Bilateralità: analisi, criticità e prospettive. Iniziativa Cgil a Napoli

08/09/2015

Parlare di contrattazione sindacale comporta, oggi in particolare, parlare di bilateralità. Di quel complesso cioè di strumenti, enti, fondi in cui le parti sociali agiscono di concerto per fornire alle lavoratrici ed ai lavoratori servizi e prestazioni che talvolta lo stato non eroga.
Nel tentativo di dare organicità al complesso delle questioni legate alla bilateralità, strumento perciò fondamentale della contrattazione sindacale, la Cgil, insieme alla Fondazione Di Vittorio e con il contributo di Fondartigianato, ha messo oggi in campo un'iniziativa nazionale organizzata presso la prestigiosa Università Federico II di Napoli alla presenza di studiosi, esperti, dirigenti delle strutture regionali e di categoria della stessa confederazione.
Un confronto serrato, arricchito dai contributi di accademici, analisti dell'intricata materia, e pensato -come ha chiarito in apertura la responsabile della bilateralità della Cgil nazionale ed ideatrice dell'iniziativa, Delia Nardone- per mettere a fattore comune le buone pratiche con le quali l'attività delle categorie sindacali conferma quotidianamente la giustezza della scelta, fatta a suo tempo, di costituire organismi bilaterali come supporto all'azione contrattuale.
Nardone, nella sua relazione, non ha pero omesso di mettere sotto la lente anche le criticità e le ombre che questi utili strumenti portano con sè. Problemi che qualche giornale ha evidenziato proprio nelle ultime settimane, con riferimento ad usi impropri degli strumenti bilaterali che "devono invece confermarsi sempre al servizio della contrattazione" ha detto Nardone, ricordando che "la bilateralità nasce da bisogno mutualistico dei lavoratori" e che quindi "la sua rivisitazione deve essere improntata a maggiore trasparenza, rigore e d ancoraggio ai valori etici che sono nel dna della Cgil".
Ripercorrendone la storia, Nardone ha descritto un quadro oggi tutt'altro che  omogeneo, anche in termini di modello: "L'edilizia è il comparto in cui essa si è maggiormente strutturata, ma forte impulso ha avuto anche nell'artigianato, mentre il settore manifatturiero che ha potuto contare su un welfare pubblico che lo ha maggiormente tutelato, ha solo successivamente implementato con la contrattazione un welfare integrativo settoriale o aziendale".
Ma Nardone ha messo al contempo in guardia rispetto al pericolo che, a fronte di una sistema pubblico sempre più deficitario, la bilateralità finisca per supplire ad alle sue inefficienze indirizzando sempre più pezzi di salario differito contrattato verso servizi da cui va via via ritirandosi.
Un rischio su cui la discussione della Cgil si è già sviluppata negli anni scorsi, a partire dal 2008, quando il governo lanciò una forte offensiva, supportata poi dal Parlamento, per un'interpretazione espansiva della bilateralità in funzione sostitutiva del welfare pubblico, mal celando il tentativo di ledere l'autonomia delle parti sociali. Fino al salto di qualità del 2011: "una tappa fondamentale raggiunta nell'artigianato -spiega con chiarezza Nardone- determinata dalla distinzione fra adesione all'ente bilaterale da parte del lavoratore, che rimane libera e volontaria, ed il diritto che gli deriva dal Ccnl di godere della prestazione o di avere il corrispettivo economico in caso di mancata prestazione".
E fino ad un ordine del giorno del 2013 del Comitato direttivo in cui la Cgil pose dei chiari paletti sul concetto di sostenibilità dei fondi (e dunque della necessità del loro accorpamento), del contenimento dei costi di gestione, e della necessità di rimettere mano al riassetto generale degli enti introducendo il principio della distinzione netta fra compiti di indirizzo e compiti di gestione. "Ma poi non siamo stati conseguenti" è l'autocritica della dirigente sindacale che indica nell'assenza di fatti che concretassero quelle analisi il punto su cui fare ammenda e da cui ricominciare.
D'accordo Rosario Strazzullo, capo dell'area contrattazione e mercato del lavoro della Cgil, che, in conclusione della prima giornata di lavori, ha insistito sui temi del riordino della bilateralità, del rafforzamento del ruolo della contrattazione, dell'esigenza di ricostruire un'idea di welfare contrattuale anche alla luce della nuovo decreto sul Jobs Act, superando la sua attuale segmentazione nei diversi settori, ed affermando un diritto di cittadinanza anche al di la del rapporto di lavoro.
Ulteriori aspetti sottolineati da Strazzullo sono stati il riconoscimento del ruolo propositivo della formazione continua nei luoghi di lavoro attraverso i suoi fondi interprofessionali, la trasparenza nei bilanci, competenze e regole di incompatibilità nella governance dei fondi. Punti ineludibili di un programma di lavoro che qualifichi la bilateralità.
Strazzullo si è detto anche d'accordo sulla necessita, evidenziata nella relazione d'apertura, di un forte coordinamento delle politiche e delle attività dell'intero sistema bilaterale al fine di rafforzarne e qualificarne l'attività volta all'interesse del lavoratore. Un campo d'azione che vede oggi in posizione arretrata quel Mezzogiorno cui la Cgil guarda con grande attenzione e che deve recuperare anche in questo segmento dell'attività contrattuale.
Durante il dibattito, a chiarire il quadro numerico e la portata ingente dell'attività degli enti bilaterali nel campo della formazione, è venuto l'utile contributo di Fondartigianato. La cui responsabile formazione, Tiziana Baracchi, ha fornito i dati complessivi di tutte le adesioni e le attività di formazione erogate dal fondo. Spicca su tutti il numero delle imprese, oltre 27 mila, e dei lavoratori, quasi 240 mila, che hanno partecipato a percorsi di formazione professionale per un numero medio di ore pari a 41 per singolo lavoratore (da notare che oltre il 37 p.c. sono donne e circa il 50 p.c. ha la qualifica di operaia/o). Dati incoraggianti che testimoniano come un lavoro condiviso fra le parti sociali possa avvantaggiare l'occupazione e la competitività dell'impresa. In particolare quella artigiana su cui pure si è soffermata l'attenzione del progetto For.Si. Le cui finalità sono state illustrate da Simona Marchi della Fondazione Di Vittorio: "Accrescere le competenze del sindacato nelle pratiche di contrattazione della formazione continua e di promozione della bilateralità" attraverso un ciclo di seminari che, nel frattempo, hanno assunto carattere itinerante e dedicati a "le imprese artigiane durante e dopo la crisi, la qualità della formazione nella prospettiva Lifelong Learning, il riconoscimento degli apprendimenti formali e non formali ecc".


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