L.Stabilità: Cgil, manovra non espansiva, il documento consegnato in audizione

02/11/2015 "Una manovra non espansiva, che non crea lavoro per i giovani, sbilanciata verso le imprese, a scapito del Paese". Questo in estrema sintesi il commento della Cgil alla Legge di Stabilità 2016 illustrato quest'oggi dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso nel corso dell'audizione presso le Commissioni congiunte Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. All'audizione ha partecipato anche il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi.
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Non è la svolta necessaria e non cambia nemmeno verso. La manovra annunciata per la Legge di Stabilità 2016 non è espansiva. I pochi margini di “flessibilità” di Bilancio, che consentirebbero l'utilizzo di maggiori risorse, derivano da un rallentamento dell'austerità, quindi sempre sotto il vincolo del 3%, al di sopra del quale è lecito parlare di politica espansiva. Il Governo dichiara, infatti, di affrontare le difficoltà dell’economia, nazionale e sovranazionale “rivedendo e attenuando la velocità del consolidamento fiscale”. Lo scarto su cui si dovrebbero recuperare più risorse sta tra il nuovo deficit del 2,4% e il dato dell’indebitamento netto tendenziale – cioè “sulla carta”, in assenza di interventi e sulla base della normativa vigente, comprese le famigerate clausole di salvaguardia – che nel 2016 sarebbe pari all’1,4% del PIL. Peraltro, il nuovo obiettivo andrebbe confrontato con quello previsto nel DEF di aprile scorso, in cui l’indebitamento netto 2015 era previsto all’1,8%, come stabilito già dall’agenda Monti. In ogni caso, rispetto all’attuale 2,6% il deficit non viene aumentato, ma viene ridotto e i margini di spesa si contraggono da un anno all’altro e si realizzerà comunque un saldo primario di almeno 30 miliardi di euro.

L’utilizzo della “flessibilità”, peraltro, per l’Italia è previsto solo per un anno e, difatti, negli anni successivi continua ad aumentare progressivamente e nettamente l’avanzo primario. L’austerità flessibile prevede poi uno scambio senza ritorno con le cosiddette riforme strutturali, a cominciare da quelle sul mercato del lavoro, sulle pensioni e sull’istruzione, imposte dalla governance europea a prescindere dal contesto nazionale, a scapito del lavoro, del welfare e dell'economia pubblica.

Eppure ormai è chiaro che nuovi tagli della spesa pubblica e una politica iniqua delle entrate alimentano recessione economica, depressione occupazionale e spirale deflazionistica. Malgrado gli annunci, quindi, il Governo non ha aperto nessuna “vertenza” europea. Anzi, dato il peso dell’economia italiana, la progressiva restrizione dei margini di deficit spending ridimensiona l’intero indebitamento netto dell’Area euro, riducendo le possibilità di una politica economica espansiva sovranazionale.

In allegato il testo completo e le schede di approfondimento.


Allegati:
 Audizione_CGIL_LS2016_2-nov-2015-1.pdf
 Schede_di_approfondimento_CGIL_LS2016_2-nov-2015.pdf
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