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Governo: Camusso, sceglie misure di destra, la sua unica logica è attaccare i sindacati

19/09/2014 Il segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso in una intervista al quotidiano 'la Repubblica': "si assiste a una rappresentazione distorta, come se il problema dell'Italia fossero le organizzazioni sindacali. Renzi fa l'errore di ritenere che la perdita di competitività dipenda dai diritti e non dalla mancanza di investimenti"

«Abbiamo una deflazione che ci può divorare, siamo stretti tra il patto di stabilità e il blocco degli investimenti, e il tema diventa: come rendere più facili i licenziamenti? Mi sembra sbagliata e grave l'idea che possa esserci una decretazione d'urgenza sui licenziamenti. Di certo con queste misure non crescerà il Pil, il Paese resterà in deflazione e non recupereremo il 25% di capacità produttiva che abbiamo perso. La logica scelta non è quella di aggredire le cause dell'economia ma solo attaccare il sindacato. Peccato che in gioco ci siano i lavoratori e il Paese». Mentre Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parla la Commissione Lavoro del Senato sta dando il via libera alla legge delega sul lavoro. Quella che cambierà il nostro mercato del lavoro ma anche che manderà in soffitta l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Questa, segretario, è la vostra Caporetto. Una sconfitta subita senza nemmeno sparare un colpo.
«Con queste misure la Caporetto rischia di farla la nostra economia. Quanto a non sparare un colpo aspetti a dirlo. Mi sembra che anche lei sia preda della propaganda. Il problema non è il sindacato, ma come si crea lavoro e quali sono le condizioni dei lavoratori. Si assiste a una rappresentazione distorta come se il problema fossero le organizzazioni sindacali. Qual è la visione che ha del lavoro il nostro presidente del Consiglio? Mi ha colpito che abbia parlato di apartheid nel mercato del lavoro. Per restare nella metafora, vorrei ricordare che mai in Sudafrica si è pensato di superare l'apartheid peggiorando le condizioni della popolazione bianca. Si continua a perseverare nell'errore di ritenere che la perdita di competitività dipenda da quei diritti mentre invece è la precarizzazione e la mancanza di investimenti formativi su quei lavoratori ad aver contribuito al nostro declino competitivo».

A parte la propaganda, resta il fatto che chi è tutelato oggi dall'articolo 18 non succederà nulla. E oggi i lavoratori protetti dall'articolo 18 sono meno della metà.

«Per la verità sono il 60% di chi lavora, e come si sa la deterrenza coinvolge tutti. Poi l'obiettivo di questo governo non doveva essere quello di costruire l'universalità delle tutele, di far diventare tutti i lavoratori di serie A? Mi pare invece che così, oltre a ridurre le protezioni, si introducano ulteriori divisioni».
 
Il contratto a tutele crescenti non toglie i diritti a nessuno.

«Dipenderà da come verranno scritte le norme nei decreti attuativi. Per ora ci sono soltanto dei titoli. E in quello che deciderà il governo si capirà quale valore intende attribuire al lavoro. La Cgil è per un contratto a tutele crescenti che alla fine abbia una pienezza di diritti per il lavoratore e poche altre forme contrattuali».

Secondo lei cosa farà il governo?

«Certo se il governo dovesse, come sembra, superare l'articolo 18 per i neoassunti tradirebbe i principi con cui si è presentato ai giovani e ai precari. Ma non c'è solo il tema dei licenziamenti, il governo pensa di riscrivere parti fondamentali dello Statuto dei lavoratori, dando la possibilità alle imprese di demansionare i lavoratori. La Costituzione prevede che a parità di lavoro sia data parità di retribuzione. A quel principio bisogna restare ancorati».

Considera Renzi un riformista o un conservatore?

«Dipende. Non investire sul lavoro e sulla sua qualità è quello che hanno fatto i governi degli ultimi vent'anni».

Eppure dice di volere unificare il mercato del lavoro, superare le attuali differenze. Nella delega questi principi ci sono. Lei non li vede?

«Nella dichiarazioni del governo c'è molta ambiguità. L'introduzione del contratto a tutele crescenti vuole dire che si aboliscono le attuali 46 tipologie di contratti? Vuol dire che il decreto Poletti sui contratti a termine verrà superato?».

Per queste ragioni la Cgil si prepara allo sciopero generale?
«In assenza di un confronto e risposte alle osservazioni di chi come noi piaccia o meno rappresenta milioni di lavoratori, non potremo che mettere in campo una grande mobilitazione, che mi auguro unitaria con Cisl e Uil. Nulla può essere escluso, nemmeno lo sciopero».

Per combattere una battaglia, come ha detto nel vostro direttivo, il segretario dei pensionati Carla Cantone, serve l'esercito. Qual è oggi l'esercito dei sindacati?

«Ho un'idea meno militaresca, ma l'esercito del sindacato si chiama mondo del lavoro. Di coloro che sono inclusi e preoccupati per il proprio futuro e di quelli che sono esclusi ai quali bisognerebbe estendere i diritti. Questa è la riforma dello Statuto che la Cgil proporrà. Per questo mi ha molto colpito che nel suo discorso in Parlamento il premier non ha parlato di come creare occupazione e ha assunto la cancellazione dello tutele dei lavoratori, come faceva la destra».

Vuoi dire che Renzi è di da stra?
«No. E poi sta a lui collocarsi».

Pensa che le sue politiche siano di destra, allora?

«Non tutte, sarebbe sbagliato sostenerlo. Non lo è stato di certo il provvedimento sugli 80 euro. Ma l'articolo 18 è da sempre una bandiera della destra».

Oggi è l'Europa che ci chiede alcuni interventi sul mercato del lavoro.

«Guardi, credo che Renzi stia usando la bandierina dell'articolo 18 perché in Europa non è riuscito a strappare nulla sul piano delle politiche economiche. Probabilmente pensa di ottenere così maggiore flessibilità. Ma l'Europa è contro un mercato del lavoro duale, in Europa è il contratto a tempo indeterminato ad essere considerato lo standard».

















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