21° Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite - Parigi 2015

09/12/2015

Pubblichiamo un resoconto quotidiano, curato dall'ufficio ambiente e territorio dell'area politiche dello sviluppo della Cgil, della 21° Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, in corso a Parigi.

8 dicembre 2015 - Incontro con il Ministro Galletti

Domani pomeriggio dovrebbe uscire la nuova bozza di testo negoziale. La Presidenza francese sta facendo di tutto per accelerare i lavori per riuscire a chiudere l’accordo entro sabato, prima che la Francia torni al voto. La situazione al momento è estremamente deludente. I paesi sono divisi sulla definizione dell’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030, fra 1,5° e 2° ma nessuno sembra preoccuparsi del fatto che i contributi volontari presentati dai vari paesi porteranno a un aumento programmato stimato fra i 2,7° e i 3,5°. Si discute di un meccanismo di revisione quinquennale degli obiettivi, alcuni vorrebbero a partire dal 2018 (quindi prima dell’entrata in vigore del trattato) altri vorrebbero la prima revisione al 2024, il che vorrebbe dire avere di fronte 10 anni in cui potrebbe non essere fatto nulla, qualcuno sembra anche disponibile a una revisione dei contributi al 2018 ma a patto che la revisione dei contributi sia comunque volontaria.

Non c’è ancora un accordo su un meccanismo trasparente di monitoraggio, nessun impegno finanziario per i paesi industrializzati per il periodo pre 2020, nessuna certezza sul finanziamento per i danni e le perdite e poco oltre le promesse per il finanziamento aggiuntivo post 2020.

I diritti umani rischiano di essere estromessi dal testo dell’accordo e della giusta transizione, molto probabilmente, resterà solo un vago richiamo nel preambolo.

Stando così il livello delle trattative tutte le ambizione e le richieste del movimento sindacale e per il clima resterebbero disattese. Per questo oggi il movimento sindacale ha nuovamente sollecitato le delegazioni governative dei vari rispettivi paesi per chiedere impegni precisi e concreti su:

- Finanza climatica per assicurare protezione ai paesi vulnerabili e per assicurare il cambiamento del modello di sviluppo, per la mitigazione e l’adattamento, per  nuovi investimenti e nuovi lavori per il clima;

- Un meccanismo di revisione dei contributi al più tardi al 2018 che consenta di contenere l’aumento della temperatura entro i 2°, se possibile 1,5°;

- Mantenere del testo dell’accordo il rispetto dei diritti umani, dei diritti delle popolazioni indigene, l’equità intergenerazionale e di genere, la giusta transizione per i  lavoratori e il lavoro dignitoso  per assicurare a tutti i popoli del pianeta un futuro sostenibile, equo, giusto, con piena occupazione, rispettoso della terra e dell’autodeterminazione dei popoli.

Il Segretario Generale delle ETUC Luca Visentini ha inviato oggi una lettera (vedi allegato) al Presidente della Commissione Europea  Junker per ribadire le richieste del movimento sindacale all’UE.

Sempre oggi i rappresentanti di CGIL, UIL, WWF, Legambiente e Italian Climate Network presenti alla COP di Parigi hanno incontrato il Ministro Galletti per sollecitare un impegno concreto del nostro Governo sui punti sopra esposti. Al Ministro Galletti è stata consegnata anche copia della lettera della ETUC a Junker chiedendo esplicitamente un interessamento dell’Italia affinché la giusta transizione e il lavoro dignitoso siano inseriti nella parte giuridicamente vincolante del testo.

Il movimento sindacale valuterà, a partire dalla pubblicazione del nuovo testo, eventuali azioni di mobilitazione da mettere in atto per difendere il pianeta, il clima e il lavoro. 

In allegato la lettera ETUC al Presidente Junker

7 dicembre 2015

I Ministri sono arrivati e sembra ormai che tutti siano convinti che questa Conferenza sul clima si concluderà con un accordo. La questione è quale tipo di accordo. Qualcuno ha efficacemente sintetizzato i possibili risultati con due opzioni  alternative: l’accordo senza rimpianti o l’accordo a 3°, o accordo minimalista. Il primo potrebbe consentirci di lottare per mantenere la temperatura entro 1,5° rispondendo anche alle esigenze dei paesi più vulnerabili , il secondo servirebbe solo a proteggere gli interessi delle lobby resistenti alla transizione senza nessun interesse per i popoli.

Ormai è tristemente noto che gli impegni volontari (INDCs) presentati dai governi non sono sufficienti per mantenere la temperatura entro i 2°, nella migliore delle ipotesi si ragiona di una revisione degli INDCs al 2018, l’altra ipotesi e di tornare al tavolo per una rivalutazione direttamente nel 2024 e praticamente non si parla di obiettivi al 2020. Sembra una situazione irreale ragionare di un accordo che entrerà in vigore al 2020 con degli impegni da rivedere al 2018 perché sappiamo già che sono impegni troppo poco ambiziosi.

I paesi del Gruppo 77 e Cina, gruppo che rappresenta paesi in via di sviluppo del sud del mondo più la Cina, paesi che rappresentano il 55% della popolazione mondiale, vogliono un accordo che consenta di limitare l’aumento della temperatura consentendo allo stesso tempo ai propri paesi uno sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà. Per questo chiedono  un implemento della convenzione,  un accordo equo, con responsabilità comuni ma differenziate nel rispetto delle diverse capacità, che tenga conto sia di mitigazione che adattamento, che affronti la questione del trasferimento tecnologico, preveda un fondo specifico per chi subisce danni e perdita causati dai cambiamenti climatici, maggiore ambizione prima del 2020, chiarezza sulla parte finanziaria pre e post 2020.

I 44 piccoli stati insulari vulnerabili,  chiedono il riconoscimento scientifico dell’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura  entro°1,5  e di aumentare l’apporto finanziario.

Tutti si dichiarano interessati a un accordo ambizioso, equilibrato e giusto, anche l’Arabia Saudita che ha però precisato che l’accordo non deve discriminare nessuna forma di energia.

Per ora tutte le opzioni sono sul tavolo.

La società civile anche oggi ha ribadito l’interconnessione di tutte le principali questioni  sul tavolo. 

Non ci può essere un buon accordo se al suo interno non sono presenti tutti gli elementi: diritti umani, contenimento dell’aumento della temperatura entro 1,5°, diritti delle popolazioni indigene, giusta transizione per i lavoratori, diritti di genere, sicurezza alimentare, perdite e danni, equità, equità intergenerazionale,  rispetto degli ecosistemi. Senza anche uno solo di questi elementi l’accordo non avrà l’equilibrio necessario per essere giusto, equo, ambizioso, sostenibile e realizzabile.   

6 dicembre 2015


Sabato il gruppo di lavoro sulla piattaforma di Durban (ADP) ha chiuso i lavori con l’approvazione di un testo che viene consegnato alla politica per i prossimi giorni di negoziati.  Il testo licenziato e consegnato al presidente della COP21, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius,  contiene ancora le sostanziali questioni su cui non c’è accordo che vengono riportate nel testo sotto forma di opzioni alternative. Non si tratta di argomenti secondari: diritti umani, meccanismi di controllo sulla riduzione delle emissioni, finanza climatica per sostenere la decarbonizzazione e l’adattamento, rafforzamento degli obiettivi, ecc.

Tanto per fare un esempio all’art. 2 c. 2 del testo approvato Sabato si legge che: “[Questo accordo sarà attuato su basi di equità e scienza, in accordo al principio di equità e di responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità, alla luce delle diverse capacita nazionali, e nel rispetto dei diritti umani e della promozione dell’equità di genere [e dei diritti dei disoccupati]”.  Più avanti troviamo sempre fra parentesi, fra gli obiettivi di lungo periodo, “[nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell’eradicazione della povertà, assicurando che la sicurezza alimentare, produzione e distribuzione non sia minacciata…” Sono passaggi molto importanti che riaffermano, fra l’altro, il principio delle responsabilità comuni ma differenziate fra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo, il rispetto dei diritti umani, la necessità di coniugare sviluppo sostenibile e lotta alla povertà e sicurezza alimentare, ma  il fatto che siano scritti fra le parentesi quadre indica che non c’è accordo e che quindi potrebbero essere completamente cancellati o relegati nel preambolo del testo e non nelle disposizioni.  L’accordo multilaterale che verrà, si spera, raggiunto a Parigi, sarà infatti basato sul  principio del consenso volontario di tutti i paesi e pertanto il testo finale riporterà solo le questioni su cui ci sarà unanime condivisione. L’eventuale accordo potrebbe quindi avere una forza collettiva straordinaria ma potrebbe anche, al contrario, essere completamente vuoto di contenuti, tutto dipende dal livello della mediazione politica che sarà raggiunta nei prossimi giorni.

Il tema della giusta transizione dei lavoratori, al momento non è parte del testo dell’accordo ma è riportata nel preambolo con le parole: “Tenere in considerazione gli imperativi di una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di lavoro dignitoso e lavoro di qualità in conformità con le priorità di  sviluppo definite a livello nazionale.” Nella nota finale di riflessione però si suggerisce di inserire la giusta transizione nell’articolo 2, insieme ai diritti umani.

In parallelo alla conferenza ufficiale, il 5 e 6 dicembre si è svolta la conferenza alternativa dei cittadini, un grande evento a Montreuil con incontri, musica, attività informative e un mercato contadino.  Il liceo, il municipio, il cinema, il teatro, e la sala concerti cittadina hanno ospitato 260 conferenze, workshop, proiezioni, ecc. su: giustizia climatica, democrazia energetica, diritti della natura e della madre terra, sviluppo sostenibile, bionenergia e tanto altro. Dopo le meravigliose mobilitazioni per il clima che ci sono state il 28 e il 29 novembre in tutto il mondo, fra cui la marcia di Roma con oltre 20.000 persone, l’impressione però è che qui a Parigi si faccia ancora un pò fatica ad affermare con forza la volontà dei popoli e un’azione collettiva per il clima così come invece si era manifestata in tutta la sua bellezza l’anno scorso a Lima nella Cumbre de los Pueblos, mettendo insieme i movimenti sociali, sindacati, popolazioni indigene, donne e associazioni ambientaliste.

Nei prossimi giorni la politica e tutti noi della “società civile” abbiamo una grande responsabilità per l’esito dei negoziati, la rappresentante del Sud Africa nel gruppo ADP ha concluso il suo intervento con una citazione di Nelson Mandela “Tutto sembra impossibile finchè non avviene”, voglio sperare che questa frase sia di buon auspicio per il futuro del nostro pianeta.




Allegati:
 lettera_ETUC_a_Juncker.pdf
Classificazione:
[Cambiamento climatico] 


«agosto 2017»
»lumamegivesado
>31123456
>78910111213
>14151617181920
>21222324252627
>28293031123
>45678910
News

© CGIL 2015 | Credits | Privacy