La Legge di Stabilità ed il Jobs act colpiscono i professionisti e le partite Iva

04/12/2014

Il Governo ha consumato un vero e proprio tradimento dei lavoratori professionisti autonomi.

Il Jobs act li ignora, non lascia spazio ad un tavolo che stabilisca compensi, diritti e modalità di lavoro, non parla di ammortizzatori e, colpo finale, non prevede il blocco dell'aliquota previdenziale, ora al 27% che, in mancanza di interventi salirà al 30%, fino al 33% a regime.

I professionisti iscritti alla Gestione separata INPS sono gli unici a pagare contributi così alti e completamente a carico loro. In pratica, ogni 1.000 euro lordi restano al professionista soli 499 euro netti.


Nel 2013 il loro reddito lordo medio è stato di 18.640 €. Hanno percepito, quindi, 8.418 € netti, pari a 701 € al mese.

L’aumento dell’aliquota è per loro un peso insostenibile e, ancor più, un’ingiustizia inaccettabile perché a fronte di un versamento così elevato sono previste poche e irrisorie prestazioni sociali e spesso non tarate per rispondere alle concrete modalità di lavoro (e di non lavoro) dei professionisti.

Legge di stabilità prevede più tasse e contributi per i professionisti con partita iva. Il contrario di ciò che si dovrebbe fare.


Il regime dei minimi proposto nella legge di stabilità è assolutamente inadeguato, i professionisti vedranno cancellato l'attuale regime dei minimi al 5% sostituito con un regime al 15%, peraltro con limiti di reddito talmente bassi da escludere la gran parte dei veri autonomi, soprattutto giovani e donne.

Sempre in ambito fiscale, a questi lavoratori non è stato destinato nemmeno il bonus di 80 euro.

Sono stati quindi esclusi da ogni tipo di sostegno, alleggerimento e semplificazione fiscale.

Il Governo non sembra voler prendere in considerazione le richieste dei professionisti in materia di diritti quali gli ammortizzatori, l'aumento dell'indennità di malattia, la contrattazione collettiva di un equo compenso.

Nulla sembra finora essere previsto neanche in merito a provvedimenti a costo quasi zero come la sospensione dei versamenti in caso di malattia grave e la possibilità di usufruire dell'indennità di maternità in costanza di attività lavorativa e senza l'obbligo di sospensione, spesso impossibile per una vera professionista.

Per dare una risposta organica e condivisa a tantissimi lavoratori, la CGIL chiede un tavolo di confronto che stabilisca compensi, diritti, modalità corrette di lavoro e ammortizzatori sociali.

LA CGIL CHIEDE:
  • IL BLOCCO DELL'ALIQUOTA AL 27% ALMENO FINCHÉ UN TAVOLO DI CONFRONTO TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI NON STABILISCA COMPENSI EQUI E RIVALSA OBBLIGATORIA;
  • AMMORTIZZATORI SOCIALI CHE RISPONDANO ALLE ESIGENZE DEI LAVORATORI AUTONOMI CON PARTITA IVA;
  • LA REALE POSSIBILITÀ DI ACCEDERE ALLA MATERNITÀ ED ESTENSIONE DEL DIRITTO AI CONGEDI PARENTALI;
  • L'AUMENTO DELL'INDENNITÀ DI MALATTIA E LA PREVISIONE DI UNA SOSPENSIONE DEI PAGAMENTI IN CASO DI MALATTIA GRAVE.


Allegati:
 Comunicato_consulta_agenquadri_4.12.2014.pdf
Classificazione:
[Professioni, Ordini e Associazioni professionali] 


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