Liberalizzazioni: CGIL, in servizi pubblici 187mila lavoratori, 37 mld di fatturato

11/02/2012 “Con decreto rischio caos, servono politiche industriali”

Oltre 186 mila lavoratori impiegati per un fatturato di circa 37 miliardi, pari al 2,3% del Pil nazionale. Sono questi i numeri che caratterizzano il settore dei servizi pubblici locali frutto delle oltre 6 mila aziende sull'intero territorio nazionale, spesso piccole e piccolissime, controllate per il 90% direttamente dagli enti locali. Numeri che la CGIL ricorda per lanciare un allarme: nell'arco di un periodo di 15 anni saranno necessari investimenti pari a circa 100 miliardi (9,8 annui) che “il decreto liberalizzazioni/privatizzazioni così come congegnato non potrà garantire se non accompagnato da politiche industriali da avviare attraverso la fiscalità generale”.

Il sindacato di corso d’Italia accende così un faro sul decreto 'cresi Italia' che, dopo la pioggia di emendamenti registrati ieri, entro poche settimane dovrà essere convertito in legge ma precisa: “Non mettiamo in discussione l'esigenza e la necessità di dare al settore tranquillità normativa e aiutare i processi di maggiore dimensionamento”, spiega il responsabile Servizi pubblici locali di corso d'Italia, Antonio Granata, sottolineando però come tutto ciò debba partire da un assunto: “Il settore va inquadrato nella logica di politiche industriali e non meramente di servizio, senza sottrarsi all'idea di rendere più competitivo il Paese anche attraverso i servizi pubblici locali”.

Guardando infatti le performance economiche dei servizi pubblici locali si evidenzia come negli ultimi sette anni si sia registrata una “sostenuta crescita economica delle local utilities”, sia pure con differenze geografiche e criticità nei singoli settori di attività, che hanno prodotto nel 2010 un fatturato di 36,9 miliardi di euro, come emerge da elaborazione di studi Nomisma e Confservizi, con un aumento di circa il 72% tra il 2004 e il 2010. Dati di un settore dal “carattere anticiclico” e che non ha bisogno di “norme generiche, come quelle presenti nel decreto, che prescindono dalla natura e dalle mission dei diversi servizi”, osserva Granata. Il rischio presente nel decreto è quello di “produrre un caos organizzativo, a svantaggio delle autonomie locali, senza invece avviare quelle politiche industriali necessarie per la crescita dimensionale e per l'efficacia dei servizi”.

Entrando nel dettaglio dei dati, frutto della elaborazione di studi Nomisma e Confservizi, si rileva come a livello territoriale il processo di sviluppo degli operatori è stato disomogeneo: nel centro nord si è realizzato il consolidamento dei poli industriali operanti sopratutto nei sevizi energetici e ambientali che hanno favorito rilevanti dinamiche di sviluppo economico e produttivo, nel Mezzogiorno invece sono prevalse logiche localistiche volte a circoscrivere il rapporto degli operatori con gli enti locali di riferimento. Nonostante l'incisivo valore della produzione determinato dall'aumento del prezzo delle materie prime, le imprese pubbliche nel 2010 hanno raggiunto un risultato di esercizio di oltre 1,6 miliardi di euro, raggiungendo un + 25% di crescita in valori correnti dal 2004. In merito agli investimenti realizzati, i dati rilevano una crescita complessiva del sistema negli ultimi sette anni, con un indice pari a 152. Il dato del 2010 registra una crescita del 4% rispetto al 2009. A livello nazionale, nel 2009 le local utilities rappresentano il 2,3% del PIL nazionale. Infatti il fatturato di queste ultime raggiunge nel 2010 un indice pari a 172, mentre il valore della produzione nazionale si attesta a 111 nello stesso anno.

Anche sul fronte dell'occupazione, lo sviluppo complessivo delle aziende associate a Confservizi ha permesso di mantenere costante il numero totale dei dipendenti, sopratutto negli ultimi anni. Nel 2010 gli addetti occupati sono stati 186.310 con un leggero incremento, pari al 5% negli ultimi sette anni. Tale aumento risulta anche superiore a quello registrato a livello nazionale, pari all'1,7% nello stesso periodo, confermando “la natura “labour intensive” dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento ai servizi ambientali e al trasporto pubblico locale”.

Calcolando gli investimenti necessari per sopperire al fabbisogno (non solo manutenzione ma anche sviluppo) la CGIL quantifica un costo complessivo di circa 9,8 miliardi anni, per la cifra complessiva di circa 100 per 15 anni. Risorse così suddivise. Per il settore idrico il fabbisogno per interventi di manutenzione, infrastrutture e limitazione delle dispersioni in un orizzonte temporale trentennale è valutato in oltre 64 miliardi corrispondente ad una spesa annua di 2,13 miliardi di euro. Per quanto riguarda il settore rifiuti invece il fabbisogno complessivo infrastrutturale è valutato intorno ai 12-13 miliardi per la costruzione di impianti a cui aggiungere circa 6 miliardi per gli impianti di compostaggio. Anche il settore energia elettrica e del gas necessita di forti investimenti valutati intorno ai 4,6 miliardi di euro per ammodernamenti e ampliamenti delle reti. Infine, per
quanto riguarda il trasporto pubblico locale la stima per un investimento complessivo per adeguare l'età media del parco mezzi su gomma ai livelli europei è di oltre 6,5 miliardi di euro in sette anni.

In sintesi, nell'arco di un periodo mediamente di 15 anni occorrerebbero investimenti pari a circa 100 miliardi, oppure 9,8 miliardi annui che sicuramente non potranno essere coperti dal ‘cresci Italia’ se non viene accompagnato da politiche industriali pubbliche e dalla fiscalità generale. Solo nell'anno 2010 la capacità di investimento delle imprese pubbliche ha raggiunto i 6 miliardi di euro, con una ovvia diversa distribuzione nei singoli settori.

In basso dati e fabbisogno per i singoli comparti che compongono i Servizi pubblici locali.

Settore idrico: nel 2010 registra un miglioramento dei ricavi pari al 3,5% dovuto all'incremento delle tariffe e all'aumento delle utenze; una ripresa degli investimenti del 10,3% rispetto al 2009. Il fabbisogno per interventi di manutenzione, infrastrutture e limitazione delle dispersioni in un orizzonte temporale trentennale è valutato in oltre 64 miliardi corrispondente ad una spesa annua di 2,13 miliardi di euro.

Settore dei rifiuti: nel 2010 si registra un aumento dei ricavi pari al 3,7% dovuto essenzialmente all'espansione delle attività gestite dalle local utilities ed all'acquisizione di nuovi affidamenti; per quanto riguarda gli investimenti, si rileva un aumento dell'8,9% nel 2010, pari a 1,1 miliardi di euro. Il fabbisogno complessivo infrastrutturale è valutato intorno ai 12-13 miliardi per la costruzione di impianti a cui aggiungere circa 6 miliardi per gli impianti di compostaggio.

Settori energia elettrica e del gas: nel 2010 si registra un miglioramento sostenuto dei ricavi nel settore dell'energia elettrica,+ 7,4% e nel gas, +6,6%. Anche questo settore, quanto mai importante, necessita di forti investimenti valutati intorno ai 4,6 miliardi di euro per ammodernamenti e ampliamenti delle reti.

Trasporto pubblico locale: il 2010 evidenzia i disavanzi strutturali dovuti in gran parte sia agli oneri di universalità, sia alle sue caratteristiche operative. La stima per un investimento complessivo per adeguare l'età media del parco mezzi su gomma ai livelli europei è di oltre 6,5 miliardi di euro in sette anni. Tuttavia, a livello empirico, nel biennio 2009/10 si è registrata una riduzione degli investimenti di circa il 15% dovuta alla contrazione del Fondo regionale dei Trasporti, a seguito delle forsennate politiche di razionalizzazione della spesa pubblica.


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