Nota CGIL su ddl Delrio 'disposizioni sulle città metropolitane sulle province sulle unioni e fusioni di comuni'

04/04/2014

Negli ultimi anni i Governi che si sono succeduti sono intervenuti con numerosi provvedimenti legislativi sull'assetto istituzionale delle autonomie locali, spinti dalla duplice esigenza di tagliare la spesa pubblica e di soddisfare il malcontento popolare per un sistema politico-istituzionale ritenuto eccessivamente costoso a fronte dell'incapacità di assolvere il compito attribuitogli.
La risposta a questa duplice esigenza, tuttavia, non poteva e non può essere la riduzione del perimetro pubblico con lo smantellamento del sistema statale nelle sue articolazioni territoriali. Le istituzioni pubbliche, soprattutto quelle locali, devono invece riacquistare una potenza sociale che consenta loro di governare i processi economici e sociali, e devono tornare ad essere promotrici di sviluppo, forti della maggiore prossimità ai cittadini. Il processo di semplificazione, deve mirare al rafforzamento delle istituzioni pubbliche, non alla loro mortificazione.

Per questo abbiamo auspicato e auspichiamo la realizzazione di un disegno organico necessario a definire un sistema integrato di livelli istituzionali, capace di superare il dualismo rappresentato da un decentramento normativo e un'amministrazione centralizzata, il cui obiettivo non deve essere una mera riduzione dei costi, ma la garanzia di una maggiore efficienza ed efficacia delle istituzioni pubbliche nel rispondere ai bisogni dei cittadini e nel fornire servizi adeguati al territorio.

Il ddl Delrio, approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati, non è quel disegno organico da noi richiesto, ma ha, quantomeno, il merito, dopo anni di incertezza, di definire un quadro normativo per le amministrazioni locali disciplinando gli enti di area vasta e le Unioni di Comuni e, soprattutto, istituendo le Città Metropolitane, che possono essere un'importante opportunità per la realizzazione di nuovi modelli di sviluppo in aree strategiche del Paese.

Il riassetto delle autonomie locali definito dalla legge appena approvata segna l'avvio di un processo di riordino che dovrà essere gestito unitariamente al fine di garantire ai cittadini, su tutto il territorio nazionale, la fruizione di adeguati servizi e l'uniformità dei livelli essenziali delle prestazioni. La necessità di una gestione unitaria è data anche dalla previsione di legge secondo cui, a questo riordino, deve seguire la predisposizione di piani per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche sul territorio, una riorganizzazione volta a conseguire obiettivi di economicità, individuando ambiti territoriali ottimali per l'esercizio delle funzioni svolte.
Il riordino delle autonomie locali e la riorganizzazione dell'amministrazione pubblica sul territorio devono, dunque, avere una gestione coordinata, al fine di ottimizzare le risorse umane e finanziarie e rispondere all'esigenza di garantire adeguati servizi ai cittadini, nel rispetto di quanto definito nel protocollo sottoscritto a novembre 2013 da Governo, Regioni, Anci e organizzazioni sindacali. 

La trasformazione delle Province in enti di area vasta di secondo livello con una chiara ed esclusiva attribuzione di funzioni, l'istituzione delle Città Metropolitane e la gestione associata delle funzioni fondamentali da parte dei Comuni, con l'istituzione delle Unioni, comportano, infatti, una redistribuzione delle funzioni tra Stato, Regioni ed enti locali che deve essere affrontata con l'obiettivo di allocare le funzioni, evitando sovrapposizioni, secondo i principi di prossimità e di adeguatezza per garantire una maggiore efficienza ed efficacia delle istituzioni pubbliche nel rispondere ai bisogni dei cittadini e nel fornire servizi adeguati al territorio, distinguendo le funzioni di programmazione (livello regionale) e le funzioni amministrative (proprie di area vasta e comuni), e prestando particolare attenzione alla riorganizzazione dei centri per l'impiego. Tale riallocazione, naturalmente, dovrà essere affrontata anche con cabine di regie che salvaguardino i livelli occupazionali e le professionalità dei lavoratori coinvolti - anche di quelli a termine -, così come previsto dal protocollo sottoscritto a novembre 2013 e come indicato nella legge approvata.


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