Crisi: CGIL, non solo Electrolux, alla ex Memc di Bolzano richiesta taglio salario

30/01/2014 Multinazionale leader nel fotovoltaico chiede taglio costo lavoro del 15%

Il caso Electrolux, e la pretesa da parte della multinazionale svedese di abbattere il costo del lavoro agendo sul salario dei lavoratori, rischia di fare scuola. Come nel caso dello stabilimento di Merano della ex Memc (ora SunEdison), la multinazionale americana leader mondiale nella produzione di silicio. Qui, da oltre due anni, si trascina una crisi che investe quella che è la maggiore impresa sul territorio nazionale nella produzione di materia prima per le celle fotovoltaiche: il silicio policristallino. Un’attività produttiva di elevato livello tecnologico, strategica per il futuro della 'Green Economy' nel nostro paese, con la sua produzione di semi conduttori e fotovoltaico. Questa la storia: due anni fa la ex Memc, per ragioni (come motivava la stessa azienda) strettamente legate alla crisi e agli elevati costi dell'energia, relegava in cassa integrazione 458 dipendenti, nell’ambito di una ristrutturazione globale delle attività societarie, disponendo così la sospensione della produzione nell'impianto di Merano, appena pochi mesi dopo un rilevante investimento per la realizzazione dei nuovi reparti di silicio policristallino.

Per venire incontro ai problemi individuati dall'azienda, lo scorso anno veniva firmato un protocollo d'intesa tra il Ministero dello Sviluppo economico, la provincia autonoma di Bolzano e la SunEdison, che individuava una soluzione per riavviare la ripresa produttiva attraverso un abbattimento del costo dell'energia. La soluzione passava attraverso la realizzazione del raddoppio della linea di interconnessione tra l'Italia e l'Austria per una potenza di circa 50Mw con un sostanziale beneficio sul costo finale dell'energia elettrica. Ma a quanto pare il risultato raggiunto non sembra più soddisfare la multinazionale americana che, pochi giorni fa, ha avanzato una specifica richiesta ai sindacati per ridurre del 15% il costo del lavoro entro aprile agendo principalmente sul fronte salariale e, in caso di mancato accordo, attraverso la disdetta delle intese aziendali raggiunte finora. “Un vero e proprio ricatto”, come lo hanno definito i sindacati, spiegando nel dettaglio gli intendimenti dell'azienda sul costo del lavoro. La Memc, infatti, ha chiesto di rivedere tutti gli accordi di secondo livello per renderli compatibili con la generale situazione economico-produttiva, per un taglio stimato dalle organizzazioni sindacali pari a 300 euro mensili per ogni singolo lavoratore.

“Siamo rimasti stupefatti dal comportamento dell’azienda”, commenta Antonio Filippi, responsabile delle politiche energetiche della Cgil nazionale, di fronte alle richieste imprenditoriali di azzerare il contratto aziendale e la conseguente revisione di tutte le voci del trattamento economico integrative della retribuzione base. “Nonostante non ci siano ancora notizie certe riguardo al piano di rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione straordinaria - spiega il dirigente sindacale -, che si esaurirà a maggio di quest’anno, l’azienda mette già le mani sulle loro retribuzioni preparando un terreno di aspra conflittualità nel caso avvenga questa tanto sospirata ripresa della produzione”. Filippi ricorda come ai tavoli con il Ministero di via Veneto, in presenza dei sindacati e della provincia, l’ad della ex Memc aveva dato assicurazioni circa una ripresa celere delle attività: “Non più tardi del marzo dello scorso anno, nel corso di uno degli ultimi incontri a Roma, l’azienda dichiarava che già nel corso dell’estate si sarebbe potuto avviare il programma di rientro. Evidentemente quelle dichiarazioni servivano solamente a tranquillizzare sindacati e parti istituzionali per ottenere ulteriori vantaggi”. Ora, a inizio 2014, ancora non si sa nulla: “L'unica certezza - spiega Doriana Pavanello, segretario generale della Cgil Alto Adige - è che dopo aver ottenuto moltissimo in ambito di riduzione dei costi di produzione, e in particolare sul costo dell’energia, l’azienda specula sui salari dei lavoratori, salari già stremati da lunghi anni di cassa integrazione”.


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