Corte di Cassazione: novità sulle deleghe delle funzioni ambientali

23/07/2015 La sentenza della Corte di Cassazione n.27862, pubblicata il 2 luglio 2015, ha allargato i confini di applicazione della delega di funzioni per l’adempimento degli obblighi ambientali anche ad aziende di modeste dimensioni ed entità organizzativa.

La sentenza della Corte di Cassazione n.27862, pubblicata il 2 luglio 2015, ha allargato i confini di applicazione della delega di funzioni per l’adempimento degli obblighi ambientali anche ad aziende di modeste dimensioni ed entità organizzativa. Il nuovo principio di diritto dettato dalla Corte è fondato sulla necessità logico-giuridica di assicurare coerenza applicativa dell’ordinamento. Infatti, come nell’attuale disciplina sulla sicurezza sul lavoro (dlgs. 81/2008) che ha regolamentato (art.16) l’istituto della delega di funzioni in materia non è contemplato tra i requisiti di efficacia quello della “necessità”, ammettendo dunque stessa delega anche in realtà aziendali di ridotta entità.

Diversamente, avverte il giudice di legittimità, si avrebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra chi è delegato ad adempimenti ambientali, e chi, invece, è delegato ad adempimenti in materia antinfortunistica.   

In tale rinnovato contesto, i requisiti di validità consistono nella formalizzazione con atto scritto recante data certa ed adeguata e tempestiva pubblicità del conferimento dell’incarico. La delega di funzioni non esclude l’obbligo di vigilanza del delegante sulla corretta esecuzione da parte del delegato delle funzioni trasferite. Inoltre,  il delegante deve scegliere un delegato che possegga professionalità ed esperienza adeguate per lo svolgimento delle funzioni trasferite. Infine, al delegato deve essere assegnata un’idonea autonomia di spesa.

In termini applicativi, le novità in esame riguardano maggiormente la delicata questione della tenuta delle “scritture ambientali”, ossia registri di carico/scarico e formulario di trasporto rifiuti e tracciamento Sistri (sanzionabile dal 1 gennaio 2016). In tale contesto, bisogna tenere in conto come i menzionati oneri di controllo e vigilanza sull’attività di terzi appaiono dallo scorso 4 luglio 2015 rafforzati dalla rinnovata definizione di produzione dei rifiuti ex lettera f), comma 1, art. 183 del dlgs 152/2006. Dopo l’intervento effettuato dal decreto legge 4 luglio 2015 n.92 sul Codice Ambientale detta nozione risulta infatti ora comprendere oltre al soggetto la cui attività produce rifiuti, anche la persona cui sia giuridicamente riferibile detta produzione, ossia colui che ha affidato nel proprio interesse a terzi delle attività che comportano la generazione di residui. La formalizzazione normativa della figura del “produttore giuridico” di rifiuti pone dunque ancor più l’accento sugli inderogabili obblighi di diligenza nella scelta di figure idonee e legittimate all’esercizio di determinate attività nonché sul monitoraggio del loro operato.

La valida delega ambientale, pur essendo titolo idoneo a sollevare da responsabilità penale il delegante, non costituisce di per sé sufficiente strumento per esimere invece la struttura aziendale dalla diversa responsabilità amministrativa prevista dal dlgs 231/2001 per gli illeciti commessi a vantaggio dell’organizzazione da soggetti all’apice della stessa.

In allegato la Sentenza della Corte di Cassazione n. 27862 del 2 luglio 2015


Allegati:
 Corte_Cassazione_Sent.27862_15.pdf
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