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Camusso, bene il sussidio unico a chi perde il lavoro ma serve un piano straordinario per i giovani

03/03/2014 In una intervista al quotidiano 'la Repubblica' il segretario Generale della CGIL avverte "al sussidio le imprese devono contribuire". L'articolo 18 "non è un dibattito attuale"

Tre consigli, naturalmente «sommessi», da chi guida un sindacato con 6 milioni di iscritti. Di Matteo Renzi, Susanna Camusso apprezza «il fatto che al primo posto del suo programma di governo ci sia il lavoro. Un ottimo inizio che però genera molte attese. La nostra principale preoccupazione è che vengano deluse».

Camusso, tra le indiscrezioni sul piano del lavoro di Renzi c'è quella dell'abolizione della cassa integrazione in deroga e l'introduzione di un sussidio di disoccupazione. Vi convince?

«Bisogna capire che cosa significa intervenire sulla cassa integrazione. Quella in deroga, in molti casi viene utilizzata nei settori che non hanno la cassa integrazione».

Ma in molti casi la cassa in deroga è una finzione per mantenere in vita rapporti di lavoro senza prospettiva.

«Nella maggior parte dei casi abolire la cassa in deroga significa far cessare rapporti di lavoro che, superata la crisi, possono tornare ad essere produttivi. In ogni caso una riforma degli ammortizzatori sociali è necessaria e urgente. E' evidente che la cassa in deroga non può essere la regola. E' una  contraddizione anche etimologica».

Con la riforma della cassa integrazione si può introdurre il sussidio di disoccupazione?

«Penso che sarebbe una norma positiva. Un sussidio universale è una misura necessaria. Serve però che anche i datori di lavoro precario e discontinuo contribuiscano. I precedenti ministri del Lavoro non hanno voluto chiedere alle imprese contributi che garantissero l'universalità della cassa  integrazione e versamenti per i dipendenti precari in caso di perdita del lavoro. Non solo penso che sia ora di farlo ma che sia ormai indispensabile. Il sistema sarebbe in equilibrio se la cassa integrazione venisse utilizzata per far fronte a situazioni di crisi transitoria o per ristrutturazioni. Il sussidio di disoccupazione dovrebbe intervenire in caso di perdita del rapporto di lavoro».

Sabato, al congresso del Pse, lei ha avuto un lungo colloquio con Renzi. Qual è l'atteggiamento della Cgil nei confronti del nuovo governo?

«La Cgil è sempre attenta nei confronti di tutti i governi. Lo è di più quando il governo, come nel caso di Renzi, mette il lavoro al primo posto nel suo programma. Su questo c'è totale sintonia. Al punto che temiamo piuttosto la gigantesca delusione che arriverebbe se alle premesse non seguissero i fatti. Per questo mi permetto sommessamente di dare tre suggerimenti al nuovo capo del governo».

Da quale cominciamo?

«Abbiamo bisogno di un ammortizzatore sociale universale, che valga per tutti coloro che hanno perso il lavoro. E' anche giusto che il sussidio venga perso se qualcuno rifiuta offerte di lavoro. Ma questo è già previsto dalle leggi di oggi. Solo che il sistema della formazione professionale non è in grado di formare adeguatamente».

Chi ha guadagnato in questi anni da un sistema della formazione tanto inefficiente?

«Non è tutto inefficiente ma a guadagnare dalle inefficienze sono stati tanti. Bisogna superare il meccanismo degli accreditamenti e concentrare le risorse senza distribuirle in mille rivoli improduttivi».

Il secondo suggerimento?

«Si sentono tante cifre sulla riduzione della tassazione sulle imprese e sul lavoro. Ecco: è decisivo cominciare dal lavoro».

Teme che la riduzione delle tasse vada tutta alle imprese e non nelle buste paga?

«C'è questo rischio. E' già successo in passato. Ridurre le tasse alle imprese e non ai lavoratori non ha effetti sui consumi. Mettere più denaro nelle buste paga è l'unica strada per far ripartire l'economia».

Come far ripartire l'occupazione?
«E' il terzo sommesso suggerimento che mi permetto di dare a Renzi. Abbiamo bisogno di un piano straordinario per i giovani occupandoli nella conservazione del nostro Paese. Alla vigilia dell'Expo 2015 sarebbe molto utile utilizzare i ragazzi per difendere il nostro patrimonio artistico. Pompei cade a pezzi: sarebbe tanto strano istituire una specie di servizio civile per quei restauri?».

Il professor Gallino propone che lavori come questi siano pagati dallo Stato. E' d'accordo?

«Certo. Non vedo come altrimenti si potrebbe fare. E non c'è solo il patrimonio artistico. Un secondo settore in cui impiegare lavoro giovanile è quello del ciclo dei rifiuti: nel trattamento siamo gli ultimi d'Europa».

In un'intervista a Repubblica, Pierluigi Bersani dice che il superamento dell'articolo 18 non sarebbe un dramma se ci fosse un'indennità di disoccupazione di anni. E' d'accordo?
«Non mi sembra un dibattito di stretta attualità. Non inchioderei un ragazzo senza lavoro da due anni a una discussione sulle modalità per perderlo».

In queste settimane si tengono i congressi territoriali della Cgil. Come definirebbe il clima che si respira?
«Stiamo svolgendo centinaia di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori. Da tutti viene la richiesta di nuova occupazione, di diritti sul lavoro e di cambiare le norme sulle pensioni. Questo è il cuore del dibattito».

Al congresso di maggio inviterete il presidente del Consiglio?

«Certamente e speriamo che venga. La Cgil ha sempre invitato al suo congresso tutti i presidenti del Consiglio».

Tutti?
«Tutti... tranne uno».

















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