Nuovo rapporto della World Bank, un'analisi sui sistemi di tariffazione del carbonio

23/09/2015

“Nuovi principi per contribuire ad accelerare il processo di crescita globale del prezzo del carbonio” - Nel nuovo rapporto della World Bank un'analisi sui sistemi di tariffazione del carbonio. Se ben progettati potrebbero costituire uno strumento potente per la riduzione delle emissioni di carbonio responsabili dei cambiamenti climatici ma al momento l'85% delle emissioni ha un prezzo inferiore ai 10 dollari per tonnellata di CO2 equivalente, notevolmente inferiore al prezzo necessario per soddisfare l'obiettivo di contenimento dell'aumento della temperatura entro i 2C °. La CGIL ribadisce la necessità di introdurre un sistema di tasse ambientali che disincentivi il consumo di combustibili fossili e agevoli gli investimenti in forti rinnovabili, per contrastare con tempestività le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici e della disoccupazione, per favorire l'azione climatica, accelerare la transizione a un modello di sviluppo a basse emissioni di carbonio e garantire la giusta transizione dei lavoratori, il lavoro dignitoso e la giustizia sociale e rileva il forte ritardo e le evidenti contraddizioni dell'azione del Governo in materia climatica.

Il 20 settembre scorso, in previsione della conferenza sul clima di Parigi, il Gruppo della Banca Mondiale, insieme con l'OCSE e con il contributo del Fondo monetario internazionale, ha pubblicato un rapporto su i "Nuovi principi per contribuire ad accelerare il processo di crescita globale del prezzo del carbonio”. Il rapporto mostra che il numero di sistemi di tariffazione del carbonio attuate o programmate a livello globale sono quasi raddoppiato dal 2012, rappresentando un sistema del valore di circa 50 miliardi di dollari. Circa 40 nazioni e 23 città, stati o regioni stanno utilizzando un prezzo del carbonio, ad esempio con sistemi di scambio delle emissioni (ETS) o con carbon tax. Il sistema di tariffazione del carbonio copre l'equivalente di circa 7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, o il 12 per cento delle emissioni di gas serra globali annuali. Il rapporto si pone l'obiettivo di aiutare i governi e le imprese a sviluppare strumenti efficaci, convenienti e veloci per mettere un prezzo sui costi sociali delle emissioni.

La ricerca si basa sull'analisi di oltre un decennio di esperienze di tariffazione del carbonio presenti in varie parti del mondo: Cile, Corea del sud, EU, California, Ontario (la provincia più popolosa del Canada), Quebec, Stati Uniti e Cina, sotto forma di sistemi di scambio di emissioni e/o tasse.

Gli estensori del rapporto sono convinti che sistemi di tariffazione del carbonio ben progettati possono costituire uno strumento potente e flessibile per la riduzione delle emissioni di carbonio responsabili dei cambiamenti climatici, svolgendo un ruolo fondamentale nel migliorare l'innovazione e la facilitazione del passaggio a un'economia globale a basse emissioni di carbonio. E' evidente che ad oggi il mercato del carbonio non è stato assolutamente in grado di contenere le emissioni, in parte perché i sistemi di tariffazione non coprono l'intera produzione di emissioni ma sopratutto perché nella maggioranza dei casi il prezzo imposto è di gran lunga inferiore a quello che sarebbe necessario per avere un effetto deterrente. I prezzi del carbonio osservati nel rapporto, infatti, variano in maniera significativa da meno di 1 dollaro a 130 dollari per tonnellata di CO2 equivalente (Svezia). L'85% delle emissioni hanno un prezzo inferiore ai 10 dollari per tonnellata di CO2 equivalente, che è notevolmente inferiore al prezzo che i modelli economici hanno stimato essere necessario per soddisfare l'obiettivo di contenimento dell'aumento della temperatura entro i 2C °.

A livello Europeo, nel luglio scorso è stato approvato dal Parlamento la riforma del mercato ETS, che dovrebbe entrare in vigore nel 2019. La riforma prevede la costituzione di una riserva per la stabilità di mercato, in cui tenere ferma l'enorme quantità di carbonio eccedente. Il sistema ETS ha perso completamente efficacia proprio in conseguenza del surplus di quote di emissioni disponibili nel sistema, in gran parte dovuto alla crisi economica, che ha determinato negli anni un drastico crollo del prezzo del carbonio, prezzo talmente basso da essere più conveniente acquistare quote di carbonio piuttosto che effettuare investimenti industriali per l'innovazione tecnologica finalizzata all'efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni. La riserva di stabilità dovrebbe far risalire il prezzo del carbonio, o almeno non farne crollare ulteriormente il prezzo, per rafforzare il sistema di quote e prezzi del carbonio contenuti nell'ETS e contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2.

In Italia resta ancora da emanare il decreto attuativo previsto dall'art. 15 (fiscalità energetica e ambientale) della Legge 23/2014, delega in materia fiscale, che prevede l'introduzione di nuove forme di fiscalità “finalizzate a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili, e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull'energia elettrica, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di zolfo” e di cui il “maggior gettito sia destinato prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili, nonché alla revisione del finanziamento dei sussidi alla produzione di energia da fonti rinnovabili.”

I tempi di attuazione sono però legati all'emanazione della Direttiva europea di modifica della direttiva quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità.

La CGIL ribadisce la necessità di introdurre un sistema di tasse ambientali che disincentivi il consumo di combustibili fossili e agevoli gli investimenti in forti rinnovabili. Riteniamo infatti che per contrastare con tempestività le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici e della disoccupazione, debbano essere messi in campo tutti gli strumenti utili per favorire l'azione climatica, accelerare la transizione a un modello di sviluppo a basse emissioni di carbonio e garantire la giusta transizione dei lavoratori, il lavoro dignitoso e la giustizia sociale. Rileviamo purtroppo un forte ritardo ed evidenti contraddizioni nell'azione del Governo in materia climatica che rischiano di far perdere al nostro paese una grande opportunità di cambiamento e di crescita e di rendere ininfluente il ruolo dell'Italia alla conferenza sul clima di Parigi.


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