della solidarietà e del rispetto. La dignità – ha avvertito Daita - non è solo un valore, ma va affrontata con educazione, rispetto e tolleranza e va affermata in tutti i soggetti”. "Lavoriamo - ha concluso -, lavoriamo tutti insieme per la libertà, per la giustizia, per l'uguaglianza. Solo così riusciremo a cogliere il compito che ci ha assegnato la storia".

Rosanna Dettori, Segretario Generale della FP CGIL, ha puntato l'attenzione sulla “vergognosa” proposta di legge del governo spagnolo in tema di maternità: “una scelta agghiacciante – ha detto - , un vero e proprio attacco frontale alla libertà, alla dignità e all’integrità delle donne (e degli uomini) sul quale, io penso, questo congresso deve pronunciarsi con nettezza, senza mezzi termini”. Una proposta di legge, ha proseguito Dettori “mossa esattamente da ciò che è alla base di ogni fenomeno di violenza sulle donne, compreso quello drammatico del femminicidio: la considerazione della donna come incapace di decidere in autonomia, in libertà, come corpo di cui disporre”.

“C’è da chiedersi perché lo Stato Italiano, che garantisce un appendicectomia come livello essenziale di assistenza non vuole occuparsi di prevenire quelle lesioni, quelle cicatrici e di evitare le decine e decine di vittime che ogni anno si registrano. E' urgente – ha aggiunto Dettori -, che il nostro Paese si adegui alle direttive europee che raccomandano da ormai 15 anni l’istituzione dei centri antiviolenza in ogni città”. La dirigente sindacale auspica per l'Italia “una legge che istituisca una rete capillare di centri antiviolenza in ogni comunità e che realizzi quei 7.500 posti letto necessari per rispettare i parametri che l’Europa ci indica e che affidi al pubblico la responsabilità di proteggere e garantire vita e libertà ad ogni donna italiana”. A tale proposito la dirigente sindacale ha annunciato lo slogan che accompagnerà la piattaforma rivendicativa della funzione pubblica sul tema della violenza di genere: 'Basta menate. Centri antiviolenza in ogni città'.
07/05/2014 15:53  Cgil a Poletti: non basta l'ascolto, vogliamo contrattare
“La Cgil pretende, come credo tutte le parti sociali del Paese, di poter contrattare e non solamente di essere ascoltata. Poi ovviamente le decisioni finali spettano al governo”. Il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, replica al ministro del Lavoro Giuliano Poletti che stamani, a margine del congresso di Rimini, ha rilevato: “E' un dato normale, fisiologico della democrazia: ascolto, discussione, decisione”.

“Sia chiaro - replica Solari - noi non vogliamo difendere l'esistente, ci sono molte cose che non vanno e tante che devono essere cambiate. Da parte nostra non c'è alcun diritto di veto, non lo abbiamo mai avuto. Però abbiamo il diritto di contrattare e non di essere semplicemente ascoltati”.

"Abbiamo - prosegue Solari - una rappresentanza, rappresentiamo interessi specifici: non possiamo sostituirci al governo ma abbiamo il diritto di rappresentare, ed eventualmente lottare, per affermare il nostro punto di vista. Il sindacato per sua natura contratta, noi questo lo vogliamo fare con tutti, anche con il governo. Ma questo non vuol dire che vogliamo sostituirci a questo", conclude.
07/05/2014 12:38  Standing ovation per Lami, Rsu di Piombino
Applausi scroscianti dalla platea congressuale di Rimini per Mirko Lami, Rsu di Piombino che, in un intervento appassionato, ha chiesto unità al sindacato e di non lasciar morire il polo industriale toscano. Lami è stato poi abbracciato dalla segretaria generale Susanna Camusso, di fronte alla standing ovation della platea.



“Sono Mirko Lami, operaio della Lucchini dal 1986, ho una busta paga di 1.300 euro, sono delegato da trent’anni, e mi hanno detto che sono infettato dalla ‘pesta rossa’. Come dice mio fratello, meglio essere infettati dalla peste rossa che dalla peste nera”. Ha esordito così, polemico e un po' commosso, suscitando emozione nell’intera platea.

L’operaio, dopo la sua partecipazione il 1 maggio scorso alla trasmissione “Servizio Pubblico”, condotta da Michele Santoro su La7, è stato oggetto di un post sul blog di Beppe Grillo: “in questi giorni mi sono arrivati migliaia di insulti, ma io vado avanti. Ho invitato Grillo a un confronto sulla siderurgia, mi auguro succeda. Ma invito anche Renzi allo stesso confronto: che vada avanti nel suo progetto, ma discuta con i lavoratori e con i sindacati. Soprattutto vada avanti con l’accordo di programma, porti la Costa Concordia a Piombino e non in Turchia, non spenga il primo altoforno sul mare d’Europa, l’unica fabbrica italiana a produrre rotaie di alta qualità”.

In conclusione, Lami ha anche lanciato un appello alla Cgil: “dobbiamo difendere i lavoratori, riportare a tutti quei diritti che lentamente stiamo perdendo. Ma dobbiamo essere uniti, aiutarci come si sono aiutati i nostri vecchi nel dopoguerra, altrimenti i lavoratori non ci capiscono. Oggi viviamo una fase difficile, nella politica e nell’economia, e possiamo superarla solo restando uniti. Noi abbiamo trovato un mondo bello, facciamo in modo che anche i nostri figli trovino il nostro stesso mondo”.
07/05/2014 12:29  «Cgil grande organizzazione. Confronto, ma poi decidiamo»
RIMINI - “Saremo felici di trovare alleati lungo la strada del cambiamento, ma il governo deve fare presto perché c'è un pezzo d'Italia che non ne può più”. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti conferma l'atteggiamento di un governo che vuole decidere, ma non punta a rinfocolare le polemiche tra l'esecutivo e la Cgil e nella seconda giornata dei lavori congressuali dell'organizzazione, mentre si svolge il dibattito fra i delegati, fa alcuni distinguo. “Ho letto la relazione introduttiva di Susanna Camusso – dice a margine dell'assise – e non parla di 'distorsione', bensì di 'torsione democratica': bisogna dare il significato vero alle parole”. Quanto alla concertazione, “il ministro incontra le parti sociali, discute, ascolta, valuta e poi, come è naturale che sia, è il governo che si prende la responsabilità totale delle decisioni che deve assumere”.

In ogni caso la presenza del ministro è un segnale di attenzione verso il sindacato: “Sono venuto qui – afferma – perché è un impegno che avevo assunto. Avrei voluto esserci ieri, ma c'era il vertice dei ministri del Lavoro dell'Ocse, quindi ho deciso di venire oggi a salutare il segretario: la Cgil è una grande organizzazione che rappresenta i lavoratori e i pensionati italiani e il ministro del Lavoro inevitabilmente e io aggiungo, giustamente, deve confrontarsi”. Ancora sui rapporti con la Cgil, “da domenica scorsa a oggi non è cambiato nulla, non sono intervenuti fatti significativi. Per quel che ci riguarda la musica è già cambiata, fissiamo in maniera precisa tempi e obiettivi e li rispettiamo. Non metto la responsabilità su altri - ha però precisato a quanti gli chiedevano un commento alle parole del premier Renzi - il governo fa le sue cose”.

“Non abbiamo chiesto il permesso a nessuno - ha precisato ancora Poletti, riferendosi alle misure su lavoro e fisco - ma è un dato normale, fisiologico della democrazia: ascolto, discussione, decisione. Non facciamo niente contro nessuno, facciamo le cose che pensiamo siano utili ai cittadini italiani. Io non chiedo a nessuno di fare passi da nessuna parte, credo che il governo faccia bene a tenere la propria posizione di merito e la propria modalità di funzionamento. In Italia c'è bisogno di decisione". A chi gli domandava se potesse configurarsi una guerra fredda con i sindacati, “non credo – risponde Poletti – che si inneschino guerre fredde o calde di nessuna natura. Ci sono valutazioni e scelte che il governo fa, di metodo e di merito. Su queste scelte è del tutto legittimo che si sia d'accordo o no, ma nonè il fatto che ci sia o non ci sia l'accordo che deve portarci a decidere".

Camusso ha chiesto un intervento sulle pensioni e su questo terreno potrebbe esserci un primo punto di incontro: “E' un tema delicato e complicato che il governo intende affrontare mettendo come primo punto il tema esodati”, afferma il ministro: “Oggi spero di riuscire a chiarire questo punto rispetto alla platea”. Più in generale rispondendo alla Cgil che chiede una revisione del sistema previdenziale, “abbiamo davanti un periodo di ascolto, alla fine faremo una sintesi di quello che è emerso e prenderemo le decisioni". Anche per quel che riguarda la riforma del lavoro “siamo in un periodo di ascolto: sentiremo tutti, faremo la sintesi di ciò che sarà emerso e alla fine valuteremo”.
06/05/2014 20:05  Lavoro, contrattazione, solidarietà: la parola ai delegati
Sono "l'anima" del congresso, i 953 delegati del XVII congresso Cgil. A loro spettano le decisioni conclusive delle assise di Rimini e a loro abbiamo chiesto un giudizio sui temi congressuali, dal lavoro precario alle pensioni, al fisco, che hanno contrassegnato sei mesi di discussioni più o meno animate e che caratterizzeranno l'azione della Confederazione nel prossimo futuro.

"Il lavoro prima di tutto". Lo slogan Cgil è stato fatto proprio da tanti delegati. E' il caso di Patrizia Avellani, della Cgil Liguria, che in tutte le assemblee che ha tenuto nella sua regione ha fatto i conti con la gravissima crisi che ha colpito l'industria ligure. "Ho trovato molta preoccupazione tra i lavoratori - commenta - in qualche caso anche sconforto e rassegnazione, perché gli ammortizzatori sociali stanno scadendo o non ci sono già più e l'alternativa è quasi sempre il licenziamento. Perciò, è giusto ripartire dal lavoro e dalla politica industriale, tema molto sentito dai lavoratori, che può portare al rilancio, allo sviluppo e a nuovi posti di lavoro. Nel contempo, vanno mantenute le protezioni sociali, assieme alle grandi assenti del nostro Paese, le politiche attive del lavoro, a partire dalla formazione professionale".

Fra i delegati, c'è chi ha una lunga esperienza e tanti congressi alle spalle, come Franco Mungari, presidente dell'Auser Calabria. "La Cgil è come una famiglia per me - ricorda - e oggi, dal mio osservatorio, soffro nel vedere l'altissimo grado di precarietà che c'è in giro, che sta portando di nuovo tanti laureati ad emigrare, pur di trovare un'occupazione. Per questo, va riportato al centro il lavoro e va incentivato il dialogo con i giovani. Cresce la rabbia per la mancanza di lavoro, per la triste fine dell'industria calabrese, su cui non siamo riusciti a costruire un'alternativa. In tutto ciò, il sindacato può giocare un ruolo importante, ma da solo non può farcela: occorre il supporto dei pochi imprenditori che ancora ci sono anche in Calabria, e c'è bisogno dell'aiuto della società civile".

E c'è chi è delegato alla sua prima uscita, come nel caso di Edi Ferrucini, pensionata, dello Spi Cgil di Rovigo. "Un'esperienza bellissima - afferma -, che mi ha portato a contatto con tante persone e con i loro problemi, anche se è stato un lavoro lungo e faticoso. Ho apprezzato molto la discussione sul lavoro precario e sui lavoratori invisibili, di cui si parla pochissimo nel nostro Paese. Così come ho condiviso il discorso sulle pensioni da cui, come dice giustamente il nostro segretario generale, è doveroso ripartire aprendo una vertenza nazionale".

Altra "novizia", Elisa Giglianelli, della Filt Umbria, che ha da poco completato il corso di formazione biennale per giovani sindacalisti organizzato dalla Filt, terminato ad aprile con la premiazione di 118 stagisti alla presenza di Susanna Camusso. "Faccio dunque la sindacalista solo da poco più di un mese - osserva - e quello che posso dire è che, provenendo dal mondo delle false cooperative, ritrovare quel tema al centro dei lavori congressuali, sia della Filt che della Cgil, è stato particolarmente importante per me. E il mio impegno come sindacalista sarà perciò un guanto di sfida alla politica, non solo perché il ministro Poletti proviene proprio da quel settore, ma anche perché le proposte del governo si rifanno alla cooperazione, nel senso che puntano a precarizzare ancora di più tutto il mondo del lavoro".

Luigi Antonucci è il segretario della Cgil della Bat (Barletta-Andria-Trani), anche lui qui a Rimini in veste di delegato. "Abbiamo fatto più di 200 assemblee nel nostro territorio - racconta - che hanno visto la partecipazione di oltre 10.000 persone, su un tale d 24.000 iscritti. E spesso le normali due ore di discussione le abbiamo dovute raddoppiare, per dare a tutti il tempo di esprimersi e il bisogno di confrontarsi. In particolare, mi ha colpito l'intervento di una signora, nel corso di una riunione avvenuta in un piccolo centro come Margherita di Savoia. 'Voi che potete - ci ha detto - risolvete il problema di mio figlio disabile, cui di recente il comune ha tolto il pulmino con cui si muoveva, e con esso il suo diritto alla socialità con l'esterno'. Ecco, noi dobbiamo delle risposte a queste persone che credono in noi. C'è voglia di sindacato a livello locale: per questo, ben venga una trasformazione organizzativa sul territorio, perchè quanto più saremo vicini a lavoratori e cittadini, tanto più costoro si sentiranno rappresentati da noi".

Un ruolo importante lo deve giocare anche la contrattazione a tutti i livelli, nazionale, territoriale, aziendale, sociale. E' l'opinione di un altro delegato, Alfredo Iorno, segretario della Fp calabrese. "Dobbiamo recuperare molto terreno su questo versante - sottolinea - per raggiungere gli obiettivi di uscita dalla crisi che si propone la Cgil. E in tale contesto, c'è la particolare criticità del lavoro precario e di tutti coloro che non hanno prospettive su piano dei diritti e delle tutele".
06/05/2014 18:29  Cisl e Uil: procedere insieme, non resteremo nell'angolo
Sì della Cisl alle proposte della Cgil, sulle pensioni e non solo. Critiche dalla Uil a chi vuole escludere i sindacati dal processo delle riforme, con il risultato di produrre nuove regole che aumentano troppo la flessibilità. E' quanto hanno detto in sintesi i segretari generali delle due confederazioni, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, intervenuti al congresso della Cgil in corso a Rimini. “Accogliamo con grande disponibilità le proposte che ci ha fatto Susanna Camusso a partire dalla questione delle pensioni, rispetto alla quale dobbiamo però capire perché le abbiamo prese”, ha sottolineato il segretario Cisl. “Abbiamo atteso le decisioni della politica anziché anteporre noi i vincoli di equilibrio finanziario - è il suo ragionamento - e alla fine ci siamo fatti scavalcare. Non si sono fatte differenze tra lavoratori, tra quelli più poveri e quelli più ricchi, tra chi fa lavori usuranti e chi no”. Dunque la Cisl “è pronta ad aprire una discussione su questo e sono contento - ribadisce Bonanni riferendosi alla relazione introduttiva del congresso - che Camusso abbia detto che ci metteremo d'accordo. La battaglia però non può essere fallace, deve essere vittoriosa. Se la perdiamo, avendo già perduto quasi tutto su quel versante, sarebbe un problema serissimo”.

In questa situazione di emergenza, non solo economica ma anche democratica, a suo avviso “il congresso della Cgil è un momento importante per tutto il sindacato confederale italiano. Le fonti di democrazia sono molto striminzite, gli spazi di partecipazione sempre più ristretti. Non abbiamo bisogno di maestrini che ci dicano cosa fare, il confronto non è questo.Veniamo da divisioni, difficoltà e grandi equivoci - ha proseguito - ma abbiamo saputo ritrovare una sintesi che è l'energia più sana della democrazia”. È nella contrattazione, secondo il segretario Cisl, “la radice del potere dei lavoratori e della rappresentanza sindacale. Attraverso le nuove regole che ci siamo dati, possiamo dare un nuovo impulso all'industria, che è il vero motore dello sviluppo per il paese”.

Non diversa l'analisi di Luigi Angeletti, segretario generale Uil, salito sul palco subito dopo Bonanni. “La Cgil - ha detto il numero uno di via Lucullo - svolge il congresso in una fase storica in cui la folla dei critici dei sindacati è aumentata. Io non sono preoccupato delle critiche, farle oggi non costa nulla, è addirittura trendy. Sono più preoccupato dalle conseguenze, che rischiano di minare il ruolo contrattuale e di rappresentanza che costituzionalmente hanno le organizzazioni dei lavoratori. Sembra quasi - ha proseguito - che la colpa della crisi, della disoccupazione, sia tutta dei sindacati. Nessuno che riconosca invece gli errori che hanno caratterizzato, in Italia e in Europa, le politiche economiche. Né che sia in grado di apprendere come intelligenza vorrebbe dagli errori fatti. E’ più facile dire che è tutta colpa dei sindacati”.

Austerità è la parola chiave al centro delle sue critiche: “In Europa si è scelto di salvare le banche e l’euro, trasferendo denaro pubblico ai privati. Per non svalutare la moneta unica hanno svalutato i redditi dei cittadini. C'è stata una riduzione delle pensioni, oltre che un allungamento dell’età pensionabile. I risultati prodotti li conosciamo tutti: aumento della disoccupazione, riduzione dei consumi e degli investimenti. Qualcuno dovrebbe dire 'ci siamo sbagliati'. E riconoscere che quei sindacati, per qualcuno sono poco rappresentativi, avevano detto qualcosa di saggio. Per fronteggiare la crisi andavano ridistribuiti i redditi. E invece l’Europa conta la perdita di sei milioni di posti di lavoro”.

A suo giudizio “vanno bene i dieci miliardi di euro dati a dieci milioni di lavoratori, come ha fatto il governo. Ma bisogna creare occupazione e non lo si fa con l’ennesima legge di riforma del mercato del lavoro, cioè con più flessibilità. Anche queste ricette già sperimentate hanno prodotto solo precarietà e ulteriore disoccupazione. E tutto questo il sindacato lo dice da sempre. È il nostro ruolo, se ne faccia una ragione Renzi, è quello negoziale, contrattuale. Altro che conservatori, siamo noi i primi grandi riformisti, da sempre, di questo paese. E la mancanza di riforme in questi anni è stata pagata proprio da chi rappresentiamo”. Infine, un augurio al congresso: “Mai come questa volta il successo della Cgil in una fase storica così difficile, condizionerà anche il successo o l’insuccesso della Uil e della Cisl, dell’intero paese”.
06/05/2014 17:12  Tutti i congressi Cgil dal '47 ad oggi
Mentre la Cgil è impegnata nell’appuntamento di Rimini può essere utile una rapida carrellata sui congressi che durante gli anni della repubblica ne hanno scandito la storia. Dovremmo cominciare con il ’47, quando a Firenze si svolse il primo congresso – il solo unitario –. È giusto partire, però, dal 1945 e da un’assise che si tenne nella parte del paese già liberata dal nazifascismo.

1945. Nell’Italia tagliata in due
Dopo il Patto di Roma che ha ridato vita alla Cgil unitaria (3 giugno 1944), nell’“Italia tagliata in due” – secondo la definizione crociana – il primo appuntamento ufficiale è a Napoli, il 28 gennaio-1 febbraio 1945. In quello che passerà alla storia come il I Congresso delle organizzazioni sindacali della Cgil dell’Italia liberata, Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi e Oreste Lizzadri – i tre segretari che sono anche i leader delle tre maggiori correnti che compongono la Cgil: comunista, democristiana e socialista – fissano gli obiettivi che andranno perseguiti a guerra finita: riforme strutturali dell’economia, partecipazione dei lavoratori al controllo e alla gestione delle grandi imprese, riforma agraria, una incisiva legislazione sociale.

Prima e dopo l’appuntamento napoletano vanno segnalati altri due incontri: il convegno che si tiene a Roma, il 15-16 settembre 1944, in cui si discute della vita interna della Cgil e del rapporto con i partiti – quindi, si direbbe oggi, dell’autonomia del sindacato –; il congresso delle Camere del lavoro dell’Italia settentrionale (Milano, 24-25 luglio 1945) che integra i vertici della Cgil con i rappresentanti del Nord.

1947. La scissione alle porte
(Firenze, 1-7 giugno)
È il primo congresso vero e proprio, l’unico a carattere unitario, ma ormai solo sotto il profilo formale. In maggio le sinistre sono state escluse dal governo, la crisi politica si riflette anche in casa Cgil. Comunisti e socialisti da un lato, democristiani dall’altro – guidati da Giulio Pastore, Grandi si è spento l’anno prima – si dividono su tutto: dalla questione dell’autonomia e del rapporto con la politica alla concezione stessa del sindacato. Per comunisti e socialisti l’autonomia sindacale non significa rinunciare a priori alla possibilità di muoversi anche sul terreno più squisitamente politico. Per gli esponenti della corrente cristiana – come si chiamava quella a filiazione Dc –, che si ritroveranno in minoranza, il sindacato non deve in alcun modo uscire dallo spazio economico-rivendicativo, ovvero dal suo specifico campo d’azione.

1949. Di Vittorio e il Piano del lavoro
(Genova 4-9 ottobre)
Quando si tiene il II Congresso la Cgil ha subìto la scissione della corrente cristiana, che ha deciso la rottura nel luglio del ’48 dopo il rifiuto di aderire alla sciopero generale seguito all’attentato al leader del Pci Palmiro Togliatti. In seguito lasceranno la Cgil anche socialdemocratici e repubblicani. Ma Di Vittorio evita le polemiche e propone l’unità d’azione. Insieme, avanza una proposta nuova e originale: il Piano del lavoro. Discusso poi nella conferenza di Roma del febbraio 1950 – conferenza che vede la partecipazione di economisti del calibro di Alberto Breglia, Giorgio Fuà, Sergio Steve, oltre che di un giovane Paolo Sylos Labini –, il Piano è incentrato sull’idea di un vasto programma di opere pubbliche – campi d’intervento l’agricoltura, l’energia elettrica (che va nazionalizzata), l’edilizia – capace di ridare fiato al mercato interno e aprire così la strada alla piena occupazione.

Alla realizzazione delle opere devono affiancarsi tre enti – per le bonifiche, l’irrigazione e la trasformazione fondiaria, la costruzione di nuove centrali elettriche, l’edilizia popolare, sanitaria e scolastica –, consentendo allo Stato di intervenire in maniera efficace all’interno di settori strategici. Quanto alle risorse necessarie al finanziamento del Piano, la Cgil guarda al contributo degli agrari beneficiari dei lavori e a un’imposizione straordinaria sui redditi più elevati. Di fronte alla prospettiva di un futuro migliore i lavoratori, si assicura, faranno volentieri la loro parte di sacrifici.

Un progetto che si ispira alla lezione keynesiana – si è ripetuto più volte –, una proposta per alcuni versi ingenua, segnata com’è da una concezione malthusiana del capitalismo italiano, dall’incapacità di coglierne le capacità espansive. Un disegno tuttavia non privo di intuizioni importanti, che oltrepassano lo stesso impianto teorico di partenza: a caratterizzare il Piano, infatti, non è solo l’idea di un robusto sostegno alla domanda aggregata ma anche quella di una moderna rete di servizi.

Il progetto di Di Vittorio non dà i frutti che si vorrebbero – “Non sono i piani che mancano, mancano i quattrini! dirà in maniera sprezzante De Gasperi –; produce però, oltre a significative conquiste in ambito locale – come accadde ad esempio in Abruzzo, nella Val Vomano –, una straordinaria esperienza di partecipazione e la promozione di una nuova, diffusa leva di dirigenti sindacali. Tutto questo cercando una via d’uscita al muro contro muro che caratterizzava allora lo scontro politico-sociale e affermando una volta per tutte il carattere generale dell’iniziativa della Cgil.

1952. Lavoro e Costituzione
(Napoli, 26 novembre-3 dicembre)
Il III Congresso cade nel pieno della stagione centrista – i governi che la Dc forma con socialdemocratici, repubblicani e liberali – e della dura, spesso sanguinosa repressione di cui sono oggetto le lotte operaie e bracciantili. Una modernizzazione senza diritti: la strada dell’Italia che a fine decennio approderà al boom economico è ormai imboccata. Ed è proprio al tema dei diritti – senza la consapevolezza che la loro negazione avveniva alle soglie di una fase impetuosa di crescita: lo schema malthusiano prima accennato – che viene dedicata la proposta di Di Vittorio a Cisl e Uil: l’elaborazione, appunto, di uno Statuto per la difesa dei diritti, della libertà e della dignità del lavoratore, lo strumento che deve consentire alla Costituzione di entrare nei luoghi di lavoro. L’idea dello Statuto diventerà poi fatto concreto solo nel 1970, dietro la spinta del biennio di lotte del ’68-69, artefici il ministro del Lavoro Giacomo Brodolini – che si spegnerà prima dell’approvazione della legge 300 – e il giuslavorista Gino Giugni, entrambi socialisti.

1956. Il ritorno alla fabbrica
(Roma, 27 febbraio-4 marzo)
Il 29 marzo del ’55 la Fiom subisce una durissima sconfitta alle elezioni delle commissioni interne Fiat, passando da oltre il 63 per cento dei voti a poco più del 36 e cedendo alla Fim Cisl il primato negli stabilimenti torinesi. In un drammatico direttivo Cgil, in aprile, Di Vittorio non cerca scusanti. Nell’insuccesso la repressione padronale, coniugata all’arma del paternalismo, ha svolto un ruolo decisivo. “Sarebbe tuttavia un grave errore – afferma – se noi, individuando e denunciando l’azione illegale e ricattatoria del grande padronato sottovalutassimo la gravità del colpo inferto alla Fiom e alla Cgil (...); se noi, cioè, tentassimo di scagionare ogni nostra responsabilità nella sconfitta”. Detta responsabilità consiste in un difetto d’analisi, nell’incapacità a comprendere i mutamenti intervenuti all’interno delle fabbriche, nella Fiat e altrove: i mutamenti indotti dal taylorismo, in sostanza, dall’organizzazione scientifica del lavoro. Di questi cambiamenti la Fiom e la Cgil non si sono accorte per tempo, scambiando le forme nuove dello sfruttamento operaio per “supersfruttamento” – parola utilizzata qualche anno prima, nel ’51, in un convegno nazionale –.Da queste prime riflessioni – approfondite successivamente in un intenso lavoro di ricerca condotto anche dai partiti di sinistra –, il tema che sarà al centro del IV Congresso: il “ritorno alla fabbrica”, la necessità di adeguare l’azione sindacale, la contrattazione, alle caratteristiche dei posti di lavoro e adottare le conseguenti misure organizzative. Come dice Fernando Santi, la diversità dei luoghi di lavoro richiede “una politica sindacale articolata al livello di azienda, di gruppo, di settore”.

1960. La contrattazione articolata

(Milano, 2-7 aprile)
Il V Congresso, che vede alla guida della Cgil Agostino Novella – Di Vittorio è scomparso nel ’57 –, porta a compimento la riflessione avviata a metà del decennio. Lo fa in un paese profondamente cambiato, l’Italia del boom, e avendo alle spalle i primi segnali di una ripresa delle lotte sindacali e operaie. È necessario affermare la linea della contrattazione articolata, proseguire sulla strada imboccata dopo l’autocritica del ’55 e il congresso del ’56. Cogliendo in tal modo le necessità dei nuovi soggetti del mondo del lavoro, le giovani leve operaie, le donne, i tecnici e gli impiegati, e dando più forza ai sindacati di categoria e agli organismi sindacali in azienda. Occorrono anche, di fronte ai nuovi squilibri che il miracolo economico ha creato, primo fra tutti quello fra le “due Italie”, una svolta nella politica economica e incisive riforme di struttura.

1965. La programmazione
(Bologna, 31 marzo-5 aprile)
È l’Italia del primo centrosinistra quella in cui si tiene il VI Congresso. Ma di un centrosinistra che, la strada aperta dal luglio ’60 e dalla sconfitta di Tambroni, e poi dalla ripresa delle lotte operaie nel ’61-62, ha già perso la sua vocazione riformatrice. La Cgil, che vede i due maggiori partiti della sinistra, Pci e Psi – da poco c’è anche il Psiup –, uno all’opposizione e l’altro al governo, identifica come terreno di confronto la programmazione economica. Programmazione, osserva Novella, che se da un lato rappresenta un successo del movimento sindacale, dall’altro propone un modello di sviluppo – e uno strumento per la sua realizzazione, la “politica dei redditi” – che la Cgil non condivide. Bisogna al contrario rilanciare la politica delle riforme e spostare l’asse verso una direzione pubblica dell’economia. Mezzogiorno, lotta alla disoccupazione, salari gli altri capitoli dell’iniziativa confederale.

1969. Appuntamento in autunno
(Livorno, 16-21 giugno)
Il VII Congresso cade alla vigilia dell’autunno caldo. Tutto l’anno che lo precede ha visto una mobilitazione intensa, anche inaspettata, del mondo del lavoro; una mobilitazione che, iniziata in concomitanza con il ’68 degli studenti, ha unito a rivendicazioni e forme di lotta inedite, il nascere del movimento dei delegati, eletti su scheda bianca da tutti i lavoratori, iscritti o meno al sindacato: quindi la volontà di darsi nelle fabbriche nuove forme di rappresentanza. Si sono sviluppate nel contempo due decisive vertenze nazionali: la lotta contro le “gabbie salariali” – segnata dai fatti sanguinosi di Avola, in Sicilia, dove la polizia il 2 dicembre ’68 ha sparato sui braccianti in sciopero –, conclusa vittoriosamente in marzo, e quella sulle pensioni, che vedrà in novembre il primo sciopero generale unitario. L’appuntamento è ora la stagione dei rinnovi contrattuali, con gli originali contenuti – in fatto di salario e controllo sulle condizioni di lavoro, in primis tra i metalmeccanici – che sono annunciati.

Particolarmente accesa la discussione sui temi dell’autonomia, dell’incompatibilità tra cariche sindacali, politiche e parlamentari – sostenuta fra gli altri da Bruno Trentin, leader della Fiom – e dell’unità. Come accade spesso a chi è stato un grande innovatore, cosa per lui indubbia all’inizio del decennio, Novella adesso si oppone al cambiamento. Ma il congresso si chiude con il successo di chi spinge per la svolta. Il segretario generale della Cgil, non senza amarezza, l’anno successivo lascerà il suo incarico a Luciano Lama.

1973. La proposta globale
(Bari, 2- 7 luglio)
L’VIII Congresso era previsto come l’ultimo, quello dello scioglimento, in vista dell’unità organica – unità che è viva e presente già nelle categorie industriali con i consigli dei delegati, diventati nel frattempo la struttura di base del sindacato –. Ma il contesto politico è cambiato, e al ciclo di lotte avviato nel ’68-69 ha fatto seguito il contraccolpo moderato avvertito prima nella tornata di elezioni amministrative del ’71, poi nelle politiche anticipate – le prime della storia della repubblica – del 1972, cui seguirà, dopo più di dieci anni, un governo di centrodestra (a guida Andreotti). Il processo unitario ne risente, nella Cisl e nella Uil le resistenze si fanno più tenaci, si vira in tal modo verso una soluzione minimalista (o quasi): il patto federativo. Un limite che fa un po’ a pugni con i traguardi ambiziosi che indica Luciano Lama: una proposta “globale”, un progetto di riforme capace di investire i meccanismi stessi dello sviluppo, per spostare risorse verso l’occupazione, il Mezzogiorno e i servizi sociali.

1977. La svolta possibile
(Rimini, 6-11 giugno)
È uno scenario profondamente mutato quello in cui si svolge il IX Congresso della Cgil. Le stragi neofasciste e l’emergere del terrorismo rosso non hanno impaurito il paese, è ritornata l’onda del cambiamento. Un bel segno è stato l’esito del referendum sul divorzio nel ’74, che ha detto no al tentativo oscurantista della Dc di Fanfani; un segnale ulteriore, decisivo, questa volta sul piano politico, è stato la grande avanzata del Pci di Berlinguer alle elezioni regionali e comunali del ’75 e alle politiche del ’76. La Cgil riflette sulle ragioni che le hanno impedito di ottenere risultati più incisivi sul piano sociale e su un progetto che sia all’altezza della nuovo contesto, segnato dalle fortune che sembra avere la proposta comunista del compromesso storico. Il sindacato non solo è “profondamente interessato” a un diverso quadro politico ma lo sollecita. Senza rinunciare alla propria autonomia.

1981. Riunificare il lavoro
(Roma, 16-21 novembre)
Il X Congresso si deve misurare con l’inflazione e la recessione, le ristrutturazioni industriali, un padronato in cerca di rivincita dopo le conquiste operaie realizzate a partire dal secondo biennio rosso del ’68-69. Una rivincita il cui segno emblematico è, nell’autunno dell’80, “la marcia dei quarantamila” quadri e impiegati Fiat e la sconfitta del sindacato nella vertenza che lo oppone alla casa automobilistica torinese. Sul versante politico, dopo il rapimento e l’uccisione di Moro (16 marzo-9 maggio 1978), l’epoca della solidarietà nazionale si è conclusa, la strategia del compromesso storico è stata archiviata. L’unità del sindacato, con i due partiti della sinistra contrapposti, appare sempre più in forse. A lacerarla è già la questione della scala mobile che in seguito, dopo il depotenziamento deciso nell’84 con l’accordo di san Valentino tra Cisl, Uil e governo Craxi – venuto dopo il primo ritocco effettuato con il lodo Scotti dell’83 – e poi il decreto dell’esecutivo, la legge di ratifica del taglio e la raccolta di firme per il referendum sul no voluto dal Pci – perso nell’85 – sarà il motivo della rottura definitiva della Federazione Cgil, Cisl, Uil, oltre che di un duro scontro all’interno della stessa Cgil.
Nel congresso Lama tenta però di evitare che il dibattito si appunti sulla questione della scala mobile, provando a riflettere sui cambiamenti in corso e proponendo una “riunificazione del mondo del lavoro”.

1986. Fine di un ciclo

(Roma, 28 febbraio-4 marzo)
L’XI Congresso chiude un intero ciclo storico. L’addio commosso di Lama, il cui posto viene preso da Antonio Pizzinato, riassume simbolicamente il passaggio di fase. Nei cinque anni che hanno preceduto il congresso, con lo scontro e la sconfitta sulla scala mobile, le divisioni all’interno della Cgil, la rottura della Federazione unitaria – e il conflitto tra il Pci di Berlinguer e il Psi di Craxi (Berlinguer muore dopo un malore durante un comizio a Padova nel cruciale 1984) – sono avvenuti grandi cambiamenti. L’innovazione tecnologica sta mettendo in discussione schemi consolidati e le fondamenta stesse del vecchio sindacato di classe. Si avvia una fase difficile segnata, a solo due anni dall’insediamento, dalle dimissioni di Pizzinato – novembre ’88 – e dall’arrivo al vertice di Corso d’Italia di Bruno Trentin.

1991. Trentin e il sindacato dei diritti
(Rimini, 23-27 ottobre)
Trentin non delude le aspettative e il XII Congresso, con la proposta del “sindacato dei diritti e della solidarietà”, dotato di un suo “programma fondamentale” – venuta dopo la Conferenza di programma di Chianciano (aprile 1989) –, sarà per la storia della Cgil un vero e proprio spartiacque. Il crollo del Muro ha segnato la fine di un’epoca proprio mentre economia e organizzazione della produzione, su scala globale, sono entrati in un fase di grande trasformazione. È ora, anche per il sindacato, di mutare la propria fisionomia. L’idea centrale è che la Cgil debba partire non più dalla “classe” ma dalla “persona”: dalla realizzazione della libertà della persona nel lavoro. Un compito che può essere assolto solo attraverso la promozione dei diritti, sociali e civili, che diventano in tal modo l’asse portante dell’azione rivendicativa. La lotta per i diritti, per diritti universali, in un mondo del lavoro che le tecnologie informatiche sta modificando radicalmente, dovrà essere la strada per ricostruire nuovi legami di solidarietà tra i lavoratori. È il ritorno ai princìpi dell’89, della rivoluzione francese: declinati al presente e nell’universo produttivo. Il sindacato di programma, il sindacato dei diritti, deve darsi dunque un suo autonomo progetto. Se così è non hanno più senso, all’interno della Cgil, le vecchie correnti di partito: il regime delle cosiddette “componenti” che ha regolato la vita interna della confederazione. Trentin, coerentemente, nell’ottobre del ’90 ha già deciso di sciogliere la componente comunista. La stessa risoluzione viene presa dalla Terza componente – i sindacalisti che si ispirano alla lezione di Vittorio Foa – e poi, nel ’91, da quella socialista.
Intorno alle proposte di Trentin al congresso di Rimini si sviluppa una densa discussione. Importante, in tema di relazioni industriali, la parola d’ordine della “codeterminazione”: la costruzione di meccanismi partecipativi, come sintetizza Mimmo Carrieri in un articolo apparso di recente su Rassegna e Rassegna.it, “costruiti su un alto grado di fiducia e di bilateralità tra le parti”.

Le proposte del leader della Cgil però non sono condivise da tutti. La minoranza di “Essere Sindacato” guidata dal segretario confederale Fausto Bertinotti le contesta ritenendo che mettano in ombra il tema del conflitto. È la prima volta che il Congresso vede due documenti contrapposti. Nascono da qui le alterne vicende delle minoranze che si coaguleranno anche nei congressi che verranno dopo – con prese di distanza ma anche esplicite convergenze con la maggioranza confederale –, dall’esperienza appunto di “Essere sindacato” e poi di “Lavoro Società” sino a “La Cgil che vogliamo” e “Il sindacato è un’altra cosa”.

In assoluta coerenza con le decisioni di Rimini saranno le scelte successive di Trentin. Nell’estate del ’92, quando in piena Tangentopoli e con il paese sull’orlo del baratro, il governo Amato deciderà, alla soglia delle vacanze, alcuni provvedimenti urgenti tra cui il taglio definitivo della scala mobile, il leader della Cgil firmerà l’accordo con l’esecutivo ma, non avendo ricevuto nessun mandato in tal senso, si dimetterà dalla segreteria generale. In settembre la confederazione gli confermerà la fiducia, premessa del lavoro che porterà alla firma del Protocollo del luglio del 1993 con il governo Ciampi: l’accordo che, mediante le politiche di concertazione, renderà il sindacato partecipe della politica dei redditi, consentendo all’Italia di risanare i conti e tagliare il traguardo europeo – e che verrà completato nel dicembre successivo con l’accordo interconfederale sulle Rsu, le rappresentanze sindacali in azienda.

1996. Autonomia e crisi istituzionale
(Rimini, 2-5 luglio)
Il XIII Congresso – segretario generale Sergio Cofferati, subentrato a Trentin nel giugno ’94 – è il primo del ventennio berlusconiano. Si tiene in un momento di speranza, dopo l’affermazione dell’Ulivo e di Romano Prodi alle elezioni politiche di aprile. Alle spalle sono il Protocollo del luglio ’93, dicevamo sopra, l’avvio delle politiche di concertazione e il senso di responsabilità mostrato dal sindacato per consentire il risanamento e cogliere l’obiettivo dell’Europa.
Ma è Berlusconi, si accennava, il personaggio nuovo della politica italiana. Dopo la vittoria alle elezioni del ’94 il suo governo ha messo in atto politiche subito aggressive nei confronti del sistema di welfare. La reazione è stata ferma. Il 19 novembre oltre un milione di persone hanno manifestato a Roma contro la riforma pensionistica del centrodestra. Il governo, nel ’95, è caduto anche per questo, la Cgil si è ritrovata ad assumere un ruolo fortemente politico, che continuerà a esercitare negli anni successivi nel vuoto di iniziativa della sinistra.

2002. L’articolo 18
(Rimini, 6-9 febbraio)
Il dopo ’89 non ha pacificato il mondo. Prima le guerre balcaniche degli anni ’90, poi l’11 settembre e l’attentato alle Torri gemelle (2001) spengono le speranze nate con la caduta del Muro. In Italia, dopo la discussa caduta di Prodi e i governi D’Alema e Amato, Berlusconi è di nuovo a Palazzo Chigi, e l’attacco ai diritti riaccende il conflitto sociale. Adesso in discussione è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il XIV Congresso riafferma la volontà di non cedere, e il 23 marzo quasi tre milioni di persone affluiscono a Roma per la manifestazione – la più grande del dopoguerra – organizzata dalla Cgil al Circo Massimo.

2006. Riprogettare l’Italia
(Rimini, 1-4 marzo)
Nell’anno del centenario della Cgil al centro del XV Congresso – nuovo segretario generale Guglielmo Epifani, al vertice della confederazione dal settembre del 2002 – è l’analisi del declino italiano, il dibattito su come ricostruire, riprogettare il paese. Una riflessione lungimirante, che nella politica, tuttavia, non troverà l’attenzione che meriterebbe.

2010. Dentro la crisi

(Rimini, 5-8 maggio)
Il XVI Congresso si svolge nel pieno della crisi che l’economia mondiale vive a partire dal 2008. Il problema posto nel congresso del 2006, come ricostruire il paese dopo i disastri provocati dalla destra, si è fatto ancora più drammatico. Per la portata degli sconvolgimenti economici in corso ma anche per l’irresponsabilità di un governo, ancora Berlusconi alla guida, Tremonti all’Economia, che la crisi riesce per lungo tempo a negare (affermando poi che comunque se ne è usciti). Alla Cgil, che il 3 novembre vedrà il cambio della guardia tra Epifani e Susanna Camusso, il difficile compito di difendere le condizioni di vita di lavoratori e pensionati e indicare strade inedite di sviluppo. Il resto, dalle lotte in difesa dell’occupazione all’accordo sulla rappresentanza e ai contrasti tra Cgil e Fiom, passando per il dimissionamento di Berlusconi, il governo Monti, lo scossone delle elezioni politiche del 2013, l’esecutivo Letta, sino all’ascesa di Matteo Renzi, è storia dei nostri giorni: il contesto in cui si tiene a Rimini, dal 6 all’8 maggio, il XVII Congresso confederale.
06/05/2014 13:58  Le sfide della Cgil per rilanciare lavoro e futuro del paese
“Il lavoro che manca, il lavoro precario, quello incerto, quello che si riduce con la cassa integrazione o con il part-time obbligato, quello delle ore che diminuiscono ad ogni cambio appalto, quello sottoposto al dominio dei caporali, quello trovato nascondendo i titoli di studio che non permette di vivere e ti fa inseguire la ricerca di un altro impiego, il lavoro che spera nel rispetto della clausola sociale al cambio appalto, il lavoro che ti obbliga alla partita Iva o ad essere socio di una cooperativa o di un negozio in franchising che non sapevi neanche fosse una società a sé visto il marchio ben noto, il lavoro ottenuto firmando le dimissioni in bianco, l’attesa per quel lavoro per cui si è vinto un concorso ma non c’è, e così via discorrendo”.

Questa non è la scaletta di un film drammatico, avverte il segretario generale della Cgil Susanna Camusso nell' aprire il XVII congresso della confederazione (a Rimini fino a giovedì prossimo). “E' il prodotto di vent’anni di flessibilità di liberalizzazioni del mercato del lavoro”, denuncia Camusso che, nella sua relazione, non manca di lanciare un allarme contro il rischio di “torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione”. Il rifermento è alla “autosufficienza del governo che taglia non solo l’interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia”.

Quattro i temi portanti della relazione. “Quattro punti sui quali aprire una vera e propria vertenza da proporre a Cisl e Uil: pensioni, ammortizzatori sociali, il lavoro povero e il fisco”. Proposte che, osserva Camusso, “vanno nel solco del Piano del Lavoro della Cgil e invece non sono in cima all'agenda politica attuale”. In primo luogo, dunque, le pensioni: “Proponiamo a Cisl e Uil una vera e propria vertenza che abbia al centro una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari, un percorso che “deve comprendere anche gli esodati”. Poi il tema degli ammortizzatori. “Serve una riforma che unifichi cassa integrazione ordinaria e straordinaria per tutti i settori e tutte le dimensioni di impresa”. Il nuovo sistema “deve includere” e “così possiamo superare la cassa in deroga. Questo non vuol dire - precisa - che non vi sia più intervento pubblico”.

Resta un giudizio negativo sul decreto Poletti (“va nel verso dell’ulteriore precarizzazione”) e anche sul disegno di legge delega, quello che sarà il Jobs Act (“è tutt’altro che chiaro: pensiamo all’allargamento dei voucher, al non cancellare le troppe forme contrattuali esistenti”). L'idea della Cgil è, invece, puntare proprio sulla semplificazione: “Si faccia davvero un contratto unico” che punti “alla mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori”.

Il contrasto al lavoro povero è forse la sfida più rilevante che la Cgil ha di fronte. “Una sfida che “richiede anche un forte versante legislativo che affronti tre aspetti e determini un vero sistema di controlli: appalti, cooperazione, caporalato e mercato del lavoro agricolo”. Infine il fisco. “Della necessità di una riforma del fisco sono convinte anche le pietre. Vorremmo partire dall’evasione: c’è bisogno di una vera mobilitazione civile che ne renda espliciti tutti gli effetti negativi”. Inevitabile il passaggio sull'Europa, anche in vista delle elezioni del prossimo 25 maggio. La Cgil chiede di cambiare i trattati, a partire dal fiscal compact, e di mutualizzare il debito pubblico.

Non poteva mancare il capitolo contrattazione .”Sul Testo Unico - osserva la dirigente sindacale - durante la fase congressuale abbiamo indetto la consultazione degli iscritti: si è conclusa e l’esito chiude la fase di condivisione e ci propone quella delle scelte per attuarlo e per estenderlo, costruendo così le condizioni per una legge su democrazia e rappresentanza”. Altra urgenza, quella di riformare la Pa: “E' una necessità del Paese, lo abbiamo sostenuto in tempi non sospetti, è a premessa del nostro Piano del Lavoro. Bisogna rinnovare i contratti pubblici per sanare l’ingiustizia di sei anni di blocco, ma soprattutto per qualificare la riforma della Pa”. Tra i temi toccati, ancora. la libertà delle donne (“è metro della democrazia, troppo spesso cala il silenzio sul femminicidio”), e i beni comuni che devono restare comuni, come l’acqua e la sanità.

Infine un riferimento interno: “Siamo casa comune o ci stiamo trasformando in condominio? La casa comune ha spazi liberi, decisioni comuni, decide l’assemblea, il nostro direttivo, è solidale perché insieme si mantiene la casa, la si rende più bella e più partecipata. Il condominio ha porte chiuse, l’assemblea in genere litigiosa, discute per quote di proprietà, se qualcuno decide può mettere anche la porta blindata. Questo è il male che da tempo ci attraversa - conclude il segretario Cgil - quello che non ha riparo nelle semplificazioni plebiscitarie. Lo si combatte partendo dalla nostra ricchezza, dal trovare modo di far vivere le nostre pluralità, preziose, in un’orchestra e non per solisti”

Costituendo quel quadrato rosso “che abbiamo proposto a tutte e tutti voi” si è inteso “dare gambe alle 11 Azioni del documento congressuale che hanno avuto maggiori consensi”, ha detto Camusso avviandosi alle conclusioni. “Credo sia chiaro a tutti noi che lavoro povero, Piano del lavoro, pensioni, fisco ed equità a partire dalla lotta all'evasione fiscale, non sono in cima all’agenda politica attuale. Bisogna portarli al centro dell’attenzione, bisogna costruire alleanze, ma soprattutto bisogna costruire consenso, iniziativa, mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, in tutti i territori e non è lavoro di breve periodo”. Bisogna tornare, infine, “a quell’antica passione”, all'idea del Paese “che vogliamo”, pensare “a come lo proponiamo, come ne discutiamo in tutti i luoghi, tenendo alte le nostre bandiere, ognuna delle quali deve dire 'il lavoro decide il futuro'”.
06/05/2014 12:40  Il saluto di Napolitano alla Cgil
“E’ indispensabile che tutte le forze sociali si impegnino in modo convergente per la realizzazione di obiettivi comuni, di cui è un esempio significativo l’accordo sulla rappresentanza del maggio 2013, sottoscritto per la prima volta da tutte le parti sociali ed al quale ancora si stenta a dare conseguente attuazione”. E’ questo il cuore del messaggio inviato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Susanna Camusso, in occasione dell’apertura dei lavori del XVII Congresso della Cgil a Rimini.

“La lunga e grave crisi economica e finanziaria di questi anni – scrive il capo dello Stato - ha avuto effetti molto pesanti sul tessuto economico e sociale del nostro paese, determinando un sensibile indebolimento del sistema produttivo e il vero e proprio impoverimento degli strati più vulnerabili della popolazione”.

Per Napolitano, “particolarmente preoccupante è stata la perdita nell’ultimo quinquennio, in percentuale maggiore nel mezzogiorno, di quasi un milione di posti di lavoro”. “Al fenomeno sempre più allarmante della disoccupazione giovanile – poi - si è aggiunto quello dei cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro con il rischio di alimentare gravi fratture sociali”.

“In questa difficile situazione – scrive ancora il presidente - i segnali di ripresa che iniziano a manifestarsi appaiono ancora fragili e incerti: occorre consolidarli gettando le basi di una crescita forte e duratura, che può essere frutto soltanto di scelte coraggiose e di politiche pubbliche riformatrici capaci di aggredire in profondità i principali fattori che ostacolano lo sviluppo”.

La lettera di Napolitano si conclude con l’auspicio “che una componente essenziale del movimento sindacale come la Cgil sappia promuovere iniziative ed elaborare proposte innovative e sostenibili per contribuire al superamento di una così lunga” e con “un caloroso saluto ed un augurio di buon lavoro” al segretario generale e a tutti i delegati.
06/05/2014 09:57  «Una grande prova di democrazia»
“Una straordinaria prova democratica. Un esito che fa piazza pulita di tutti i timori con cui avevamo affrontato il congresso. Penso in particolare alla preoccupazione che le nostre assise venissero accolte come altro rispetto alle priorità dei lavoratori e dei pensionati, delle donne e degli uomini che rappresentiamo. E invece non è stato così”. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, fa con Rassegna un bilancio di quanto emerso dall’intero percorso congressuale, analizzando anche i principali temi che sono stati al centro del dibattito tra i delegati. “Ritengo che aver svolto più assemblee rispetto al congresso precedente – prosegue la numero uno di corso d’Italia – sia un risultato importantissimo, dovuto in particolare alla generosità dei nostri delegati, delle leghe dei pensionati e dei nostri militanti. Un risultato alla vigilia quasi impensabile, se si considera che per alcune categorie il suo raggiungimento ha significato moltiplicare gli sforzi, perché nel frattempo si era frantumato il ciclo produttivo e si erano esternalizzate le attività”.

Rassegna Siamo in grado di quantificare la portata di questa partecipazione?

Camusso Un dirigente della Cgil ha fatto una stima dell’insieme degli interventi che si sono succeduti – lungo l’articolato iter congressuale – a opera dei nostri delegati, quantificandoli in più di 200.000. Tutte persone che hanno preso la parola nelle assemblee nei luoghi di lavoro e nelle assise successive. Credo si tratti, oltre che di un’importante prova di democrazia, della conferma che nel nostro paese c’è ancora una grande voglia di partecipazione, di discussione e di confronto, che spesso non trovano i luoghi per essere esercitati. Per quanto ci riguarda, è il segno incontrovertibile di una grande vitalità dell’organizzazione. Un radicamento profondo che tuttavia non deve impedirci di analizzare, sul piano meramente quantitativo, ogni aspetto che concerne la partecipazione.

Rassegna A cosa ti riferisci?

Camusso Al fatto che se uno si sofferma esclusivamente sui numeri, risulta evidente uno scarto tra il dato che riguarda gli iscritti all’organizzazione e quello relativo a chi ha partecipato alle assemblee. Quello di come colmare tale gap è un problema che ci dobbiamo porre, e ci poniamo, ogni volta in occasione dei nostri congressi. Perché una cosa è valutare positivamente quanto si è fatto e un’altra dare per scontato che non si possa realizzare di più e meglio.

Rassegna A parte il dato della partecipazione, che congresso è stato?

Camusso Abbiamo visto e vissuto un congresso anche molto diverso dalla rappresentazione che ne è stata fatta: un congresso che poco ha discusso degli orientamenti e delle opinioni dei singoli dirigenti e molto invece dei temi che maggiormente stanno a cuore ai nostri iscritti, facendo riferimento per un lato ai documenti elaborati e proposti e per un altro facendo emergere le inquietudini che attraversano il mondo del lavoro e dei pensionati.

Rassegna Un congresso aperto e di ascolto, volto a favorire una discussione vera, per emendamenti, costruita sui contributi dei lavoratori e delle lavoratrici, così come dei pensionati e dei giovani precari. Questa, nelle intenzioni del suo gruppo dirigente, la cifra del XVII congresso della Cgil. Ha funzionato la sperimentazione?

Camusso Ha funzionato in parte. Come sempre succede con le sperimentazioni, ci si deve confrontare con comportamenti differenti l’uno dall’altro. Non c’è dubbio che una parte delle assemblee non si è misurata con lo strumento innovativo degli emendamenti, vissuti più come una componente del dibattito interno al gruppo dirigente che come una vera interlocuzione, alla portata di tutti. È anche vero tuttavia che se guardiamo a oggi, al dato complessivo, le proposte provenienti da gruppi di lavoratori e di delegati sono state numerose. La novità insomma è stata, tutto sommato, compresa. Certo con modalità e sensibilità diverse, ma non possiamo neanche affermare che il dibattito congressuale sia rimasto confinato nell’ambito dei documenti messi a punto a livello nazionale. Tutte le proposte vanno guardate naturalmente con attenzione e nel rispetto della loro articolazione: in alcuni casi si tratta di rivendicazioni proprie di un territorio, in altri si rilanciano grandi questioni di portata generale.

Rassegna Doveva essere, dopo le dure contrapposizioni degli anni passati, un congresso con un’impostazione sostanzialmente unitaria. Cosa non è andato?

Camusso Il congresso era partito in un modo, ma si è rapidamente trasformato in qualcos’altro e questo è successo, prima ancora che per il Testo unico sulla rappresentanza, quando si sono cominciati a produrre i materiali congressuali e si è fatta largo in una parte della Cgil l'idea che gli emendamenti non fossero parte della discussione, ma essi stessi alternativi, tali da mutare lo stesso titolo del congresso. Un errore grave. Se poi ci vogliamo limitare ai fatti, dobbiamo osservare che l’argomento Testo unico non è stato granché discusso nelle assemblee; è stata materia di confronto di una parte dei dirigenti di alcune categorie, ma non sicuramente al centro del dibattito delle assemblee di base e degli altri congressi. Dopo di che, mi sembra giusto sottolineare che, nonostante il travaglio che in parte c’è stato, alla fine abbiamo condotto un’ampia consultazione degli iscritti. E nel momento in cui si chiude la consultazione, il tema diventa come ci attrezziamo a gestire l’accordo, come lo traduciamo nei contratti nazionali, come recuperiamo l'elemento di coordinamento delle categorie, come proviamo a renderlo anche migliore.

Rassegna Da un congresso all’altro. Abbiamo deciso di titolare così questo speciale di Rassegna, che – avvalendosi del contributo di studiosi, docenti ed economisti – si interroga sui cambiamenti intercorsi nel paese in questi ultimi quattro anni. La stessa domanda la rivolgo a te: quanto è cambiata l’Italia e quanto la Cgil dal maggio del 2010?

Camusso Il paese è cambiato moltissimo, com’era inevitabile, avendo avuto quattro anni di recessione, di politiche di austerità, di tagli, di crescente disoccupazione, di progressiva esclusione dei giovani dal mercato del lavoro, con il riproporsi di nuovi fenomeni migratori in entrata e in uscita. Dal 2010 l’Italia si è impoverita. Si è impoverita anche quella parte del paese che ha un lavoro o una pensione, e l'impoverimento porta con sé il cambiamento delle abitudini. Un paese meno ricco della stessa idea di istruzione e di cultura, che ha rinsecchito le sue radici e le sue speranze. Allo stesso tempo, però, è un paese che ha resistito. Una delle contraddizioni che, per fortuna, abbiamo vissuto in questi anni è stata quella di essere contemporaneamente in una stagione di divisione del sindacato e di sottoscrizione di migliaia di accordi aziendali unitari finalizzati a contrastare la crisi, a ridefinire un processo, a salvaguardare l'occupazione, a difendere il suo insediamento industriale. Il bilancio è dunque quello di un paese che è sicuramente regredito, ma che ha provato a tenere aperta una prospettiva, a difendersi, tant’è che oggi mostra questa ansia di cambiamento, addirittura gettando a volte il cuore oltre l'ostacolo.

Rassegna Quanto alla Cgil?

Camusso È ovvio che un’organizzazione sindacale come la nostra si misura con tutte le difficoltà che sta attraversando il paese, con l'esclusione di tanti uomini e donne dal mercato del lavoro, con una precarietà che è cresciuta e che rischia ancora di crescere. Nessuno di noi si è fatto travolgere dall'idea, oggi tanto in voga, che ormai non c'è più bisogno del sindacato. Al contrario: proprio nei congressi che si sono svolti in tutta Italia abbiamo registrato un grande bisogno di sindacato. A riprova di ciò, ci sono i numeri, che dicono che anche durante la crisi abbiamo sindacalizzato. Ma penso anche all’enorme e difficile lavoro che hanno fatto – e che continuano a fare – i nostri servizi, alle prese quotidianamente con migliaia di persone, assai spesso in difficoltà. Se c'è invece un difetto evidente, che dal congresso scorso a oggi non siamo riusciti a correggere, è l’eccessivo irrigidimento dell’organizzazione. Abbiamo dato, ed era giusto e necessario farlo, una veste organizzata alle nostre pluralità interne, le quali si sono però progressivamente trasformate da dialettica plurale in arroccamento delle posizioni. Allora, forse, in questo congresso si doveva affrontare un tema che né le scorse assise e nemmeno l’ultima conferenza di organizzazione è riuscita ad affrontare fino in fondo: se si vuole – e si deve – rafforzare la nostra democrazia interna va fatto innanzitutto dal basso, alimentando, favorendo e costruendo le condizioni per cui la partecipazione dei delegati, così come la loro presenza nel dibattito e nelle decisioni dell’organizzazione, sia molto più ampia. Ho usato nel mio intervento al recente congresso della Fiom la definizione della Cgil come “casa comune”, in contrapposizione a quella di “condominio”. Alla fine del congresso sono sempre più convinta che una delle principali questioni che dobbiamo affrontare sia proprio questa: se vogliamo rafforzare la nostra democrazia dobbiamo tornare a essere una casa comune e non tanti spazi diversi che tendono a sommarsi. La casa produce sintesi, il condominio litigiosità. La Cgil deve perciò essere quel luogo in cui tutti si sentono a casa e in cui tutti contribuiscono a farla crescere.  
Aggiornato al 30/09/2016 19:04:56

Relazione introduttiva
di Susanna Camusso
Programma dei lavori
Martedì 6 Maggio
Apertura
Elezione della presidenza e del presidente del Congresso
Saluti di Graziano Urbinati, Segretario generale della CdLT Rimini, e del Sindaco Andrea Gnassi
Mattina
Relazione di Susanna Camusso
Pomeriggio
Interventi di
Guy Ryder, Dir.Gen.Organizzazione internazionale del lavoro; Sharan Burrow, Segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati; Bernadette Ségol, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati; Carlo Smuraglia, Presidente Anpi; Luigi Angeletti, Segretario generale della Uil; Raffaele Bonanni, Segretario generale della Cisl.
Mercoledì 7 Maggio
Giornata dedicata interamente al dibattito congressuale
Giovedì 8 Maggio
Conclusioni di Susanna Camusso
Adempimenti conclusivi
Chiusura dei lavori del 17° Congresso Elezione del Segretario Generale

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