Primo Piano

La Bovisa vista da Jonathan Guaitamacchi

29/09/2013

Il fascino dell'idea

Pochi giorni fa, scrivendo a un amico che mi seguì in quell'avventura* e con cui ho condiviso quei momenti, gli comunicai la mia intenzione di donare alla CGIL questo gruppo di opere.
Discutendone con lui  e in parte vantandoci insieme  di come quel progetto sia stato un po' il volano di tanti altri  seguiti a Milano, presi coscienza ulteriormente che  la storia di queste opere nate e create in uno dei luoghi più affascinanti degli impianti dismessi dell'area gasometri, fossero degne proprio per loro natura, di essere collocate, conservate e  custodite da chi è stato tra i principali protagonisti delle aspirazioni e dei diritti della società e della storia che si stava delineando.
Mi ha colpito come Silvano fosse immediatamente in sintonia e affascinato da questa nuova destinazione...

* Milano 1997: Mostra “Le macchine della luce”

Gli incontri

Ho conosciuto Patrizia Lazoi (curatrice della Collezione CGIL) un  anno fa in occasione della donazione di una mia opera d'arte per il sindacato.
Fui invitato e accolto nella sede romana della CGIL, dove incontrai un mondo di idee che mi apriva orizzonti già attraversati in gioventù e  che incrociava riflessioni nuove lungo i percorsi romani di quella stessa mattina. Seguendo altri sentieri, provenivo dalla tomba di Karol Wojtyla… non fu un caso che le  letture conclusive  del 106° anno dalla fondazione del Sindacato furono proprio quelle del Papa polacco che, se non ricordo male, erano uno stralcio dalla bellissima  “Lettera agli Artisti” lette da Massimo Wertmuller.
Sicuramente l'altro degli incontri del densissimo soggiorno romano, fu quello con il Segretario Susanna Camusso, con cui  fu spontanea l'ironia sulla  nostra milanesitá , ormai più da  patrimonio dell'Unesco, tra Porta Venezia e il quartiere Isola da cui provengo.
Quella milanesitá meneghina con cui fraternizzi immediatamente perché avverti l' intreccio delle aspirazioni e dei drammi delle nostre esistenze,  perché sappiamo quanto di quella  storia è stata tradita e quanto poco è rimasto, ormai anestetizzato nelle bollicine di troppi happy our e delle “notti bianche” che sembrano aver diradato le nebbie di lombarda memoria.
Sicuramente  quest'incontro o  "intreccio" con la CGIL mi ha fatto per un attimo azzerare il tempo e fare una seria e approfondita  riflessione   ripercorrendo buona parte della mia vita di artista e di uomo.
Con “auto comprensibile” nostalgia, Bovisa  è ancora capace di essere un punto di riferimento  in cui noi tutti misteriosamente ci riconosciamo.
Oltre ad essere uno degli ultimi luoghi simbolo della milanesitá, la carica emotiva e il fascino che quel nome riesce a rievocare, ci farebbero comprendere meglio le profonde trasformazioni, i mutamenti e le aspirazioni spesso disattese di questa città e forse della nostra società intera.
Per un attimo il volto di Susanna mi è sembrato uno di quelli con cui ho vissuto quei mesi passati  immerso nella  solitudine di  quei luoghi, nelle ultime mense operaie che andavano svuotandosi dove mi sono seduto condividendo "lo spezzare del pane”, osservando stupito quei  volti affaticati  che sudavano la  grande e austera  ricchezza del popolo, mista alla solenne bellezza e umanità della loro semplicità.
Un vero Cenacolo visto solo in alcuni vecchi film in bianco e nero del neorealismo, o in alcune figure estatiche presenti in molte pale d'altare poco distanti (Certosa Di Garegnano di viale Certosa), sempre nelle nostre amate terre lombarde.
Posso dire con certezza che quella esperienza in Bovisa ha accompagnato gran parte della poetica del mio lavoro, anche quello più recente e noto al grande pubblico.
Anche se non sono io che dovrei dirlo, questi lavori sono una delle ultime testimonianze forse “ l' ultimo respiro profondo”  di quegli uomini e donne che hanno varcato quei cancelli, di cui ho udito e custodito nella memoria le loro indimenticabili voci.

Il cielo sopra Bovisa

Il ricordo di quei tramonti, delle serate percorse in via Giampietrino lungo il mio ritorno, mi rimbalzano ogni volta quando, ripassando dall'alto delle nuove sopraelevate,  vedo svanire sotto l'immutabile ma bellissimo cielo, le testimonianze e le voci dei suoi protagonisti insieme a quelli di una generazione, spesso tradita e sconfitta, con cui si è voluto tagliare i ponti troppo in fretta.
Mai come ora, ricordo il volto innocente di Fausto, mio compagno di scuola che arrivava tutte la mattine dal “Casoretto”, la sua vita  spezzata insieme a quella di Jaio e a quelle di tanti altri giovani uomini e donne dimenticati, a cui il diritto di esistere e nascere è stato negato.
Mai come ora vorrei che quel cielo portasse i segni di una nuova speranza e che oltre a consolare le molte sofferenze,  aggiungesse  nuove pagine e nuovi capitoli a questo libro ancora aperto e che  quelle memorie fossero le vere promesse del nuovo sky-line.
A quelle vite spezzate, a quella generazione (la mia), agli esclusi, i dimenticati e agli sconfitti, al Liceo Artistico Hajech e a quelli che si sono persi, a chi raccoglie e ospita questo lavoro, agli amici e ai coraggiosi desidero dedicare questa donazione.


Jonathan Guaitamacchi






Frammento N°1
1997
tecnica mista su carta
cm. 263x162 ca.




Quarta dimensione
1997
tecnica mista su carta
cm. 311x396 ca.




Serbatoi
1997
tecnica mista su carta
cm. 270x340 ca.




Silenzio
1997
tecnica mista su carta
cm. 261x342 ca.




Composizione
1997
tecnica mista su carta
cm. 265x340 ca.


















Archivio
News

© CGIL 2015 | Credits | Privacy