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Camusso, il sindacato che serve

31/03/2014 In una intervista a SKY TG24 il Segretario Generale della CGIL: "dopo 6 anni di crisi c'è ancora più bisogno di sindacato. Ci vogliono contratti e tutele, si devono dare risposte ai lavoratori”

“La gente ha due emergenze unite da un sentimento: la rabbia. Rabbia per lavoro che non c'è, o è precario o sottopagato, rabbia per non potere andare in pensione, anche se ha lavorato a lungo. Elemento che viene visto inoltre come causa del mancato ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”. In una intervista di Emilio Carelli per SkyTg24, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha parlato dei problemi del lavoro e del ruolo del sindacato in un Paese dove cresce appunto la rabbia delle persone per il lavoro che non c'è e per le incertezze sulle pensioni. “Dopo 6 anni di crisi c'è ancora più bisogno di sindacato – ha spiegato la leader della Cgil – ci vogliono contratti e tutele, si devono dare risposte ai lavoratori”. Si tratta anche di inquadrare bene il problema del sindacato che viene descritto continuamente dai media come un soggetto in declino.

Nella intervista a Sky Tg24, Camusso ha voluto ricordare che la sindacalizzazione è in aumento, non in declino, ma ha anche precisato che c'è una parte del mondo del lavoro che ancora non viene intercettata dal sindacato. E sarà proprio questo il compito primario che si dovrà dare la Cgil, che comunque non ha nessuna intenzione di diventare un partito. Quello che serve è il sindacato. E la Cgil è pronta a rilanciare la sua presenza sia nei luoghi di lavoro e nei territori (con la contrattazione sociale) sia a livello dei rapporti con la politica. Da questo punto di vista le cose sono molto chiare. Il disconoscimento del ruolo della concertazione e delle rappresentanze sociali da parte del governo Renzi (che sarà giudicato di volta in volta sui provvedimenti e non a prescindere) è una oggettiva limitazione della partecipazione democratica. “Il governo Monti aveva fatto la medesima scelta – ha ricordato Susanna Camusso - e i risultati si vedono con leggi che oggi mostrano tutti i loro limiti e problemi. E' sempre sbagliato non avvalersi esperienza altrui. In ogni caso il governo dovrà essere misurato sulle scelte concrete sul lavoro, visto che finora rimaniamo agli annunci. Per ora, per esempio, gli 80 euro promessi per le buste paga sono solo un annuncio. E non sarà con altra precarietà che si risolveranno i problemi. Tre anni di prova e 8 tra disdette e proroghe non sono regole che valorizzano il lavoro e l'investimento sulle competenze. Per Susanna Camusso, al contrario, “il Paese ha bisogno di investire in competenze e specializzazioni, non in precarietà. Così come è sbagliato l'intervento sulla parte formativa dell'apprendistato: deve essere formazione, non manodopera a basso costo. Per creare occupazione occorre fare investimenti pubblici mirati con scelte sui settori di sviluppo e di potenziale economia, sulle vocazioni. Non distribuire soldi in lavoretti senza sviluppo. Si scelgano i settori partendo dalle vocazioni del Paese e si investa. Come nel settore della cura e conservazione dei beni culturali che producono turismo ma anche ricerca tecnologica e know how. Occorre tornare attraverso il contratto nazionale alla universalità dei diritti e alla dignità del lavoro. Nella intervista a Sky Tg 24 si è parlato anche di riforma della pubblica amministrazione (la proposta Madia di prepensionamento è la dimostrazione concreta del disastro creato dalla legge sulle pensioni Fornero/Monti) e di spending review. La Cgil ribadisce il suo sì al al risparmio, alla razionalizzazione soprattutto nell'acquisto dei beni, alla razionalizzazione del sistema di pagamento dei mangar, ma anche il suo netto no ai tagli lineari e alla riduzione dei servizi. Le conseguenze sulla scuola e sull'abbandono scolastico dei tagli degli scorsi anno sono evidenti a tutti, a partire dalle famiglie.

















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