Programma REFIT sulla semplificazione delle regole UE e riflessi sul diritto del lavoro

04/09/2014 La Commissione ha lanciato nel 2012 il Programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT), con l’obiettivo di creare un “quadro regolamentare dell’Unione europea semplice, chiaro, stabile e prevedibile per le imprese, i lavoratori e i cittadini”

La Commissione ha lanciato nel 2012 il Programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT), con l’obiettivo di creare un “quadro regolamentare dell’Unione europea semplice, chiaro, stabile e prevedibile per le imprese, i lavoratori e i cittadini”.

L’organo di governo dell’Unione pubblica annualmente un quadro di valutazione del programma REFIT.

Su questo programma – che non è senza ricadute sul diritto del lavoro del nostro paese, anche in relazione alla delega attualmente contenuta nell’art. 3 del disegno di legge governativo n. 1428 (c.d. Delega Lavoro) mirante alla semplificazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro (dimezzamento del numero degli atti di gestione di carattere amministrativo, eliminazione delle norme interessate da rilevanti contrasti interpretativi, revisione del regime delle sanzioni, fino alle proposte di codice del lavoro semplificato attualmente in campo) – abbiamo predisposto una prima scheda con la collaborazione di Silvia Borelli (docente nell’Università di Ferrara), che vi alleghiamo.

La scheda si sofferma anche sui contenuti del primo quadro di valutazione del programma REFIT pubblicato nel giugno u.s. e sull’impatto del programma sul diritto del lavoro Ue (salute e sicurezza sul lavoro, orario di lavoro, lavoro somministrato, informazione e consultazione dei lavoratori, ecc.).

Occorrerà nelle prossime settimane ragionare sulle implicazioni del concetto di semplificazione, che non deve significare necessariamente deregolazione; sui valori e sugli “interessi” a cui si lega il programma della Commissione (una regolazione che non assecondi esclusivamente le esigenze datoriali ma che contribuisca ad una semplificazione normativa il più possibile “pro-labour”); infine, sulla regola del c.d. gold-plating (per cui gli Stati sono invitati ad applicare la legislazione Ue nel modo meno gravoso possibile, senza introdurre obblighi ulteriori rispetto a quelli previsti nella legislazione stessa).


Allegati:
 Programma_REFIT_Nota_CGIL_4.9.2014.pdf
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