Inner graphic

Il lavoro nell'Industria

2014
24
luglio
Alcoa: CGIL, futuro ancora incerto, ma passi avanti con possibile investitore per Portovesme
Dopo l'incontro di ieri, 23 luglio, al Ministero dello sviluppo economico, il quadro resta complesso ma c'è qualche passo avanti per l'impianto Alcoa di Portovesme. Ci sarebbe infatti un nuovo soggetto interessato a rilevare l'impianto sardo (si tratterebbe della Glencore società anglo-svizzera). “Si tratta di un competitore internazionale che una volta ottenute garanzie certe sul costo e sui tempi dell'operazione di cessione, avvierà una verifica con Alcoa sulle condizioni e potrà presentare ufficialmente la manifestazione di interesse”, ha spiegato Salvatore Barone, responsabile dei Settori produttivi per la CGIL nazionale presente all'incontro. Viene così parzialmente chiarito il quadro che si prospetta per il sito sardo, per il quale viene chiesta continuità industriale con la cessione ad altra impresa.

Riguardo la necessità di procedere a una riduzione del costo dell'energia per agevolare l'insediamento di un nuovo operatore, avanzata da più parti, Barone ha sottolineato come “un altro aspetto positivo”, emerso dall'incontro di ieri, sia “il coinvolgimento diretto dell'Enel nella definizione  dei costi dell'energia, favorevole e corrispondente ad un periodo medio lungo, così da dare certezze alla multinazionale interessata all'impianto”.

Inoltre, Governo e Regione hanno assicurato al gruppo industriale interessato l'intenzione di sostenere la ripresa della produzione e dell'occupazione del sito di Portovesme mettendo a disposizione anche lo strumento del Contratto di Sviluppo e completando le infrastrutture in tempi certi.

Di fronte alla richiesta dei sindacati di prorogare la manutenzione delle celle oltre il 31 luglio per agevolare l'eventuale cessione ad altra azienda e quindi il 'restarting' dell'impianto Alcoa ha confermato l'impegno di risorse finanziarie a sostegno di un eventuale riavviamento dello smelter e ha dichiarato che la cessazione al 31 luglio del programma di manutenzione, non pregiudicherà la possibilità di riavvio dell'impianto. 

Intanto, martedì prossimo, 29 luglio si riunirà la task force composta da Governo, Regione, sindacati e ministro del Lavoro per monitorare la vicenda dello smelter di Portovesme e per discutere della questione degli ammortizzatori sociali, in particolare, ha sottolineato Salvatore Barone “per i lavoratori dell'indotto, che sono stati collocati nella shortlist composta da dodici situazioni che meritano, per la loro gravità, di accedere agli ammortizzatori in deroga a prescindere dalle nuove regole”. In attesa di nuovi sviluppi  rimane la preoccupazione per il futuro dei circa 800 lavoratori, tra diretto e indotto, dell'Impianto di Portovesme.

2013
18
luglio
Edilizia: FILLEA CGIL su dati ISTAT, è profondo rosso. Deroghe?Si sta superando limite decenza
"Qualcuno forse ancora non se ne è accorto, ma per le costruzioni è ormai profondo rosso" così commenta Walter Schiavella, segretario generale della FILLEA CGIL, i dati Istat che raccontano l’ennesimo calo della produzione nelle costruzioni. Ma la cosa più inquietante per il segretario FILLEA è che "dopo 24 trimestri consecutivi caratterizzati dal segno meno in edilizia, alla scomparsa di quasi 700mila posti di lavoro ed oltre 60mila imprese, al crollo della produzione che in alcuni comparti va oltre il 50%, alla contrazione degli investimenti pubblici di un ulteriore 5% nel 2012 sull'anno precedente, a tutto questo il governo ed il Parlamento rispondono proponendo ulteriori deregolazioni" senza rendersi conto che il settore ormai da anni "si sta deregolando da solo, grazie proprio alla latitanza dei governi in materia di politiche industriali e governo del mercato. Non basta la giungla senza regole a cui è stata ridotta l'edilizia?  O c'è ancora bisogno di ulteriori deroghe, come quelle introdotte dal decreto del "fare" in materia di sicurezza, escudendo da una serie di obblighi importanti le lavorazioni che impiegano fino ad un massimo di 10 addetti-giorno,  o in materia di Durc, portando a sei mesi la sua validità  e riducendone dunque l'efficacia?".

Per Schiavella "le forze politiche e di governo o parlano di cose che non conoscono o per conoscere le cose ascoltano solo le associazioni delle imprese. In  entrambi i casi, si sta superando il limite della decenza" conclude Schaivella, ricordando che dopo la mobilitazione nazionale de 31 maggio u.s. "con Filca e Feneal abbiamo inviato una richiesta di audizione alle commissioni parlamentari. Siamo ancora in attesa di una risposta."

2013
18
luglio
Ideal Standard annuncia chiusura del sito di Orcenico, 400 posti a rischio

Colpo di scena al ministero dello Sviluppo Economico. Mentre si stava esaminando l'atteso piano industriale con i responsabili del Gruppo "Ideal Standard", è arrivata la notizia da Bruxelles che la multinazionale americana - specializzata nella produzione di ceramica sanitaria - annunciava la chiusura dello stabilimento di Orcenico, a Pordenone (oltre 400 i lavoratori a rischio).

La riunione è stata immediatamente interrotta. Stigmatizzato il comportamento dell'azienda da parte dello stesso ministero. Dura presa di posizione delle segreterie nazionali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil che hanno immediatamente dichiarato un pacchetto di otto ore di scioperi in tutto il Gruppo.
La produzione di “Ideal Standard”, la multinazionale americana specializzata nella produzione di ceramica sanitaria, è articolata in Europa su sei stabilimenti, più uno in Egitto.

Tre dei sei stabilimenti produttivi europei sono in Italia: Trichiana (Belluno), Orcenico (Pordenone) e Roccasecca (Frosinone). Completa la presenza del gruppo in Italia la sede di Milano e la Piattaforma logistica di Brescia. In totale i dipendenti sono 1.455.

Gli stabilimenti italiani sono principalmente dedicati alla produzione di ceramica che, per il 2013, è prevista in 1,153 milioni di pezzi a fronte di una capacità produttiva pari a due milioni di pezzi anno.

Per affrontare la sovraccapacità produttiva, già dal primo gennaio 2010 l’intero Gruppo in Italia è interessato da un “Contratto di solidarietà difensivo” che è destinato a scadere il prossimo 31 dicembre 2013 e, stante la normativa vigente, non sarà prorogabile. Senza il Contratto di solidarietà o un altro ammortizzatore sociale e senza un piano commerciale e industriale espansivo, c’è un evidente rischio di ridimensionamento: la società non fa mistero di avere come obiettivi strategici l’allineamento della capacità produttiva al mercato e il recupero di competitività attraverso la riorganizzazione produttiva.

Ministero dello Sviluppo Economico, istituzioni e sindacati chiedono un nuovo Piano industriale che consenta di mantenere l’attuale configurazione con tre siti produttivi, la sede e la Piattaforma logistica evitando la chiusura di uno stabilimento. Non solo per le evidenti conseguenze sociali ma anche perché il sacrificio di uno stabilimento non garantirebbe il futuro degli altri siti ma, al contrario, indebolirebbe la Compagnia rendendo in futuro più agevole un ulteriore disimpegno.


2013
16
luglio
Lyondell Basell: sindacati, urgente incontro con il Ministro contro i licenziamenti
I segretari generali di FILCTEM CGIL, FEMCA CISL, UILTEC UIL Emilio Miceli, Sergio Gigli, Paolo Pirani hanno scritto (il testo della lettera in allegato) al ministro dello Sviluppo Economico on. Flavio Zanonato chiedendo un urgente incontro sulla situazione e le vicende in Italia della "Lyondell Basell", la multinazionale americana tra i più grandi produttori al mondo di polipropilene, che aveva annunciato qualche mese fa un forte ridimensionamento del Centro di ricerche "Giulio Natta" a Ferrara (il taglio di un quarto del budget) e avviato, nel 2010, le procedure per la chiusura dello stabilimento di Terni.

Poichè il 20 luglio scadono i tempi della procedura di licenziamento collettivo, i sindacati temono atti unilaterali di licenziamento proprio in una società (vedi i dati nella lettera) dalle evidenti solidità economiche. Peraltro "Lyondell Basell" ha sempre rifiutato nei vari incontri di prendere in considerazione le proposte sindacali ad evitare i licenziamenti collettivi (cassa integrazione, contratti di solidarietà, part-time, incentivi all'esodo volontario, ricollocazioni, ecc.).

Da qui la richiesta sindacale di incontro urgente con il ministro, anche per non far passare sotto silenzio la grave emorragia che sta subendo la chimica di base in Italia, strategica per la competitività dell'intero sistema industriale del nostro paese.

2013
12
luglio
Officine Rizzoli Ortopedia: FILCAMS CGIL, a rischio i 170 dipendenti
I lavoratori e i rappresentanti sindacali della Rizzoli Ortopedia S.p.A., a seguito delle assemblee che si sono svolte nei giorni scorsi, unitamente alla Filcams CGIL nazionale e territoriale esprimono grande preoccupazione per il futuro dell'azienda e il mantenimento dei livelli occupazionali.  Officine Rizzoli, circa 170 dipendenti, 20 filiali in tutta Italia e brevetti di alta tecnologia nella protesica, come il ginocchio e la caviglia elettronica.
 
Il prossimo 23 luglio si terrà una riunione del tavolo di crisi attivato presso la provincia di Bologna: “occorre operare per salvaguardare la realtà produttiva che da 100 anni è rappresentata delle Officine Rizzoli Ortopedia” afferma la Filcams Cgil.

Nel corso delle assemblee si è manifestata la grande amarezza dei lavoratori e delle lavoratrici.  “Si fa fatica infatti, a comprendere come una azienda che, a detta di tutti, ha capacità produttive, competenze e professionalità all'altezza del compito, si trovi  in una tale situazione e con il rischio della cessazione dell'attività” prosegue il sindacato. “Insieme ai lavoratori ci batteremo con tutti i mezzi a disposizione per difendere i posti di lavoro e un patrimonio tecnico, professionale e umano  del Paese che ancora oggi è rappresentato dalle Officine Rizzoli Ortopedia.”

È per questo che la Filcams CGIL, unitamente a tutti gli addetti della Rizzoli Ortopedia vuole lanciare un appello a tutte le Istituzioni Locali e Nazionali affinché vengano percorse tutte le strade possibili per tutelare  i posti di lavoro.

2013
10
luglio
Menarini: FILCTEM CGIL, contratto di solidarietà per 1.600 lavoratori. Salvi i 730 esuberi dichiarati
Dopo una lunga e complessa trattativa, il 9 luglio a Firenze Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e le Rsu interessate hanno sottoscritto un importante accordo con la “Menarini”, il primo gruppo farmaceutico italiano in Europa, per l'applicazione del contratto di solidarietà, a fronte – si ricorderà - della recente dichiarazione da parte dell'azienda di 730 esuberi. L'accordo di solidarietà riguarderà tutti i 1600 lavoratori, informatori scientifici del farmaco, area manager e SCM.

La riduzione di orario – dicono in una nota i sindacati - sarà pari al 30% con conseguente riduzione della retribuzione del 6%; per l'azienda “Lusofarmaco” (187 persone) invece la riduzione di orario sarà pari al 10% con conseguente riduzione della retribuzione del 2%.

Soddisfatti i sindacati che hanno espresso un giudizio positivo sull'intesa, soprattutto “perché evita i licenziamenti – aggiungono - che sarebbero stati posti in essere dalla società a fronte degli esuberi dichiarati”.

“Questo accordo dimostra – commenta Marco Falcinelli, segretario nazionale Filctem-Cgil - che è possibile, contrariamente a quanto accaduto in altre imprese anche italiane, trovare soluzioni valorizzando la responsabilità sociale di impresa e puntare così alla salvaguardia e alla tutela dell'occupazione”.

2013
9
luglio
Poltronesofà: FILCAMS e NIdil CGIL, contratti illegittimi e certificazioni farsa, il tribunale di Torino ordina all'azienda di reintegrare tre lavoratori

Con tre sentenze emesse in quattro giorni, il Tribunale di Torino ha accolto le richieste di altrettanti lavoratori che operavano come addetti alle vendite presso i negozi Poltronesofà con contratto di associazione in partecipazione, riconoscendo i rapporti di lavoro come subordinati e condannando l'azienda a reintegrare i lavoratori licenziati all'interno del punto vendita.

Il caso riguarda due lavoratrici e un lavoratore, difesi dalla CGIL, che si erano opposti al ricatto imposto dall'azienda di certificare come “autonomo” il proprio contratto di associazione in partecipazione, e che per questo motivo erano stati licenziati.

La corsa alla certificazione dei contratti di associazione in partecipazione si è determinata a causa della possibilità lasciata dalla riforma del mercato del lavoro che, pur avendo fissato a 3 il numero massimo di associati per punto vendita ha “salvaguardato” i contratti oggetto di certificazione, offrendo così un escamotage per le aziende che volevano evitare di mettersi in regola con la legge.

Nella fattispecie, nelle sentenze torinesi i giudici affermano che Poltronesofà ha cercato di forzare gli associati a sottoscrivere le istanze di certificazione, distribuendo ai lavoratori un formulario già precompilato dall’azienda e convocandoli “tassativamente” presso la sede centrale di Forlì. Un comportamento che connota una significativa “mancanza di buona fede dell’azienda”, e che ha indotto i giudici a ritenere illegittimi i licenziamenti.

Secondo il tribunale, gli associati in partecipazione erano a tutti gli effetti dei lavoratori subordinati: esisteva infatti un mansionario/vademecum in cui erano specificate tutte le attività da svolgere e a cui i lavoratori dovevano attenersi pedissequamente; erano fissati obblighi di presenza, turni e orari di lavoro (compresi quelli delle aperture domenicali); le ferie erano unilateralmente stabilite dall'azienda, la retribuzione fissa. Tutti elementi evidenziati dai giudici nelle sentenze per rilevare la natura subordinata dei rapporti di lavoro svolti all'interno dei negozi di questa nota catena commerciale.

Il Tribunale ha conseguentemente ordinato all'azienda di reintegrare i lavoratori nel loro posto di lavoro applicando l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, e ha disposto il pagamento del risarcimento del danno subito.

Tre sentenze che fanno giustizia per i lavoratori di Torino, ancora più importanti dato che l’azienda in questione si è rifiutata di rispondere alle richieste di incontro del sindacato.

Anche alla luce delle sentenze di Torino la CGIL, attraverso le categorie di Filcams e Nidil, proseguirà la campagna iniziata nel 2011, sostenendo i lavoratori associati in partecipazione di Poltronesofà su tutto il territorio nazionale, e rinnovando all’azienda la richiesta di incontro congiuntamente a Cisl e Uil.

2013
8
luglio
Aptuit: FILCTEM CGIL, l'azienda farmaceutica avvia la mobilità per 65 dipendenti nel centro di ricerche di Verona
L'azienda tradisce gli impegni presi. Subito un incontro al ministero dello Sviluppo Economico
La “Aptuit srl”, società farmaceutica americana, ha aperto ufficialmente la procedura di riduzione del personale con l’avvio della mobilità per 65 dipendenti su 398 impiegati nella sede di Verona: provvedimento questo preso unilateralmente, nonostante la ferma opposizione di Rsu e organizzazioni sindacali che avevano chiesto di valutare in fase preventiva ogni misura alternativa alla riduzione del personale.

Giova ricordare che il 4 febbraio 2010, la “Glaxo Smith Kline” (GSK) – la multinazionale farmaceutica inglese allora proprietaria del sito - espresse l’intenzione di chiudere l’intero Centro Ricerche e Sviluppo (R&D) presente a Verona fin dal 1970. Al fine di trovare una soluzione al grave problema occupazionale che si paventava, il 1° luglio 2010 GSK sottoscrisse l'accordo con i sindacati al ministero dello Sviluppo Economico per la cessione del ramo di azienda  della ricerca appunto ad “Aptuit”, garantendo, oltre ad un notevole supporto economico triennale per l’avviamento dell’attivita’, i princìpi di tutela dell’occupazione, delle professionalità, dell’eccellenza scientifica e della sostenibilità della nuova realta’ “Aptuit srl”.

Clamoroso il secco dietro-front  della multinazionale americana “che, a pochi giorni dalle garanzie economiche fornite tre anni prima, tradisce quell'impegno contratto al ministero!”, commenta polemico Marco Falcinelli, segretario nazionale Filctem-Cgil. “Per tre anni - spiega il segretario - abbiamo pressato Aptuit affinche' presentasse in modo trasparente il suo piano di sviluppo per le attivita' di ricerca acquisite nel 2010 da GSK, e per tre anni ci e' stato sempre risposto che l'impegno della societa' nel mantenere l'attivita' e l'occupazione non sarebbe stato messo in discussione”.

Immediata la richiesta di Falcinelli: “E' necessaria una urgente convocazione da parte del ministero dello Sviluppo Economico; la ricerca e' un bene e una attivita' che riguarda il Paese e non puo' essere messa in discussione dalle strategie "commerciali" della multinazionale americana”.

2013
5
luglio
Natuzzi: FILLEA CGIL, sospensione mobilità risultato parziale ma non sufficiente. Ora serve vero piano industriale

"Non è la revoca che avevamo chiesto ma è comunque un primo se pur parziale risultato, frutto delle mobilitazioni dei lavoratori e rispetto al quale diamo comunque atto al sottosegretario De Vincenti per l’impegno profuso”. Ad affermarlo è il Segretario Generale della FILLEA CGIL al termine dell'incontro tra Mise, sindacati e vertici della Natuzzi, aggiungendo che “quanto deciso oggi potrebbe consentire l’apertura di un vero confronto, avendo più tempo a disposizione per ricercare vie d’uscita ad una vicenda che da troppi anni si trascina e che rende necessaria la ricerca di soluzioni e strumenti diversi dal passato”.

La Natuzzi ha, infatti, accettato di sospendere la mobilità avviata per i 1.726 dipendenti in attesa degli sviluppi

del tavolo di confronto avviato oggi al ministero dello Sviluppo, con sindacati e Regioni. Il prossimo incontro è stato fissato per il 15 luglio. Intanto il Governo ha reso noto di voler istituire un ''tavolo tecnico'' per affrontare la situazione del distretto del salotto.

La cosa più importante, per il numero uno della FILLEA CGIL "è che questo tempo può essere utilizzato per articolare finalmente un confronto degno di questo nome. La costruzione di un tavolo tecnico presso il Mise deve rendere possibile ciò che possibile finora non è mai stato, capire tutti gli elementi sulla base dei quali l’azienda arriva ad assumere le sue decisioni e farne oggetto di un vero confronto, a partire da quello sul piano industriale sugli assetti produttivi e sui costi”. Un confronto, aggiunge Schiavella “sul cui esito per parte nostra resterà forte ed indissolubile il rapporto ed il giudizio con i lavoratori. Quello che l’azienda anche oggi ha presentato non è infatti ancora un vero piano industriale, ma resta un inaccettabile piano di tagli dell’occupazione per i due terzi del totale dei dipendenti e di dimezzamento del costo del lavoro per chi resta”. Come evidente, conclude il leader della FILLEA CGIL “a quel tavolo noi pretenderemo che tutto ciò cambi ed in relazione a ciò decideremo le nostre iniziative".



2013
4
luglio
Natuzzi: FILLEA CGIL, la scommessa di Pasquale Natuzzi non è produrre a basso costo senza trucchi

Produrre a basso costo ma senza trucchi? Non so se sia possibile ma so per certo non è questa la scommessa di Pasquale Natuzzi, come invece Dario Di Vico oggi tenta di spiegarci dalle pagine del Corriere della Sera, scomodando addirittura Adriano Olivetti per un paragone a mio parere incauto ed improponibile.

Prima questione. Confermo il nostro giudizio sulla decisione dell’azienda di mettere in mobilit
à 1.726 lavoratori: è vergognoso ed inaccettabile. La CIG Straordinaria viene autorizzata dal Ministero sulla base di un piano di ristrutturazione. Natuzzi due anni fa ha presentato il suo piano, che prevedeva una nuova linea di prodotto, da prodursi a Ginosa e Santeramo. La CIGS fu autorizzata ma quel piano di ristrutturazione che fine ha fatto? La nuova linea è prodotta in Romania, e Ginosa va alla chiusura!

Quindi, in questa situazione anziché avventurarsi in paragoni sempre difficili quanto spesso impropri perché invece non analizzare la profonda diversità del contesto socio economico di oggi rispetto a quello nel quale crebbe l’impresa di Olivetti? Allora, c’era un paese che cresceva, spinto non solo dalla fase economica favorevole e da un mercato più domestico che globale, ma anche da robuste politiche industriali e dalla strutturazione di un quadro normativo di diritti e tutele che dava qualità al lavoro e alle produzioni.
Ecco, oggi è proprio questo che manca, sostituito invece da una costante spinta alla de regolazione del lavoro e dei mercati, nonché da una altrettanto pericolosa rincorsa alla riduzione dei costi.

Cosi, in questi anni si è fortemente indebolito il quadro delle regole a presidio della qualità del lavoro e della trasparenza dei mercati, fattori questi che, insieme all’indebolimento dei controlli, hanno prodotto la crescita esponenziale del lavoro nero ed irregolare.

Mentre le imprese ed il Soloni teorizzatori della “efficacia della mano invisibile dei mercati” sostenevano queste tendenze, la CGIL e La FILLEA non hanno mai perso occasione per denunciare, a Roma come a Bari, il lavoro nero e la penetrazione criminale nell’economia e, soprattutto, hanno agito di conseguenza, con denunce ed iniziative legislative per contrastare questi fenomeni, per citarne una fra tutte la campagna e la legge contro le nuove forme di caporalato.

Allora, di quale complicità del sindacato parla Di Vico? Ognuno di noi è giusto si interroghi su ciò che di più e meglio si sarebbe potuto fare ma prima di guardare la pagliuzza negli occhi altrui sarebbe meglio per tutti controllare la trave nei propri. Purtroppo, la cosa preoccupante in tutta questa vicenda è data dal fatto che essa non si discosta da questa impostazione prevalente in questi anni. Infatti, come è pensabile affrontare quello che pomposamente viene definito un piano industriale ed invece è un brutale piano di dismissione, con la pretesa di intervenire sul costo – minuto del lavoro portandolo da 90 a 50 centesimi?

In proposito, si pongono almeno due questioni che vanno analizzate. La prima: chi ha contabilizzato quei costi e come lo ha fatto? Quando alcuni mesi fa Pasquale Natuzzi ipotizzò di riportare in Italia alcune produzioni, a condizioni che si abbassasse il costo del lavoro (anche se allora, solo pochi mesi fa, a detta dell’azienda il costo – minuto era di 86 centesimi…mistero dei numeri!) non ha ricevuto una chiusura secca da parte del sindacato ma una semplice condizione preventiva all’apertura di ogni confronto: si chiarisse come si erano fatti quei conti e quali fattori erano stati computati..una risposta che non abbiamo mai avuto e che ancora attendiamo.

La seconda: qual è la dimensione esatta della sua filiera di fornitori, quali contratti li legano all’impresa committente, quale certificazione della regolarità del lavoro che lì viene impiegata? Un’altra risposta che ancora non è mai arrivata.

Oggi, quindi, ci consentirete almeno qualche dubbio circa la praticabilit
à della creazione di cooperative per la sub fornitura? E’ ovvio, infatti, che con quegli obiettivi di costo il sospetto che con questa operazione la Natuzzi voglia costruirsi la sua rete di “cinesi” con i suoi ex lavoratori e per di più attingendo ai denari pubblici dell’accordo di programma, è quanto mai fondata.

Se così fosse, questa ipotesi non potrà che vederci contrari. In ogni caso, sia chiara una questione: non si discute con una pistola fumante sul tavolo. Si ritirino le procedure di mobilità avviate e si avvii un confronto vero su un piano industriale degno di questo nome.

Non siamo certo un sindacato radicale, siamo gli stessi che non hanno avuto paura in un momento di grandi divisioni di mantenere saldi i rapporti unitari e di costruire per contrastare la crisi una alleanza con il sistema delle imprese che ha portato agli stati generali delle costruzioni e a manifestare in piazza con loro. Noi siamo sempre gli stessi. Siamo un sindacato che discute e che ricerca le soluzioni ed in rapporto ad esse gradua gli strumenti di lotta. Nessuna sconfitta di un'ala dura che non esiste, ma un movimento di lavoratori unito che sa scegliere cosa fare con un unico esclusivo interesse, difendere il lavoro e i lavoratori.


il Lavoro


Categorie

© CGIL 2015 | Credits | Privacy