Immigrazione: Cgil, unica soluzione vie legali d'accesso in Europa

24/06/2015

"L'unica vera risposta europea al dramma dei rifugiati è quella di consentire vie d'accesso legali in Europa aprendo corridoi umanitari in grado di sconfiggere i trafficanti di esseri umani". Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, alla vigilia del Consiglio Europeo che nei prossimi due giorni affronterà il tema dell'immigrazione.

Per Lamonica "la missione militare varata dai ministri degli esteri UE è inquietante, perché apre uno scenario di rischio per l'Italia e impegna risorse finanziarie che avrebbero potuto essere impiegate per la ricerca, il soccorso e l'accoglienza". "Soprattutto - prosegue - si mette ancor più a repentaglio la vita dei migranti, che continueranno a partire poiché fuggono dalla disperazione, ma lo faranno in condizioni sempre più pericolose".

"È in atto una regressione dell'Europa", denuncia la dirigente sindacale. "Si alzano muri, come in Ungheria, si chiudono le frontiere, si respingono le persone. Non si riesce neanche a capire se ci sarà davvero la ricollocazione dei 40.000 migranti prevista e come questa avverrà". "L'obiettivo - continua Lamonica - sta diventando palesemente impedire le partenze, ma si tratta di un obiettivo illusorio, teso a rassicurare opinioni pubbliche spaventate e non ad affrontare e governare il problema".

La segretaria della Cgil si rivolge all'esecutivo: "il governo italiano, invece di accodarsi a quanti ritengono 'buonismo' avere a cuore i diritti umani, le convenzioni internazionali, e gli standard civili di accoglienza, al vertice di domani si batta per sospendere gli accordi di Dublino, e non acceda a scelte di segno securitario, quali i campi chiusi vigilati da Frontex, o a misure propagandistiche come i rimpatri di massa, che, con tutta evidenza, sono resi molto spesso impossibili proprio con i Paesi da cui proviene la maggior parte dei migranti".

"Inoltre - sostiene Lamonica - è indispensabile, anche per avere più forza in Europa, chiamare il Paese a uno sforzo corale per un sistema di accoglienza diverso da quello che finora abbiamo conosciuto". "Un sistema - conclude - che deve essere diffuso, per piccoli gruppi, trasparente, e quindi organizzato fuori da quella logica dell'emergenza che ha prodotto il quadro di deroghe e di affidamenti diretti alla radice delle vergogne che sono emerse".


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