Documento Cgil su proposta eliminazione Acquirente Unico mercato elettrico e del Gas Ddl “Concorrenza”

16/03/2015

Il sindacato, in particolare la Cgil, all'atto dell'apertura del mercato elettrico, (1998) chiese delle garanzie sociali di salvaguardia, non solo per i lavoratori, ma anche sul versante della qualità del servizio e della riduzione dei costi. In particolare, sostenne l'istituzione dell'Acquirente Unico (AU) per i piccoli consumatori, considerandolo uno strumento necessario per accompagnare il sistema verso il mercato regolato.

Una delle principali funzioni dell'AU è quella di ridurre i costi e abbassare la soglia di rischio sul mercato per i piccoli consumatori. Per questo non condividiamo la proposta contenuta nel Ddl “Concorrenza” approvato il 20 di febbraio us dal CdM e che prevede agli articoli 19-20-21 di sopprimere l'Acquirente Unico determinando il passaggio obbligatorio dei clienti (Famiglie Pmi) alle società di vendita dei distributori. Tale decisione appare ingiusta e unilaterale sia sotto il profilo sociale che economico perchè penalizzerebbe i clienti del mercato di maggior tutela lasciandoli privi di protezione.

L'uscita dal mercato di maggior tutela deve essere una scelta volontaria dei clienti dettata solo dalla convenienza.

Questa operazione viene attuata allo scopo  di recuperare qualche margine  economico per le imprese: si pretende l'eliminazione dalla scena dell'AU per incidere più liberamente  sui prezzi.

Il problema  nella situazione attuale, non è il ruolo  che  svolge l'AU, ma piuttosto le difficoltà che nascono dalla prolungata riduzione della domanda  elettrica (dal 2009)  e  dell'alto livello  dell'offerta con un eccesso  sempre più largo di capacità  produttiva. Siamo in presenza di una pesante  anomalia  difficilmente riscontrabile in altri settori industriali: a fronte  di una  bassa domanda ed una elevata offerta  corrisponde un livello dei prezzi ancora troppo elevato. Questo nonostante il ribasso dei prezzi all'ingrosso del 2013/2014, determinato principalmente dal calo della domanda, e dalla riduzione del costo del gas e del petrolio, ma anche dal contributo delle rinnovabili a costo marginale pari a zero. Ma tali ribassi non hanno tuttavia inciso in modo significativo sui prezzi finali per i consumatori a causa del peso delle componenti fiscali e parafiscali che gravano sulle bollette

Per cui, nonostante le ultime riduzioni (-3% nell'ultimo trimestre), resta la centralità del costo dell'energia (il mix poco diversificato e costoso, le inefficienze di sistema, il peso fiscale e parafiscale, le disfunzioni della rete nazionale).

Sarà necessario attuare la riorganizzazione della tariffa elettrica domestica che dovrà salvaguardare le fasce sociali più deboli, ma anche ridurre la progressività per incentivare un uso efficiente del vettore elettrico.

Le disposizioni del decreto competitività hanno determinato la riduzione delle componenti  parafiscali, in particolare degli oneri di sistema, (circa 2,7 miliardi a regime) per i consumatori e le piccole imprese manifatturiere. E' necessario proseguire in questa  strada riducendo progressivamente anche il carico fiscale.

Sarebbe necessaria anche la revisione del sistema di borsa elettrica che è basato sul  metodo del prezzo marginale,  per trasferire  ai consumatori  i benefici economici  delle produzioni  a più basso costo.

Il problema non è l'AU, ma piuttosto  il non funzionamento attuale del mercato elettrico, per cui non si possono recuperare margini economici per le imprese a spese di un organismo che acquista energia per i piccoli consumatori, a costi più contenuti, sia in borsa che attraverso contratti con i produttori, rivolgendosi in ogni caso al mercato.

L'efficienza dimostrata  dall'AU nello spuntare prezzi più bassi non può essere oggi motivo di insoddisfazione tra gli operatori. Questa efficienza  è dovuta, tra l'altro, anche alla quantità di energia acquistata sul mercato  ed è dimostrata  dal numero di clienti (oltre il 20%) sia domestici che piccoli  consumatori  artigiani e industriali che hanno chiesto di tornare al “mercato protetto” dopo essere entrati in quello “libero”.

Emerge chiaramente sia la funzione di contenimento dei prezzi  svolta dall'AU, funzione apprezzabile specie in una fase economica difficile, sia la incapacità degli  operatori e delle imprese di rispondere alle esigenze dei  clienti, poiché se il mercato funzionasse in condizioni di reale concorrenza, avremmo assistito ad una progressiva discesa dei prezzi. Se questo non accade (o accade in modo insoddisfacente) non è certo per l'azione svolta dall'Acquirente Unico, perché l'influenza esercitata sui prezzi dagli operatori è certamente più elevata.

Non è peraltro dimostrato che l'abbandono dell'attuale regime di tutela, con il passaggio forzato di milioni di consumatori al mercato libero, sia in grado di garantire  prezzi  finali  più contenuti e una più alta qualità del servizio di quella fornita dal mercato tutelato.

Non è credibile la scelta di una ulteriore liberalizzazione che non riconsideri tutto l'attuale assetto del mercato, riequilibrando i pesi tra i diversi segmenti  e non semplicemente azzerando la tutela per quella che è, oggettivamente la parte più debole. In questo contesto si possono assumere i provvedimenti necessari per migliorare anche l'assetto del mercato di maggior tutela e il ruolo dell'Acquirente Unico. Questo a partire da una maggiore trasparenza delle strategie di acquisto dell'A.U. e della adeguata remunerazione delle attività di commercializzazione, ma anche dalla separazione delle altre attività diverse da quelle di mercato.

Inoltre, andrebbe istituito un “comitato di indirizzo” con la partecipazione attiva dei soggetti ai quali si rivolge l'A.U. (consumatori, lavoratori, ecc.).

Non si può quindi limitare la discussione alla  funzione  dell'acquirente unico (AU), strumentalmente identificato come ostacolo allo sviluppo del mercato elettrico,  occorre  una riflessione più ampia sull'assetto del mercato e le sue criticità, che hanno finito per alterare il rapporto tra domanda e offerta privandolo della contendibilità necessaria che doveva garantire la riduzione dei prezzi finali.

Il mercato elettrico ha da tempo necessità di un riassetto, da prima dell'inizio dell'espansione delle rinnovabili, infatti l'acquisizione netta di efficienza del parco di generazione termoelettrica (dal 40 al 50% circa) nel periodo 2000-2008, non ha determinato la riduzione dei prezzi dell'elettricità nella misura attesa  dagli osservatori (dal 15 al 20%).

L'espansione delle rinnovabili avvenuta negli ultimi 7 anni ha reso ancora più urgente la necessità di ridisegnare il mercato elettrico.


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