L’autorità antitrust predica bene e razzola male

17/02/2009 Blocca i concorsi pubblici per risparmiare e poi assume decine di persone per chiamata diretta

La CGIL ha più volte manifestato la propria preoccupazione per il funzionamento delle Autorità di controllo e di garanzia, ben consapevole del fatto che dal loro corretto operare dipende l’efficienza dei mercati e, in generale, la competitività del sistema economico. Nel convegno dell’ottobre scorso sono stati discussi alcuni sviluppi recenti nel modo di operare delle autorità che suscitano dubbi e perplessità. E’ stata sottolineata con forza la rilevanza della gestione interna delle Autorità quale presupposto della loro indipendenza.

Alcuni eventi delle ultime settimane concernenti l’Antitrust, la cui responsabilità ricade anche sul Governo, sembrano avvalorare tali preoccupazioni.

A seguito del taglio del contributo statale (del 30% circa) disposto dalla Legge finanziaria 2009, è stata introdotta una nuova modalità di autofinanziamento dell’Autorità e questa, a sua volta, ha dato corso a gravose limitazioni di spesa, fra cui il blocco delle assunzioni attraverso concorsi, alcuni banditi altri invece già espletati, con candidati risultati vincitori in attesa soltanto della formale delibera di approvazione delle graduatorie. Da ultimo, nei giorni scorsi, l’Amministrazione è intervenuta tagliando drasticamente gli straordinari e le spese di missione.

La soluzione prospettata in sede governativa per garantire entrate all’Autorità senza gravare sul bilancio dello Stato, è stata quella di prevedere che una parte dell’entrate per le sanzioni comminate in sede di applicazione della disciplina in tema di pratiche commerciali scorrette sia destinata direttamente all’Autorità, come disposto dall’articolo 9 del Decreto-Legge 30 dicembre 2008, n. 207, (“Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti”).

Si tratta di una scelta assai discutibile, senza paralleli nelle maggiori Autorità Antitrust mondiali, che rischia di minare quella reputazione di indipendenza e di autonomia che l’istituzione deve possedere per svolgere efficacemente i suoi compiti di garante super partes del corretto gioco della concorrenza nel mercato e di soggetto incaricato di tutelare i consumatori da pratiche commerciali scorrette, tanto a livello nazionale che comunitario.

Due, in particolare, sono i profili problematici: 1) il provvedimento lede il principio di indipendenza ed autonomia organizzativa dell’Autorità e 2) introduce incentivi distorsivi nell’attività istituzionale dell’Autorità.

1) Nella formulazione della norma emerge il disagio dello stesso legislatore, che ha ritenuto di dover fortemente vincolare la concessione di tale forma di autofinanziamento. I fondi così raccolti, infatti, dovranno essere destinati “a spese di carattere non continuativo e non obbligatorio”.

La destinazione esclusiva “a spese di carattere non continuativo e non obbligatorio” lede l’autonomia dell’Autorità e gli impedisce di utilizzare tali entrate per lo svolgimento della propria attività istituzionale ordinaria. La difficoltà di identificare quando una spesa sia o meno di carattere non continuativo e non obbligatorio è suscettibile di introdurre elementi di scarsa trasparenza e di opacità nello svolgimento dell’attività dell’Autorità.

Tenuto conto che in strutture come la nostra gran parte del bilancio è necessariamente costituito da spese fisse per la retribuzione dei dipendenti – il rischio è la creazione di una sorta di struttura parallela formata da dipendenti a tempo (comandati, fuori ruolo, interinali, consulenti, ecc.) non selezionati attraverso procedure concorsuali. In tal caso, la FISAC-CGIL non potrebbe che ribadire le preoccupazioni già in passato manifestate per una gestione degli ingressi di personale in Autorità sottratta alle regole di trasparenza e professionalità che dovrebbero presiedere alla selezione del personale cui sono affidati compiti così delicati come quelli che reggono l’attività dell’Autorità.

Questa organizzazione sindacale sottolinea, peraltro, come proprio in ragione della delicatezza dei compiti svolti sia essenziale che il personale addetto alle istruttorie sia formato in larga misura da dipendenti di ruolo, a tutela della loro indipendenza e di quella dell’istituzione.

Inoltre, il decreto prevede che “l'importo di 50.000 euro può essere ridotto o incrementato ogni sei mesi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, avente natura non regolamentare, in relazione a specifiche esigenze dell'Autorità”. Ciò comporta che per la prima volta nella storia dell’Autorità, una voce rilevante dell’entrate potrà essere controllata direttamente dal Capo del Governo, senza la necessità del vaglio legislativo parlamentare. Tra l’altro, il provvedimento non è nemmeno soggetto a pubblicazione e, soprattutto, al parere del Consiglio di Stato.

2) Infine, appare evidente come il prelievo di una quota fissa delle sanzioni irrogate nell’attività di repressione delle pratiche scorrette possa indurre l’Autorità ad accentuare la politica sanzionatoria, in termini di numero delle sanzioni applicate, anche a scapito del perseguimento dei casi più rilevanti, ai quali è necessario dedicare maggiori risorse lavorative e dai quali ci si potrebbe attendere, pur in presenza di sanzioni più elevate, un gettito pari ai casi minori.

Si auspica, quindi, che

(a) l’autofinanziamento basato sulle sanzioni di tutela del consumatore sia dichiarato temporaneo e vigente solo nelle more di una revisione delle modalità di finanziamento dell’Autorità che potenzi le fonti non erratiche e

(b) sia intanto soppressa la limitazione alle spese non continuative e non obbligatorie di cui sopra.

Per quanto concerne la politica di bilancio seguita dall’Autorità anche a seguito dei tagli governativi, la CGIL intende sottolineare la propria contrarietà con particolare riferimento alla politica delle assunzioni e, in generale, di gestione del personale. Risulta dalla Relazione del Collegio dei Revisori, resa pubblica nei giorni scorsi, che “il personale comandato (…) passa dalle 19 unità del 2006 alle 46 unità del 2008” e che il relativo costo è passato dagli 1,5 milioni di euro del 2007 ai 3,9 milioni di euro del 2008. Poiché il risparmio ottenuto dalla sospensione di tutti i concorsi è stato pari a 1,6 milioni di euro, è chiaro che il risparmio per non aver effettuato i concorsi pubblici è stato di gran lunga inferiore al maggior costo per aver accresciuto il numero dei comandati (pari a 2,4 milioni di euro). Tale personale, come noto, non è soggetto ad alcun tipo di selezione pubblica. Se ai comandati si aggiungono il lavoratori interinali (8 unità) ed altro personale in servizio a vario titolo (in “fuori ruolo”, prestato da altre amministrazioni, con contratti di collaborazione non preceduti da una selezione pubblica, ecc.) si spiega anche la crescita spropositata del personale dell’Autorità che – quasi in assenza di concorsi – con il nuovo Collegio è passato da meno di 200 unità ad oltre 300.

La CGIL ha più volte stigmatizzato, da ultimo al Congresso nazionale della FISAC-CGIL, queste modalità di assunzione del personale e segnalato il pericolo che esse possono rappresentare per l’indipendenza dell’istituzione. Non è il comportamento che ci si dovrebbe attendere da un’autorità di concorrenza, che dovrebbe valorizzare la competizione pubblica e che sempre richiama le altre amministrazioni al ricorso a procedure di evidenza pubblica. Si chiede pertanto all’Autorità di intraprendere una politica di assunzioni più trasparente, che non faccia ricorso ad ingressi di personale fuori dei concorsi pubblici che prevedano requisiti di elevata professionalità, come sempre è stato in passato. Si chiede, inoltre, che i tagli di bilancio vengano effettuati in maniera equa e non discriminatoria, sulla base di un’attenta valutazione delle diverse fonti di spesa.

Segreteria nazionale Fisac Cgil

Cgil nazionale - Dipartimento Reti e Terziario

Roma, 17 febbraio 2009


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