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Lavoro: CGIL su dati Istat, governo non coglie priorità creare occupazione

30/09/2014 “Serve politica diversa, 25 ottobre in piazza”

“I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano come il governo non coglie la priorità di creare lavoro”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito ai dati sull'occupazione resi noti oggi dall'istituto statistico, nel sottolineare come “ciò che preoccupa maggiormente è il nuovo record disoccupazione giovanile, al 44,2% ad agosto. Ma il decreto Poletti sui contratti a termine non doveva favorire l'occupazione giovanile? E la Garanzia Giovani che fine ha fatto?”. Così come, prosegue, “anche tutta questa discussione sul 'jobs act', che si palesa orientata a confermare tutte le forme di contratti precari esistenti, casomai aggiungendone qualcuna, e a intervenire sui licenziamenti, in che modo può dare il via alla rivoluzione per far crescere l'occupazione, in particolare per i giovani?”.

Secondo Sorrentino, “il tema che il Governo elude, modificando nel frattempo la cornice dei diritti senza far intravedere una effettiva universalità, è che ridurre sempre di più le tutele per chi lavora non fa crescere l'occupazione. Ci vuole una diversa politica economica che faccia ripartire gli investimenti”. Infatti, fa osservare la sindacalista della Cgil, “in sette anni di crisi abbiamo perso un milione di posti di lavoro e la ripresa dei tassi di occupazione sarà molto lenta anche nei prossimi anni, sia perché ci sono lavoratori che, a fronte di una timida ripresa, interrompono la cassa integrazione e rientrano al lavoro sia per effetto dell'aumento delle ore lavorate da parte di chi si è visto in questi anni ridurre l'orario di lavoro”.

Per la dirigente sindacale “il dramma vero è la condizione giovanile, per questo insistiamo sul piano straordinario per la creazione di occasioni di lavoro per i giovani e sulla riqualificazione delle politiche attive e dei servizi per il lavoro. Temi sui quali nel jobs act si dà una risposta di maquillage con la costituzione dell'Agenzia nazionale del lavoro che, seppur utile, potrà fare molto poco visto che non c'è un euro in più sulle politiche attive”. Su questo punto la segretaria confederale di corso d'Italia invita il governo a “dare un segnale: investiamo meno di 500 milioni per le politiche attive, mentre in Germania quasi 20 volte di più, e abbiamo meno di 9 mila addetti ai servizi per il lavoro pubblici, di cui un quarto precari, quando in Germania gli addetti ai servizi per l'impiego pubblici sono oltre 100 mila”.

“Si investa su questo capitolo - aggiunge -, quello delle politiche attive e dei servizi al lavoro, si corra ai ripari sul programma 'Garanzia giovani', si costruisca un piano che metta insieme settori sui quali concentrare investimenti pubblici finalizzati alla occupazione giovanile. Questa sarebbe una bella svolta. E se insieme a questo si estendessero ai precari quei diritti fondamentali come la maternità, la malattia e l'infortunio, l'equa retribuzione, la formazione permanente, si lavorerebbe realmente alla cancellazione dei dualismi”. Tutte ragioni per le quali, conclude Sorrentino, “confermiamo la manifestazione del 25 ottobre, perché ci vuole una diversa politica del lavoro”.


Classificazione:
[Politiche del lavoro] 















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