L'efficienza energetica per lo sviluppo economico e l'occupazione

19/02/2014 I recenti studi (ENEA, Politecnico di Milano, Ufficio studi della Camera, Cresme) confermano il forte contributo dell'edilizia al raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico, gli effetti sull'occupazione ed il punto chiave rappresentato dalle agevolazioni fiscali. La CGIL chiede una stabilizzazione degli incentivi sull'efficienza energetica perchè sono il motore dello sviluppo e dell'occupazione

Il Terzo Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica predisposto da ENEA analizza il grado di risparmio energetico conseguito grazie alla messa in opera del PAEE, Piano di Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica, e della SEN, Strategia Energetica Nazionale. Due misure che hanno portato, nel 2012, ad un risparmio energetico complessivo di circa 75mila GWh/anno, (30% in più rispetto al 2011) raggiungendo il traguardo del 60% fissato dal PAEE per il 2016.

I settori che hanno maggiormente contribuito a questo risultato, soprattutto  negli ultimi anni, sono l’industria e il residenziale, che insieme rappresentano l’80% del risparmio totale conseguito: nel residenziale in particolare, è stato raggiunto il 75% degli obiettivi del PAEE.
A questo risultato ha concorso in modo determinante la proroga delle detrazioni fiscali del 55%, che hanno dato luogo soprattutto ad interventi di recupero e riqualificazione degli edifici, riguardando oltre il 65% degli investimenti, per un risparmio di circa 9.000 GWh/anno.
Il dato è rilevante considerando che il settore residenziale rappresenta il primo “consumatore” di energia: circa il 40% dei consumi energetici italiani, infatti, è legato agli immobili e attribuibile per la maggior parte a impianti di riscaldamento inefficienti e scarso isolamento; il patrimonio immobiliare italiano è il secondo più vecchio d’Europa; il 70% degli edifici è stato realizzato prima del 1976, anno della prima normativa sull'efficienza energetica (L. 373); un quarto del patrimonio immobiliare non è mai stato sottoposto a interventi di riqualificazione.
L’ENEA, che è l’organismo deputato a ricevere le richieste di detrazione fiscale, dal 2007 al 2012 ha ricevuto complessivamente 1.500.000 pratiche. Il meccanismo delle detrazioni ha rappresentato, quindi, e tuttora rappresenta, il motore principale dell’edilizia attuale, concorrendo anche alla creazione di  nuove professionalità e nuovi ambiti di mercato. Un dossier della Camera dei Deputati realizzato con Cresme, stima che a fine 2013 gli incentivi fiscali per ristrutturazioni ed efficienza energetica in edilizia hanno prodotto investimenti per 19 mld di euro, qualificando il sistema imprenditoriale del settore, riducendo i consumi energetici, l’inquinamento e le bollette delle famiglie e garantendo 189.088 posti di lavoro diretti e 283.638 occupati considerando anche l’indotto.
Il contributo dell’edilizia al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni posti dall’Unione Europea risulta evidentemente sempre più determinante, ed è importante  puntare sull’efficientamento energetico, dando continuità a politiche di incentivazione delle ristrutturazioni edilizie, di nuove costruzioni energeticamente più performanti e per la pianificazione energetica delle città. 
Nel disegno di legge di conversione del DL n. 150/2013 (Milleproroghe), al Senato per il via libero definitivo, è stata cancellata la proroga dei termini per l'innalzamento della quota obbligatoria di rinnovabili per nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti: come previsto dal D.Lgs. 28/11 gli edifici per i quali la richiesta del titolo edilizio è presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 devono coprire con le rinnovabili il 35% della somma dei consumi di acqua calda, riscaldamento e raffrescamento, percentuale che salirà al 50% dal 1° gennaio 2017. Questo rappresenta un'ulteriore incentivo a far decollare il sistema del risparmio energetico all'interno delle abitazioni.
Se quello della riqualificazione energetica degli edifici rappresenta un settore con enorme potenzialità in termini di sostenibilità ambientale, sostegno del mercato dell’edilizia di qualità e risparmio di emissioni di CO2 e se, come si legge anche nel rapporto dell'ENEA, un punto chiave è rappresentato dall'agevolazione fiscale per la riqualificazione energetica, si pone la necessità di affrontare e trovare soluzione ad alcuni problemi.
Questo anche per i benefici economici, in termini di riduzione dei consumi e dei conseguenti costi in bolletta per le famiglie: si stima infatti che tra un'abitazione costruita con materiali innovativi secondo criteri di efficienza energetica ed una costruita con tecniche vetuste e materiali di scarsa qualità esiste un risparmio medio di circa 1.500 euro all’anno.
Innanzitutto si pone il tema di una maggiore stabilizzazione degli incentivi e di una certezza delle norme, che la CGIL valuta dovrebbe corrispondere quanto meno ad un periodo decennale, anche al fine di potere pianificare interventi più complessi, evitando in questo modo approcci che non permettono programmazione degli investimenti e sviluppo tecnologico, sia per le famiglie che per le imprese del settore. E' anche pensabile rimodulare le detrazioni, pur dando continuità, allocando risorse dove ci sono interventi dal rapporto energetico costo/efficacia più alto e anche tempi di recupero più lunghi.
Il tempo necessario a ripagare (con i risparmi in bolletta) il costo di un intervento di riqualificazione, rappresenta infatti un motivo di resistenza all'investimento.
Il Politecnico di Milano ha simulato lo scenario dei tempi di rientro richiesti per alcuni interventi di risparmio energetico, effettuati su un'abitazione tipo (100 mq), con riscaldamento autonomo, distinguendo tra la sostituzione obbligata di una tecnologia a fine vita e quella volontaria di una ancora funzionante che si potrebbe migliorare, con e senza incentivi, sia a Nord che a Sud.
Una prima evidenza è che anche in case "obsolete" solo poche tecnologie rientrano in tempi brevi senza il sostegno degli incentivi,  in particolare illuminazione (3 mesi) e caldaie a condensazione (3,5-4 anni). Altri interventi rivelano ancora rientri lunghi, con differenze tra nord e sud (ad esempio per una villetta in Piemonte in classe F, rifare 30 mq di finestre con infissi in Pvc e vetri a controllo solare, costa 7.500 euro, porta un risparmio annuo di 620 euro ed il proprietario comincia a guadagnarci dopo 12 anni; in Sicilia, per lo stesso investimento in una casa di classe E, con un taglio annuo di 470 euro, bisogna aspettare 15 anni).
Sul nuovo gli interventi hanno meno efficacia, perché si parte già da una classe energetica più elevata, il progresso è percentualmente inferiore e di conseguenza il pagamento si recupera, in generale, in tempi lunghi (oltre 20 anni sia per il cappotto, che per chiusure vetrate e pompe di calore). Si tratta, peraltro, di investimenti non indispensabili e per convincere i proprietari a sostituire l'impianto o migliorare l'isolamento bisognerebbe vedere ritorni più rapidi.
Con gli incentivi, dando per scontato che le tasse pagate siano sufficienti a sfruttare tutte le detrazioni e che ci sia sufficiente capienza, il Politecnico di Milano rileva come torni la competitività sull'esistente sia al Nord che al Sud (per le chiusure vetrate al Nord  il rientro è in meno di 5 anni, al Sud in 6; per le pompe di calore aria-acqua al Nord un impianto con potenza di 10 kW, che richiede una spesa di 7.500 euro e fa risparmiare 600 euro annui rispetto a una caldaia tradizionale, non si ripaga più in oltre 10 anni ma in 4,5; al Sud, dove l'impianto pesa 8 kW e offre un taglio di 450 euro annui, in 6 anni).
Se con gli incentivi lo scenario, quindi, cambia, in assenza di previsioni differenti la proroga per interventi di riqualificazione energetica, al 65% fino al 31/12/2014, scenderà al 50% per il 2015 per  ridursi al 36% dal 1 gennaio 2016, allineandosi a quella per gli interventi di ristrutturazione edilizia.
Indispensabile, quindi, individuare nuove soluzioni, con maggiore coinvolgimento del sistema bancario/finanziario, affinché si sviluppi il settore anche fuori dall'esclusivo aiuto pubblico.
Una di queste, che oggi si comincia a studiare, è rappresentata da un fondo di garanzia per investimenti finalizzati alla riqualificazione energetica, i cui beneficiari sono sostanzialmente piccole e medie imprese e famiglie: la concessione di una garanzia si sostituisce alle garanzie reali che sarebbero a carico di chi intende realizzare l'investimento. Ovviamente condizione base è che  i progetti siano bancabili da sé: iIl fondo di garanzia può ridurre il rischio e il costo del debito, ma non cancellarlo.


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