Lo sciopero è un diritto costituzionale. Il Garante lo sa?

27/04/2015

La l.n146/90 che disciplina l’esercizio dello sciopero nei servizi pubblici essenziali necessità  di “una rivisitazione complessiva”. Lo dichiara, in una intervista pubblicata sul sole 24 ore del 23 aprile u.s.,  Roberto Alesse, Presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della medesima legge, il quale indica quattro aree di intervento:
1) “la proclamazione di uno sciopero va sottoposta ad un referendum tra lavoratori” e cita alcuni ordinamenti stranieri nei quali la proclamazione di sciopero sarebbe sottoposta a referendum preventivo: la Germania, l’Olanda, la Danimarca.
2) la tipizzazione delle “sanzioni a carico dei singoli lavoratori che si astengono illegittimamente dal servizio”
3) il divieto di sciopero durante eventi di particolare rilievo nazionale e per il  Giubileo
4) la trasformazione della Commissione in una “Autorità delle relazioni industriali” con “forti poteri di mediazione preventiva per evitare l’insorgere del conflitto” e poteri arbitrali “vincolanti per le parti” ed estesi anche alla precettazione.

La proposta di Alesse, invero, non è affatto originale, bensì replica i contenuti presenti in due disegni di legge presentati nel 2009 da Maurizio Sacconi (n.1473, ripresentato nel 2014 n.1286) e da Pietro Ichino (n. 1409) ed è assolutamente gratuita, immotivata ed errata.
Le relazioni annuali della Commissione di garanzia dimostrano che i limiti allo sciopero, per effetto delle prescrizioni legali, degli accordi attuativi e degli orientamenti della stessa Commissione sono molti e comprimono l’esercizio del diritto ben oltre la soglia, fissata dalla legge l.n.146/90, all’art.1 c.2 , che consente il contemperamento tra il diritto allo sciopero e i diritti degli utenti, assicurando “ l’effettività, nel loro contenuto essenziale, dei diritti medesimi ”. 

Non esiste, dunque, alcuna esigenza di rivedere la legge in senso ancora più restrittivo, Esistono ragioni, al contrario, che inducono, coloro i quali osservino con competenza e serietà l’esperienza attuativa della l.n.146/90, a ritenere che la Commissione nell’ultimo periodo stia interpretando in senso eccessivamente estensivo i compiti a lei affidati dal legislatore. Anche le esternazioni del Presidente sembrano poco in sintonia con il ruolo di Garanzia cristallizzato negli articoli 12 e 13 della legge. Un organismo di garanzia dovrebbe offrire all’opinione pubblica e alle autorità parlamentari dati, relazioni, commenti, studi derivanti dalla esperienza applicativa. Intervenire in modo estemporaneo su vicende non ancora compiutamente esaminate nelle istruttorie alle quali la Commissione è tenuta, è  inopportuno ed in aperta contraddizione con la funzione di garanzia.

Anche la citazione di esempi di ordinamenti stranieri un po’ “ a casaccio” suscita fastidio ed indebolisce l’autorevolezza della Commissione. Il presidente Alesse dovrebbe sapere, infatti, che nei paesi da lui indicati, nell’intervista sul sole 24 ore, i limiti all’esercizio del diritto di sciopero sono molto meno rigorosi rispetto a quelli vigenti in Italia.

A proposito del referendum preventivo dovrebbe, inoltre, sapere che i sindacati, in Germania ed in Olanda, non hanno affatto l’obbligo di esperire un referendum preventivo ai fini della proclamazione dello sciopero, essi consultano i lavoratori solo se lo ritengono opportuno per verificare, a fini solo interni, la volontà dei lavoratori di aderire allo sciopero.
In Danimarca, la consultazione sull’azione sciopero riguarda solo gli iscritti alla organizzazione sindacale proclamante.

Il referendum preventivo appare, in ogni caso, poco in sintonia con l’art.40 Cost a  norma del quale il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. Tale riserva non costituisce una incondizionata delega al legislatore del compito di regolare giuridicamente l’esercizio del diritto costituzionale di sciopero. Una tale interpretazione condurrebbe alla decostituzionalizzazione del diritto di sciopero, del tutto priva di senso. Il compito del legislatore, difatti, deve sempre essere esercitato nell’assoluto rispetto del valore sociale che il legislatore costituzionale ha voluto assegnare allo sciopero, elevandolo a principio essenziale garantito dalla costituzione. Soluzioni che sottopongano al raggiungimento di una soglia numerica la legittimità dello sciopero si risolvono nell’ablazione di un diritto costituzionale.

In ordine alla estensione della franchigia ed alla previsione di sanzioni per i lavoratori le misure suggerite da Alesse sono sconcertanti.  La franchigia per eventi di particolare rilievo nazionale è già contenuta nei contratti e nelle provvisorie regolamentazioni attuative della l.n.146/90 e le organizzazioni sindacali hanno sempre concordato ulteriori periodi di tregua per eventi di particolare significato religioso come il Giubileo. Perché il Garante auspica un intervento d’imperio?.

Ancora più sconcertante la richiesta di nuove sanzioni. La l.n.146/90 prevede sanzioni per i lavoratori che si astengono in violazione delle prescrizioni di legge e di contratto. Dette sanzioni sono già tipizzate nei codici disciplinari e sulla base dell’art.2106 c.c. in relazione alla gravità dell’infrazione. Introdurre ulteriori tipizzazioni significherebbe solo incrementare l’apparato punitivo già previsto dalla l.n.146/90.

Inaccettabile, infine, è la proposta di Alesse di  trasformare la Commissione in un mostro giuridico a tre teste con funzioni di  produzione di norme (lodo), controllo della loro applicazione e repressione della loro violazione, estese, peraltro, ben oltre la materia dello sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Come si rileva dalla l.n.146/90 l’interesse dell’utente si confronta con il diritto di sciopero su un piano di parità. Diritto degli utenti e diritto di sciopero appartengono ambedue ai diritti della persona. La composizione del conflitto tra i due diritti non può che informarsi a quei doveri di solidarietà, etica, economica e sociale, di cui all’art. 2 del testo costituzionale. A questo scopo la legge n. 146 del 1990 come modificata dalla legge n. 83 del 2000 ha istituito la Commissione di garanzia con il precipuo compito di comporre, nella prospettiva di un regime di ragionevole solidarietà, la  conflittualità tra i gestori dei servizi pubblici essenziali ed i loro dipendenti nei riflessi con i fruitori dei relativi servizi.

L’organismo prefigurato dal presidente Alesse è del tutto estraneo alla natura delle Autorità di garanzia ed anche alla articolazione ed alle funzioni delle strutture istituzionali contemplate nella Carta costituzionale.

Invero, la legge n.146/90 ha mostrato nell’esperienza applicativa un grave profilo di debolezza che rischia di travolgere i risultati ottenuti nella composizione virtuosa dei diritti costituzionali dei lavoratori e degli utenti.
E’ urgente tornare rapidamente allo spirito originario della legge, magari a cominciare, in occasioni delle prossime nomine, dal rispetto del comma 2 dell’art.12 della Legge che richiede esplicitamente che i commissari siano scelti tra esperti di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali.


Classificazione:
[Diritto di sciopero] 


«aprile 2017»
»lumamegivesado
>272829303112
>3456789
>10111213141516
>17181920212223
>24252627282930
>1234567
News

© CGIL 2015 | Credits | Privacy