Province: CGIL e FP, servono garanzie su servizi e occupazione

26/07/2013 “La discussione in Parlamento deve provvedere”

“Aspettiamo di leggere il testo definitivo del provvedimento varato dal Consiglio dei ministri in materia di Comuni, Province e Città metropolitane. Quello che girava nei giorni scorsi continuava a mancare di garanzie sui servizi così come sull'occupazione per i tanti lavoratori delle province e dei comuni coinvolti in questo processo”. E' quanto affermano in una nota il segretario confederale della CGIL, Danilo Barbi, e il segretario generale della FP CGIL, Rossana Dettori.

“Continuiamo a ritenere necessario - proseguono i due dirigenti sindacali - il riordino del sistema delle autonomie locali e della amministrazione centrale, non con interventi estemporanei, ma con un disegno organico che realizzi un sistema integrato di livelli istituzionali, in cui siano chiaramente definite competenze e funzioni, al fine di determinare efficacia ed efficienza, e dove siano garantiti adeguati servizi ai cittadini, regole e occupazione stabile per il lavoro alle dipendenze delle stesse amministrazioni. Senza di ciò si tratterebbe non di un intervento di riforma, ma di restrizione dello spazio pubblico. Verificheremo se questi obiettivi sono contenuti nel testo approvato ed in ogni caso faremo sentire la nostra voce nelle istituzioni e nel paese”.

In tema di garanzie occupazionali, aggiungono Barbi e Dettori, “dopo le rassicurazioni verbali del Presidente Letta e del Ministro Delrio, ci aspettiamo puntuali garanzie normative. Così come ci aspettiamo che  con la stessa sollecitudine il Governo in carica dia corso alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità di alcuni articoli del decreto Salva Italia varato dal Governo Monti. Si garantisca il funzionamento e l'ordinario finanziamento dei servizi che le attuali Province svolgono, superando il regime commissariale previsto dagli articoli censurati dalla Consulta. La pubblica amministrazione - concludono - andrebbe riformata dal centro alla periferia, misurandosi con la gravità della crisi delle autonomie locali. Il Parlamento può e deve farlo. Nessuna riforma è possibile con l'attuale livello di impoverimento delle casse delle autonomie locali, ormai allo stremo”.


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