Uganda: ucciso attivista Gay, la CGIL condanna

27/01/2011

La CGIL si unisce al dolore e allo sdegno degli attivisti per i diritti umani e civili di tutto il mondo, e in particolare delle associazioni gay, lesbiche e trans, per la morte violenta di David Kato Kisule, esponente di rilievo dell'organizzazione Sexual Minorities Uganda. In una nota Maria Gigliola Toniollo, responsabile del settore Nuovi diritti della CGIL Nazionale, ricorda come “in una recente visita a Roma, invitato al Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, David Kato Kisule aveva testimoniato delle persecuzioni di cui sono vittime le persone trans, lesbiche e gay in Uganda, da parte di organizzazioni del fondamentalismo religioso i cui predicatori trovano terreno fertile tra la popolazione che vive nella miseria e nella disperazione”.

L’attivista per i diritti umani e civili assassinato, ricorda Toniollo, “aveva raccontato di come in Africa e in particolare nel suo Paese, la situazione fosse sempre più pericolosa per gli attivisti omosessuali, tanto che durante le udienze in Tribunale egli era protetto da volontari delle ONG internazionali e difeso da diplomatici di ambasciate occidentali che lo avevano salvato da diversi tentativi di linciaggio”.

La CGIL sottolinea come “nonostante un clima tanto rischioso e carico di odio tuttavia David, con molto coraggio e determinazione, aveva avviato una iniziativa legale contro la rivista Rolling Stones e lo scorso 7 gennaio l’Alta Corte ugandese aveva condannato la rivista, difendendo le persone gay perseguitate. David era stato ascoltato anche dalla Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo e, mentre molte ONG internazionali si mobilitavano in diversi paesi del mondo, il Parlamento Europeo approvava una Risoluzione di condanna nei confronti delle violenze in Uganda”. In conclusione la CGIL “si unisce alla richiesta promossa da SMUG (Sexual Minorities Uganda), Human Rights Watch, Global Rights, Global LGBT Advocacy, Npwj, e altre ONG, affinché il Governo protegga gli attivisti in pericolo in Uganda e si avvii - conclude la nota - quanto prima un dialogo con le autorità e le organizzazioni politiche e religiose del Paese”.


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