Il Comitato economico e sociale (Ue) si interroga sulla revisione della strategia Europa 2020

09/07/2015 Sintesi del dibattito nel sito CESE

Entro la fine del 2015, la nuova Commissione europea – presieduta da J.C. Juncker – dovrebbe presentare una serie di proposte volte a revisionare la strategia 2020: strategia messa a punto dalla Commissione presieduta da J.M.Barroso e (almeno in parte) erede della Strategia di Lisbona. A Bruxelles - il 6 giugno 2015 - c'è stata una Conferenza del Comitato economico e sociale (CESE) dell'UE sulle “Prospettive per la revisione della strategia Europa 2020”.
Ma cos'è questa strategia? Mirare a un suo rilancio? O chiedersi piuttosto “cosa fare per uscire dalla crisi”? E ancora, come interagisce Europa 2020 con il Piano Juncker? Inter-agiranno? Questi e altri i quesiti emersi al seminario di Bruxelles. In merito, rinvio - chi fosse interessato - al Sito CESE che provvederà a pubblicare, nel suo Sito web, sia una sintesi di questo dibattito; sia i risultati di un mini-Sondaggio effettuato nel corso del seminario. Qui di seguito, quindi, solo un breve cenno alla
Strategia 2020, e alle rivendicazioni finora avanzate dal CESE.

La strategia Europa 2020 – lanciata nel 2010 – mirava a una crescita “intelligente” “sostenibile” e “inclusiva”. E poneva questi obiettivi:
portare al 75% il tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e 64 anni 3% del Pil consacrato a R&ST il famoso 20-20-20 (riduzione delle emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto ai livelli del 1990; almeno il 20% di energie rinnovabili nel consumo energetico; almeno il 20% di efficienza energetica) migliorare i livelli di istruzione promuovere l'inclusione sociale, in particolare attraverso la riduzione della povertà Ma - per un insieme di motivi (la grande crisi del 2009, la scelta europea di austerità estrema, il ritrovarsi con un'Ue dotata di una moneta unica in assenza di una vera politica fiscale e e di bilancio e di una vera Unione politica e sociale, conflitti ed emergenze umanitarie, ecc. ) - si resta ben lontani da una sua piena realizzazione. Anzi - al contrario - le divergenze tra i paesi membri dell'Unione europea stanno diventando sempre più profonde.
Ad esempio, nell'UE odierna, si contano 26 milioni di disoccupati. E da un recente Rapporto sulla felicità mondiale (redatto da economisti di fama mondiale) emerge che l'Unione europea si smembra tra la Danimarca al terzo posto e l'Ungheria al 143esimo posto; l'Italia è stato collocata al 53esimo posto!

Che Unione europea è questa? Ci si chiede.

Ciò detto, cosa suggerisce il CESE, in vista della della strategia Europa 2020? Qui di seguito, in estrema sintesi, le sue proposte ad oggi:

  • una revisione del Metodo (in un senso più vincolante): il Metodo del coordinamento aperto si basa sulla definizione di obiettivi di convergenza, e su analisi comparate - di carattere internazionale - per la ricerca delle migliori pratiche di convergenza;
  • una maggiore associazione della società civile, anche nel quadro delle procedure del Semestre europeo;
  • dare un ruolo centrale alla Strategia 2020, nelle grandi politiche dell'Unione;
  • per meglio tenere conto della realtà, arricchire (tenendo conto anche dall'art. 3 del Trattato di Lisbona) la definizione dei cinque Obiettivi della strategia Europa 2020 :
a. introducendo una batteria di indicatori finalizzati a misurare la qualità dei posti di lavoro (tasso di precarietà, di tempo parziale , volontario e obbligatorio; di disoccupazione giovanile, di disoccupazione di lunga durata ecc. )
b. facendo del dialogo sociale una componente della strategia
c. introducendo migliori garanzie in materia di povertà e di lotta contro l'esclusione sociale
d. diversificando gli indicatori in materia ambientale
  • ripensare la strategia per rispondere alle nuove sfide mondiali. Nazioni Unite, Banca mondiale, OCSE e più lavori hanno ben evidenziato che il solo Pil non basta più per valutare la qualità della crescita. In merito, il CESE propone di:
a. prendere in conto (nella revisione della strategia Europa 2020) gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che le Nazioni Unite adotteranno nel settembre 2015, per contribuire a una nuova definizione del benessere e del progresso delle società (una definizione più estesa di quella che ricopre la sola crescita economica)
b. superare il solo Pil, quale misura di progresso in un mondo che cambia.
Nella messa a punto di una strategia, la definizione degli obbiettivi resta di certo essenziale. Ma altrettanto attenzione va data anche “come” realizzare questi obiettivi. Il “No” espresso da gran parte del popolo greco nel Referendum del giugno 2015, ci ricorda che l'Unione europea non può essere edificata senza i popoli. Ma ci ricorda anche che servono soluzioni per risolvere i loro veri problemi.


Classificazione:
[Politiche europee]  [Politiche globali] 


«luglio 2017»
»lumamegivesado
>262728293012
>3456789
>10111213141516
>17181920212223
>24252627282930
>31123456
News

© CGIL 2015 | Credits | Privacy