Sentenza del Consiglio di Stato su l'Acqua

31/01/2013

Pubblichiamo in allegato la sentenza del Consiglio di Stato relativa alla richiesta, formulata dall'Autorità per l'energia e il gas, di parere in merito agli effetti del referendum del 12 e 13 giugno 2011, relativo ai criteri per la determinazione della tariffa del servizio idrico.

L'Autorità, così come deliberato in data 28 dicembre 2012, ha avviato il procedimento per l'esercizio del potere tariffario assegnatole in materia di servizi idrici ed in specie per l'adozione del provvedimento tariffario transitorio a valere dal 1° gennaio 2012 ma con effetto sulle tariffe degli utenti finali a decorrere dal 1° gennaio 2013: provvedimento da applicarsi nelle more dell'adozione del metodo definitivo.

Come ricorderete definimmo la delibera dell'Autorità confusa, contraddittoria e pericolosa perchè, in sostanza, sostituiva la dicitura “ remunerazione del capitale investito “ con la dizione “ oneri fiscali “ che di fatto non cambiamo la sostanza.

Il Consiglio di Stato, seconda sezione, nell'adunanza del 19 dicembre 2012 ma resa pubblica ed effettiva in data 25 gennaio 2013, pone una pietra miliare sull'interpretazione degli esiti referendari. Infatti, alla domanda dell'Autorità se già a far data dal 21 luglio 2011, ossia dalla data in cui ha avuto effetto l'intervenuta abrogazione referendaria dell'art. 154, comma 1, d. lgs 3 aprile 2006, n. 152, nella parte in cui prevedeva, tra i criteri per la determinazione della tariffa per il servizio idrico integrato, “ l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito “, debba ritenersi abrogato in modo esplicito anche il D.M. 1° agosto 1996 nella parte in cui prevedeva la remunerazione del capitale investito o se invece l'art. 170, comma 3, lettera l, d.lgs 152/06, non inciso dal referendum potesse essere utilizzato per continuare ad adottare un metodo tariffario che sostanzialmente aggirasse l'esito referendario.

A questo specifico quesito la sezione del Consiglio di Stato ritiene che l'applicazione fatta dello stesso decreto 1° agosto 1996 a far data dal giorno 21 luglio 2011 in cui il referendum ha prodotto effetti non sia stata coerente con il quadro normativo risultante dalla consultazione referendaria; per cui gli effetti propri del referendum del 2011 non possono non essere estesi al D.M. 1° agosto 1996. In definitiva, il Consiglio di Stato ritiene che il D.M. 1° agosto 1996, limitatamente alla parte in cui considera il criterio dell'adeguatezza della remunerazione dell'investimento, che ha avuto applicazione nel periodo compreso tra il 21 luglio e il 31 dicembre 2011 è in contrasto con gli effetti del referendum del 12 e 13 luglio.

Va da se che a questo punto si pone il problema dell'efficacia della delibera dell'Autorità e della sua legittimità. Ovviamente stiamo riflettendo su come intervenire e con quali mezzi, rimane il problema politico che la deliberazione dell'Autorità rischia seriamente non solo di non tenere conto dell'esito referendario, ma incrementi le tariffe incidendo ulteriormente sul potere d'acquisto dei salari e delle famiglie, non praticando il concetto di progressività diversificando le tariffe per uso civile da quelle industriali ed agricole.


Allegati:
 Consiglio_di_Stato_su_acqua.pdf
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