"No all'innalzamento dei contributi per le P.Iva": lettera Nidil Cgil Firenze e altre sigle ai parlamentari toscani

18/12/2014

No all’innalzamento dell’aliquota previdenziale dal 27% al 33% per le Partite Iva, che costerebbe di media 475 euro in più: NIDIL CGIL- Firenze, Consulta delle Professioni Toscana CGIL, ANA-Associazione Nazionale Archeologi, ACTA-Associazione Consulenti Terziario Avanzato-Toscana, Iva Sei Partita scrivono ai parlamentari toscani, in una lettera aperta, per chiedere “il blocco dell’innalzamento dell’aliquota e l’apertura di un confronto per discutere del nostro sistema previdenziale e di welfare”. Altrimenti, dicono, “l'attività lavorativa di molte Partite Iva verrà messa a rischio. Non è questione di numeri e percentuali, ma di sopravvivenza di tantissime persone nel mondo del lavoro”
La riforma Fornero approvata nel 2012 prevede infatti l’innalzamento dell’aliquota previdenziale dal 27% al 33% per i contribuenti, con un innalzamento graduale previsto per il 2014 al 28%, per il 2015 al 30%, nel 2016 al 31%, nel 2017 al 32% e infine nel 2018 al 33%.
“In questi mesi sono state realizzate molte iniziative, di più soggetti, per chiedere il blocco dell’aumento dell’aliquota previdenziale. Iniziative che sono rimaste inascoltate, a differenza dello scorso anno, quando il Parlamento ha accolto in parte le nostre richieste bloccando per un anno l’aumento. Se con la Legge di Stabilità in approvazione non verrà bloccato l’innalzamento dei contributi previdenziali, dal primo gennaio 2015 verseremo il 30% e non più il 27%”, spiegano le sigle che hanno scritto la lettera. Aggiungendo: “I redditi medi annui dei titolari di partita IVA individuale che versano in Gestione Separata INPS sono di 15.837 euro, e per coloro che hanno meno di 39 anni il reddito medio scende a 13.972 euro. Con la tassazione INPS attuale si pagano quindi 4.276 euro in media di contributi. Dal primo gennaio, ipotizzando la fortuna di avere gli stessi redditi, i contributi salirebbero a 4.751 euro, con un aumento di 475 euro che rappresenteranno il 3% in meno del reddito disponibile”.

Per discutere di tutto questo, nell'imminenza dell'approvazione della Legge di Stabilità e in fase di discussione degli emendamenti, NIDIL CGIL- Firenze, Consulta delle Professioni Toscana CGIL, ANA-Associazione Nazionale Archeologi, ACTA-Associazione Consulenti Terziario Avanzato-Toscana, Iva Sei Partita propongono a tutti i parlamentari toscani di incontrarsi
sabato 20 dicembre alle ore 10,30 presso l'SMS di Rifredi di Firenze.

LA LETTERA

Egregio Parlamentare,
Le scriviamo per sottoporre alla Sua attenzione la situazione previdenziale che accomuna numerosi cittadini e cittadine.
Siamo liberi professionisti che lavorano a partita IVA individuale; come prevede la legge, a differenza di altre forme contrattuali, l’aliquota contributiva è totalmente a nostro carico e non viene ripartita fra i 2/3 a carico del committente e il restante terzo a carico del lavoratore. Il 27% di aliquota INPS è totalmente a carico del titolare di partita IVA che versa in Gestione Separata INPS.
La riforma Fornero approvata nel 2012 prevede l’innalzamento dell’aliquota previdenziale dal 27% al 33% per i contribuenti che versano in questa cassa, con un innalzamento graduale previsto per il 2014 al 28%, per il 2015 al 30%, nel 2016 al 31%, nel 2017 al 32% e infine nel 2018 al 33%.
In questi mesi sono state realizzate molte iniziative, di più soggetti, per chiedere il blocco dell’aumento dell’aliquota previdenziale. Iniziative che sono rimaste inascoltate, a differenza dello scorso anno, quando il Parlamento ha accolto in parte le nostre richieste bloccando per un anno l’aumento.
Se con la legge di stabilità in approvazione non verrà bloccato l’innalzamento contributi previdenziali, dal primo gennaio 2015 verseremo il 30% e non più il 27%, con un serio danno per l'attività lavorativa di molte partite iva che verrà messa a rischio.
Proveremo di seguito a spiegare le ragioni della nostra attuale contrarietà.
Non è questione di numeri e percentuali, ma di sopravvivenza di tantissime persone nel mondo del lavoro: quel 6% totale di versamenti contributivi in più avrà un effetto di una riduzione del 6% dei nostri redditi netti.
Non parliamo di fatturati e di redditi di centinaia di migliaia di euro. I redditi medi annui dei titolari di partita IVA individuale che versano in Gestione Separata INPS sono di 15837 euro, e per coloro che hanno meno di 39 anni il reddito medio scende a 13972 euro. Con la tassazione INPS attuale paghiamo quindi 4276 euro in media di contributi. Dal primo gennaio, ipotizzando la fortuna di avere gli stessi redditi, i contributi salirebbero a 4751 euro, con un aumento di 475 euro che per noi rappresenteranno il 3% in meno del nostro reddito disponibile. E a questo calcolo si aggiunge il pagamento dell’aliquota IRPEF!
Molti potrebbero dirci che per non veder diminuito il nostro reddito potremmo alzare i compensi del nostro lavoro. Noi rispondiamo che non possiamo e non per volere nostro. L’attuale crisi economica e le condizioni del mercato non ci permettono un innalzamento dei compensi , che spesso non riusciamo a definire autonomamente ma dobbiamo accettare senza margini di trattativa la proposta del committente. Questa nostra impossibilità è dimostrata dall’andamento dei nostri redditi che in Toscana in un solo anno, e in particolare dal 2012 al 2013, sono passati da 16902 a 14539 euro con una diminuzione del 14%.
Questo innalzamento, semplicemente, non possiamo permettercelo. Non solo per quello che abbiamo appena illustrato, ma soprattutto perché ai titolari di partite IVA, e non solo a noi, la Gestione Separata INPS eroga prestazione molto esigue. Noi non abbiamo diritto di fatto a forme di welfare dignitose: la maternità non è tarata per le nostre esigenze, l'indennità di malattia è irrisoria, ecc. Per noi non è prevista nessuna forma di sostegno al reddito in caso di assenza provata di commesse. E ciò ci accomuna ai colleghi che versano i contributi alle casse ordinistiche.
Che cosa riceveremo con l'innalzamento al 33% dei contributi? Perché dobbiamo pagare più contributi senza ottenere nulla in cambio? Perché la Gestione Separata INPS ha un avanzo di bilancio di 748009610 euro (nel 2011) e non eroga servizi e tutele per i suoi contribuenti?
E soprattutto: se non siamo evasori, e non lo siamo, questo reddito semplicemente non ci fa sopravvivere. Se il lavoro non ci fa vivere, non siamo cittadini, non siamo autosufficienti, non siamo adulti e il nostro paese arretra. Dobbiamo scegliere fra pagare i contributi e mangiare. O fare debiti per mangiare e pagare i contributi. Ma se questi sono così alti da costringere a fare cessare l'attività o indebitarsi, non avremo pensione, non c'è mutualità.
É vero, in teoria che maggiori contributi versati oggi, ci daranno domani una pensione migliore. In un sistema pensionistico contributivo con redditi come quelli che abbiamo descritto, come faremo ad avere una pensione dignitosa? Banalmente, se i nostri redditi non saranno superiori, quale sia il sistema pensionistico non avremo mai una pensione dignitosa. E quindi, oltre ad avere un problema in futuro avremo un problema nel nostro presente: una ulteriore riduzione del nostro reddito senza avere in cambio niente.
C'è ancora tempo per scongiurare l’innalzamento dell’aliquota previdenziale prevista dal primo gennaio 2015: la legge di stabilità ancora non è stata approvata!
Quello che chiediamo è il blocco dell’innalzamento dell’aliquota e l’apertura di un confronto per discutere del nostro sistema previdenziale e di welfare.
Perciò, nell'imminenza dell'approvazione della Legge di Stabilità e in fase di discussione degli emendamenti, proponiamo a Lei e a tutti i Deputati e Senatori eletti nella regione Toscana di incontrarci sabato alle ore 10,30 presso l'SMS di Rifredi per approfondire le nostre istanze.

Firmato:
NIDIL CGIL- Firenze
Consulta delle Professioni Toscana CGIL
ANA-Associazione Nazionale Archeologi
ACTA-Associazione Consulenti Terziario Avanzato- Toscana
Iva Sei Partita


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