CGIL: Conclusa la due giorni di Assemblea Nazionale delle Camere del Lavoro

Epifani, una scelta strategica sempre più importante, al congresso verrà formalizzata

 

“Una modalità di discussione particolarmente interessante”, senza precedenti nella storia della CGIL, fondata su di un livello di discussione che la Confederazione ritiene essere “una scelta strategica sempre più importante”. È il segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, a tirare le fila al termine della due giorni che la confederazione di corso d’Italia ha dedicato alle strutture territoriali nell'Assemblea Nazionale delle Camere del Lavoro. Un’esperienza, come è stato ricordato più volte, senza precedenti nella storia del sindacato e che, con tutta probabilità, dal prossimo congresso avrà una sua piena legittimità. “Proporrò – ha fatto sapere Epifani – al prossimo congresso in modo da renderla vincolante, che ogni anno a settembre ci sia una conferenza delle Camere del Lavoro”. Ipotesi che ha accolto il sentito applauso della platea.

Una discussione che ha messo al centro le diverse esperienze territoriali e i problemi che le strutture della CGIL affrontano attraversando questo difficile momento di crisi. “Oggi abbiamo qualcosa in più che rende questo livello di discussione e di lavoro della nostra organizzazione molto più importante rispetto al passato”, ha spiegato il leader CGIL nel chiedere alla platea: “Come sarebbe ognuno dei vostri territori se non ci fosse la CGIL e il complesso di confederalità che noi rappresentiamo? Come sarebbe la vita delle persone e delle comunità in un mondo che vive fenomeni e processi come l’individualismo, la nascita di vecchie e nuove povertà, i problemi della crisi che pesano sul lavoro e sull’occupazione, la questione dell’invecchiamento attivo e della condizione degli anziani, le questioni fondamentali di un paese che è multietnico e resterà multietnico”. Senza il costante lavoro della CGIL, “la condizione di queste persone, di questi territori, sarebbero oggi molto più esposti ed affidati ad altri”.

Alla luce di questa consapevolezza, legata a doppio filo all’impegno che la crisi impone ad una organizzazione responsabile qual è la CGIL, bisogna guardare ai processi con gli “occhi della realtà” sapendo che “questo nostro ruolo è ogni giorno più indispensabile”. Per questo, ha detto Epifani, “dobbiamo essere in condizione di mettere la cultura di tutta la nostra organizzazione al passo di questa esigenza”. E il radicamento territoriale è un aspetto primario: “questa crisi, sebbene non possa essere risolta a livello territoriale, pone al territorio stesso quei problemi di vicinanza, di prossimità e di rappresentanza, senza i quali i soggetti sarebbero ancora più invisibili nella rappresentazione che di questa crisi si fa” con il rischio che chi subisce i duri effetti della crisi “scompaia” stretto nella scelta “mediatica” del governo che “propaganda ottimismo”. Un rischio fondato dal comportamento tenuto dall'esecutivo che, ha denunciato il segretario generale, “unico al mondo ha fatto finta che questa crisi non ci fosse e ha provato a rappresentarla in maniera totalmente diversa rispetto a ciò che è”.

Il segretario generale passa in rassegna gli accordi sottoscritti a livello locale, che “certo andavano fatti a livello nazionale”, ma che “ci hanno consentito intanto di dare una risposta alle persone colpite dalla crisi e che fino a ieri erano totalmente disarmate”. Ma adesso “non bisogna fermarsi ma continuare a rilanciare” ponendo al centro una politica di riforma degli ammortizzatori “che si impone”. Il corpo della CGIL deve essere cosciente del lavoro fatto, del supporto dato in questo periodo “alleviando la condizione di chi attraversa la crisi”, ma allo stesso tempo deve essere consapevole che c’è altra strada da fare: “Se qualcuno pensa che la crisi è alle spalle cambiasse immediatamente idea e si attrezzasse per capire con la propria testa che questa è la fase che avremmo davanti nei prossimi mesi con tutta la sua durezza”.

Gli effetti della crisi sono ancora “molto pesanti”. Dopo una prima fase di natura finanziaria, i riflessi sull’economia, relativi alla seconda fase, hanno causato il fermo della produzione dovuto a un crollo della domanda “forte e che non è destinato ad essere superato a breve” perché segnali di riprese non si vedono a meno che non siano ‘drogati’ da stimoli fiscali, e la vicenda Fiat è lì a dimostrarlo. Da qui il fallimento dei grandi consessi internazionali che non sono stati in grado di regolamentare i mercati. Così come nell’organizzazione del lavoro, mentre le aziende che hanno innovato sono quelle più in difficoltà, il rischio è quello che le aziende tendono a “riverticalizzare il ciclo riportando dentro tutto quello che prima facevano fare fuori” in maniera strutturale, tagliando le gambe alla filiera.

La CGIL torna a chiedere “un riordino generale degli ammortizzatori”, che passa da un raddoppio delle settimane di cassa integrazione ordinaria, perché “da qui a una o due settimane avremmo crisi di proporzioni pesantissime di grandi gruppi”, e a breve rilancerà una sua iniziativa sul fisco, vista anche “la caporetto del dato sulle entrate di questi mesi”, frutto dell’abbandono della politica di contrasto all’evasione e elusione fiscale, che sposti il suo peso “dal lavoro dipendente e da pensioni verso altri redditi”. Infine, la modifica del patto di stabilità a cui sono vincolati i comuni.

Su questi temi diventa ogni giorno più pressante la necessità di un tavolo con il governo. Una sede, ha spiegato, “dove confrontare la nostra lettura della realtà del paese e provare ad indicare al governo le scelte che andrebbero fatte per uscire dalla crisi. Fin' ora non è stato possibile, mentre il governo ha giocato sulle divisioni sindacali e ha praticato una logica totalmente autoreferenziale”. Per questo un tavolo di confronto, “dove porre con gradualità tutte le questioni”, potrebbe dare “risposte immediate a problemi che corrono il rischio di determinare una condizione sociale molto pesante”, data anche l’incertezza delle aziende rispetto al futuro.

Ma dai fatti di Torino in poi, con l’aggressione al segretario generale della FIOM, l’atteggiamento del governo, di alcuni autorevoli esponenti del governo sembra cambiare. Sulla crisi e la sua entità, infatti, “ho la percezione che non tutti all'interno del governo pensino quello che dice Berlusconi. Mi sembra di capirlo da alcuni contatti telefonici avuti con esponenti del governo in questi giorni, prima e dopo i fatti di Torino”, ha affermato il segretario generale, aggiungendo che: “Se pensassero realmente quello che dicono fuori sarei molto preoccupato”. Così come lo stesso giudizio, all’interno del governo, sulla CGIL “è tra chi vuole fare senza di noi e chi no”. Mentre anche Confindustria non è un monolite: “Vedo divaricazioni, non sempre c’è sintonia con le scelte del Governo”.

Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea di programma prevista entro l’estate e poi il varo delle commissioni che porteranno al congresso. Quanto all’assemblea di programma, l’auspicio di Epifani è che “il suo cuore deve essere un’analisi molto attenta sulle nuove disuguaglianze che la crisi propone e aggiunge alle vecchie” e legare questo ad “un’idea di sviluppo della società”. Mentre il congresso, che con tutta probabilità “si svolgerà nella crisi”, dovrà essere “snello” e fondato su di una “discussione vera e che, insieme, non faccia chiudere la CGIL dentro se stessa” perché un’organizzazione con tale forza “mantiene la propria autonomia rinnovando, non per chiudersi, ma per portare un originale forma di contributo” che parta da noi stessi. Al congresso, ha concluso Epifani, “ci dovrà essere una proposta alta su tutto: un compito che saremo in condizione di assolvere senza smarrire in questo percorso cosa noi rappresentiamo per milioni di persone”.


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