Diminuisce la frequenza ai nidi e alle scuole dell’infanzia: Invertire la tendenza con risorse certe e riformare il sistema educativo-scolastico 0-6. Firmiamo la petizione

12/03/2014

Già a dicembre 2013 il quaderno “l’Italia sottosopra”di Save the Children documentava con abbondanza di dati e di mappe come l’attuale situazione economica stringa le famiglie italiane con figli fra due fuochi: da un lato la disoccupazione, la cassa integrazione con la conseguente diminuzione del reddito e il forzato risparmio sui consumi; dall’altro la gestione della pubblica Amministrazione che scarica i tagli subiti sulle famiglie, soprattutto sulle famiglie con bambini che si vedono aumentare oltre alla tassa sui rifiuti, alle bollette di gas luce e acqua, anche il costo di servizi quali il nido, le mense scolastiche, lo scuolabus.

Dismettere i servizi o caricarne i costi sulle famiglie comporta una grave lesione, un vero e proprio vulnus dei DIRITTI dei bambini. Purtroppo la cultura dei diritti non è molto diffusa e ancor meno lo è il considerare i bambini come portatori di diritti. I servizi educativi-nonostante una legge li consideri servizi fondamentali- sono ancora generalmente considerati “servizi a domanda individuale”, una sorta di “di più”, non già –come dice la legge- servizi fondamentali. I neuro-scienziati e gli esperti di scienze dell’educazione ci dicono che la frequenza di servizi educativi di qualità nell’infanzia da zero a sei anni, può portare vantaggi dovuti all’interazione tra coetanei e con adulti professionisti; ci dicono anche che lo sviluppo cognitivo, linguistico, emozionale e sociale dei bambini che frequentano servizi educativi di qualità può migliorare e che gli effetti positivi possono essere duraturi per tutto l’arco della vita sia scolastica che lavorativa. I Servizi educativi per la fascia 0-3 e la scuola dell’infanzia per la fascia 3-6 anni, se qualificati, sono quindi decisivi per l’apprendimento e lo sviluppo dei bambini.

Purtroppo ora i dati dell’ Istat, dell’Istituto degli Innocenti e di vari Comuni (perfino di comuni proverbialmente attenti all’infanzia come Reggio Emilia) dimostrano che i servizi educativi per l’infanzia, che già erano in molte Regioni largamente insufficienti, registrano anche un calo di frequenza e non solo al nido, ma anche alla scuola dell’infanzia. Il dato è anche rintracciabile sulla pubblicazione “noi Italia edizione 2014” alla voce Protezione sociale.

Per raggiungere l’obiettivo di Lisbona 2020 avremmo dovuto invece raddoppiare la diffusione del servizio e la frequenza allo stesso. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, che pur non essendo obbligatoria vedeva una frequenza attorno al 95% , il dato di calo della frequenza preoccupa perché dimostra che oggi, la crisi incombe al punto che, i genitori “preferiscono” tenere a casa i bambini piuttosto che cercare di tirar fuori dal già esiguo bilancio famigliare il costo della mensa.

Come CGIL siamo preoccupati da questa significativa diminuzione di frequenza perché crediamo nasconda bene il fatto che nel nostro paese occorra ancora fare moltissimo per diffondere la cultura dell’infanzia e dei diritti universali dei bambini: privare l’infanzia dei servizi ad essa dedicati significa proprio derubarla di opportunità di futuro.

Per questo siamo firmatari e invitiamo a firmare la Petizione “Il diritto all’educazione inizia dalla nascita ed è una responsabilità della collettività” presentata a Reggio Emilia il 23 febbraio 2014 in occasione del convegno Educazione é/e Politica.


Classificazione:
[Infanzia e Adolescenza]  [Nidi]  [Servizi educativi] 


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