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Campagna nazionale "OCCUPIAMOCI DI CASA"

06/03/2015 CGIL, SPI CGIL, FILLEA e SUNIA lanciano la campagna “OCCUPIAMOCI DI CASA” con proposte per affrontare il disagio abitativo e indicano possibili linee di intervento da rivendicare a livello nazionale e locale. » Piattaforma - Iniziative

L’abitare rappresenta una compo­nente importante del grave disagio sociale del Paese e la “questione abitativa” è un'emergenza territoria­le amplificata notevolmente dal per­durare di una crisi che peggiora le condizioni reddituali delle famiglie, aumenta disuguaglianze ed esclu­sione sociale, estendendo la vulne­rabilità anche a fasce di popolazio­ne tipicamente non coinvolte da questo tipo di problemi.

In un ambito che vede fortemente legate dimensione economica, del­lo stato sociale, dei consumi e dei diritti di cittadinanza, risulta eviden­te la necessità di affrontare in modo organico la complessità delle pro­blematiche, ricostruendo una stra­tegia che parta dai bisogni, attra­verso un progetto che può rappre­sentare un'inedita occasione di svi­luppo, a patto che vengano affron­tati, oltre all'emergenza, anche i nodi strutturali che condizionano negativamente il settore.

Partendo dalle idee contenute nel Piano del Lavoro CGIL, SPI CGIL, FILLEA e SUNIA indica­no alcune azioni: l'obiettivo di agire strutturalmente in un settore crucia­le per la tenuta sociale del Paese, ha infatti forte valenza anche per le possibili opportunità occupazionali in relazione ad un settore, quello dell'edilizia, in forte crisi.

I temi della campagna saranno og­getto della nostra azione rivendica­tiva sia a livello nazionale che loca­le. Il sindacato, infatti, nel percorso che può prefigurarsi, assume un ruolo centrale nella negoziazione, che diventa lo strumento principale per relazionarsi con le amministra­zioni locali e partecipare attivamen­te a scelte riguardanti le politiche di sviluppo territoriale.

La piattaforma è articolata secondo tre obiettivi prioritari:

■ rispondere alla domanda abitativa, oggi diversificata nel territorio e non più riconducibile esclusivamente alle classiche fasce di disagio che fanno riferimento, per condizioni familiari e redditi, all'edilizia  pubblica, attraverso l'ampliamento del patrimonio abitativo in affitto a canoni compatibili con i redditi: per i nuclei a basso reddito l'unica risposta può essere fornita in termini di edilizia pubblica, per nuclei che si collocano in fasce di reddito medio-basse la risposta deve essere rappresentata da edilizia sociale a costi sostenibili.

■ utilizzare il patrimonio esistente, pubblico e privato, tema cruciale in relazione sia alla necessità di recupero di singoli edifici (messa in sicurezza, adeguamento funzionale ed energetico), che di rigenerazione urbana. Ritorna centrale la necessità di una corretta pianificazione territoriale che risponda ai bisogni dei cittadini, senza agire in direzione della rendita.

■ rigenerare le città e riqualificare le periferie, assumendo la complessità dei fattori che determinano il disagio sociale come presupposto per non intervenire in modo episodico e frammentato.


Nel documento abbiamo indicato alcune azioni finalizzate a rispondere al disagio abitativo:

■ un programma di investimenti per l'edilizia residenziale pubblica, componente fondamentale dell'edilizia sociale, al fine di aumentare la disponibilità di alloggi per le fasce con disagio maggiore: lo Stato, così come negli altri Paesi europei, deve tornare a finanziare con continuità il settore avendo assunto, nel conferire com­petenze e funzioni alle Regioni, un comportamento differente rispetto agli altri settori oggetto di trasferimento.

■ riqualificare il patrimonio di edilizia pubblica ed innovare la gestione, stante le condizioni di critici­tà in cui vivono gli ex IACP e la condizione del patrimonio attualmente disponibile: una legge quadro sulla materia dovrebbe restituire regole omogenee da applicare a tutti gli Istituti e definire l'attribuzione dei compiti; un piano plu­riennale di riqualificazione deve introdurre la manutenzione programmata come criterio di gestione, anche econo­mica, del patrimonio.

■ un piano pluriennale di edilizia sociale, per rispondere alle necessità delle fasce deboli economicamente per affrontare i valori di mercato, ma oltre i requisiti per l'accesso all’edilizia pubblica, la cui fattibilità necessita della configurazione di una normativa quadro: nonostante alcune indicazioni della legislazione nazionale, infatti, la mate­ria rimane incerta ed è opportuno definire precisi criteri.

■ un piano partecipato di rigenerazione delle periferie, con programmi in grado di innescare un reale processo di integrazione, evitando di affidare la rigenerazione urbana solo alla riqualificazione di parte edilizia e spazi comuni.


Classificazione:
[Politiche abitative] 














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