Bilateralità: culture, pratiche e prospettive.

09/09/2015 La Tavola rotonda, che si è tenuta a Napoli il 9 settembre presso l'Università Federico II ha visto la partecipazione di Maria Grazia Gabrielli, segretario generale Filcams, Maurizio Landini, segretario generale Fiom, Emilio Miceli, segretario generale Filctem, Franco Nasso, segretario generale Filt e Walter Schiavella, segretario generale Fillea, e l'intervento conclusivo di Fabrizio Solari, segretario confederale Cgil.

L'esauriente quadro di riferimento sul tema della bilateralità emerso nella prima giornata di dibattito, con le criticità del sistema e le prospettive verso cui avanzare, hanno fornito una solida base per il confronto che si è sviluppato nella Tavola Rotonda con le categorie sindacali di mercoledì 9 settembre (Napoli, Università Federico II) e per l'intervento di chiusura del segretario confederale Fabrizio Solari. 

Con il coordinamento di Salvo Leonardi della Fondazione Di Vittorio, al giro di tavolo hanno partecipato i segretari generali di Filcams, Fiom, Filctem, Filt e Fillea, Maria Grazia Gabrielli, Maurizio Landini, Emilio Miceli, Franco Nasso, e Walter Schiavella.
La preoccupazione per l'eccesso di frammentarietà -nei singoli comparti come a livello territoriale- che la crescente duplicazione dei soggetti della bilateralità finisce per produrre, indebolendone azione, trasparenza ed efficacia, è emersa nelle considerazioni di quadro di tutti gli interventi.
Un problema frutto della segmentazione del sistema datoriale, che, per Maria Grazia Gabrielli, "ha comportato una dispersione generatrice di rischi e di elementi di negatività". Fra i quali il  segretario della Filcams non ha mancato di indicare in questa stagione di rinnovi contrattuali "il tentativo da parte delle imprese di operare una sorta di scambio" in termini di tutele per i lavoratori. Tutele che, a parere dei dirigenti Cgil, e ferma restando la volontarietà degli interessati, vanno invece allargate ad una platea più ampia di lavoratori.
Ed infatti, dopo aver fatto cenno al nuovo accordo sottoscritto dalla Fiom con Confapi che riguarda anche asili nido e borse di studio, Maurizio Landini ha insistito sulla necessità di estendere le prestazioni: "I contributi ai fondi che sono a carico dell'impresa devono riguardare tutti i lavoratori, anche le partite Iva, i precari, e quelli in Cig e le prestazioni erogate dai fondi devono comprendere i familiari dei dipendenti".
Fra i punti di maggiore convergenza registrati dal confronto -insieme ad una sostanziale condivisione dello spirito e delle linee di intervento tracciate dalla  relazione introduttiva di Delia Nardone, responsabile Bilateralità della Cgil nazionale, e poi ripresi nelle conclusioni della prima giornata dal coordinatore dell'area contrattazione, Rosario Strazzullo- certamente l'esigenza di maggiore trasparenza ed eticità della gestione dei fondi, sia sul piano economico che organizzativo. "Senza aspettare le denunce dei giornali -ha rimarcato Landini convinto che "l'operazione trasparenza dobbiamo farla noi della Cgil perchè non abbiamo nulla da nascondere".
D'accordo Emilio Miceli che ha puntato il dito su quello che ha definito "l'innamoramento" delle imprese per il welfare contrattuale cui i fondi bilaterali danno concretezza. Perchè il rischio è "quello di torsione dei contratti da rinnovare in questa direzione. C'è la tendenza delle imprese a favorire il suo finanziamento e ad allargarlo -ha messo in guardia il segretario della Filctem- con l'obiettivo di barattare nel contratto minori vincoli su orari ed organizzazione del lavoro".
Ma le responsabilità delle imprese non finiscono qui: "Otto fondi pensione integrativa e cinque sanitari sono troppi -è stata l'accusa del segretario dei chimici- ma non si riesce a ridurli perchè è Confindustria a non volerlo. Sulla stampa può anche indicarci come fattore di ritardo allo sviluppo ma la responsabilità di questa frammentazione è tutta delle imprese ed è elemento di forte incertezza e di freno ad ogni innovazione".
Persino rispetto alla formazione, "lo strumento più elevato della bilateralità", Miceli è stato netto: "Fondimpresa è un modello sbagliato, burocratico. Ha accentrato tutto e ciò è argomento di cui discutere. La formazione è tema per noi decisivo, dobbiamo dunque darle un vestito diverso".
Se l'esperienza dei fondi dei vari comparti non delinea un quadro omogeneo, "certo quella dei trasporti è ancora più complessa per le specificità del settore" è stato il primo rilievo di Franco Nasso. Purtuttavia non cambiano gli obiettivi: "muovere i processi di unificazione dei contratti, accelerare le prestazioni previste dalle intese e renderle realmente esigibili, dimensionamento misurato fra costi contrattuali che si caricano sulla bilateralità e rinnovi dei contratti di lavoro veri e propri" le priorità indicate dal segretario dei trasporti.
L'esigenza di ripensare la bilateralità, i suoi organismi, la sua gestione, non ne ha messo in discussione il valore positivo riconosciuto da tutti. In particolare da Walter Schiavella che ha valorizzato la consolidata esperienza della bilateralità nel comparto edile: "Essa ha costituito un elemento fortemente positivo della contrattazione del settore" ha fatto osservare il segretario degli edili, pur denunciando una discontinuità fra i vari fondi bilaterali che "caratterizza questa fase del mondo del lavoro e del welfare. Come l'affrontiamo?" ha chiesto Schiavella. Una risposta può venire dalla "fusione degli enti di formazione che fanno sicurezza in raccordo con la funzione delle casse edili. Una strada utile a far avanzare i processi di razionalizzazione trasparenza ed efficienza perchè interviene sui numeri, sulla gestione ed anche sulla pluralità dei soggetti". E se oggi il numero dei Ccnl aumenta, ha aggiunto, rimane fermo "il nostro obiettivo di un unico sistema della Bilateralità".
Obiettivo possibile che farebbe fare alla Bilateralità quel salto di qualità necessario al suo rilancio e che, nel secondo giro di interventi, fa raccontare a Maria Grazia Gabrielli del tentativo in corso nel suo settore, con 2 milioni di lavoratori e 350 milioni di euro di prestazioni erogate, di ragionare sull'accorpamento dei troppi contratti e spingere sulla questione della rappresentanza per razionalizzare e condurre il sistema a minore complessità".
D'altra parte di semplificazione si parla non da oggi, e la crisi del sistema della rappresentanza del mondo del lavoro tende ad accelerarne i processi. In questa ottica si inscrive l'affermazione di Landini secondo cui "Non è certo questo il momento della difesa dell'esistente" perché, argomenta il leader dei metalmeccanici, una fase cosi nessuno nel sindacato l'aveva finora conosciuta. La Fiat-FCA ha ripreso il controllo totale della prestazione. Comanda e non informa nessuno. La Fiom è il primo sindacato  perché ha reso evidente la realtà: oggi in fabbrica si sta peggio di prima". Non difforme l'opinione di Miceli secondo cui la polarizzazione in corso è tutta su governo ed imprese (e non sulle sue rappresentanze). Dato che, insieme ad una legificazione eccessiva determina una perdita del valore del contratto. "La sua centralità oggi e pura fantasia" lamenta Miceli che invita perciò a cogliere "l'occasione storica offerta da Confindustria di rivedere il modello contrattuale". Prioritario perciò per tutti rinnovare i contratti in scadenza in questa stagione "e questo -riprende Nasso- ci aiuterà anche a ridefinire il funzionamento dei fondi".
Chiusa la Tavola rotonda, a Fabrizio Solari, è toccato il compito non semplice di trarre le conclusioni di una discussione davvero complessa affrontata con un approccio anche culturalmente nuovo. Nel tentativo di portare a sintesi la spinta della Confederazione ad aggiornare il dibattito sulla bilateralità, su come si è sviluppata e su come meglio indirizzarla d'oggi in avanti, con le diverse esperienze e specificità delle categorie sindacali non sempre coincidenti.
"Continueremo a riflettere e a ricercare le soluzioni più congrue al quadro odierno -ha assicurato il segretario confederale- ma provando ad adottare alcune linee guida, individuate bene nella relazione di Nardone, che non possono più essere eluse". A partire da una sede comune di confronto e di ricerca di soluzioni sulla materia.
"C'è un problema di governance"da intendere come necessità di maggiore trasparenza, di eliminazione dei conflitti di interesse, di quadro di incompatibilità, di riduzione dei costi e di corrispondenza anche in termini economici fra le risorse disponibili e le prestazioni erogate" ha aggiunto il Solari ribadendo che la Cgil ha fatto "una scelta netta e la riconferma". Chiarendo inoltre che ridurre i costi di gestione significa anche accorpare i fondi che invece tendono a proliferare.
Il tutto dentro stagione contrattuale che si va svolgendo in un contesto politico non favorevole: "con il sindacato al centro di un attacco politico formidabile, nell'ambito di un oggettivo restringimento degli spazi di democrazia, con il governo che tende a fare meno del Parlamento, figuriamoci delle parti sociali e con il risultato finale che il movimento sindacale appare ininfluente di fronte ai grandi temi del Paese".
La recente campagna mediatica agostana ha reso evidente, per Solari, "l'opera di delegittimazione in corso che descrive il sindacato come niente di diverso  dall'odiata casta politica". Una tesi rigettata dal segretario confederale con argomentazioni che rimandano alla funzione essenziale della mediazione sociale dei corpi intermedi e che hanno fatto emergere quanto sia impellente risolvere il problema della rappresentanza sindacale e della necessità di dare attuazione all'art 39 della Costituzione ed allo spirito che anima il Testo Unico.


Allegati:
 Relazione_Nardone_Napoli_8-9.09.2015.pdf
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