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Fisco: Cgil, misure annunciate da governo non favoriranno crescita

01/08/2015 “Da creazione diretta di occupazione e investimenti pubblici benefici su Pil quattro volte superiori rispetto a taglio generalizzato delle tasse”

Le nuove misure fiscali annunciate nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio proseguono sulla stessa linea sbagliata. “Non abbiamo sentito parlare di spesa pubblica diretta, investimenti pubblici o creazione di occupazione, ovvero i soli interventi che, specialmente in recessione, moltiplicherebbero la crescita e i redditi. Il taglio generalizzato delle imposte avrebbe come effetto una maggiore riduzione delle tasse per i più ricchi”. Questo il giudizio del segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi in merito al 'pacchetto taglia-tasse' del governo che prevedrebbe una revisione della spesa pubblica complessiva di circa 26 miliardi, una riduzione lineare che preoccupa il sindacato di corso d'Italia.

Ad analizzare luci ed ombre della proposta di Renzi, uno studio dell'Ufficio fisco e finanza pubblica della Cgil che rileva come dalla creazione diretta di occupazione e investimenti pubblici si avrebbe un beneficio sul Pil quattro volte superiore rispetto ad un taglio generalizzato delle tasse.

Tassazione sulla casa. Lo studio rileva che per otto milioni di contribuenti, quelli delle due fasce di versamento più basse, l'imposta esentata sarà di circa 55 euro (pro-capite), mentre per un milione di contribuenti più ricchi, appartenenti alle due fasce di versamento più alte, il risparmio sarà in media di circa 827 euro. Lo sconto per i 35.700 proprietari di case di lusso di maggior valore, arriverà in media a circa 1.940 euro. “L'abolizione generalizzata delle imposte sulla prima casa - spiega Barbi - fornirà benefici molto limitati a chi ha già poco, cioè la maggioranza di lavoratori e pensionati, mentre saranno molto più cospicui per chi possiede proprietà di maggior valore”. Se per le persone a basso reddito i vantaggi saranno modesti, rilevanti saranno invece gli svantaggi: “le mancate entrate derivanti dall'abrogazione di Tasi e Imu - avverte Barbi - saranno coperte da tagli sui servizi normalmente fruiti da questi cittadini”, basti pensare all'ulteriore impoverimento del servizio sanitario pubblico che ridurrà il diritto universale alla salute.

Tassazione sulle imprese. Nel 2016, come anticipato dall'esecutivo, le misure strutturali di riduzione fiscale alle imprese raggiungerebbero i 10 miliardi annui, così da poter arrivare ad un'imposizione del 24% nel 2017. Con la decontribuzione legata ai nuovi contratti a tutele crescenti, previsti dal Jobs Act, si stima una spesa effettiva di 5 miliardi in tre anni per la creazione complessiva di 200mila unità di lavoro nel settore privato. Lo studio della Cgil sostiene che se tali risorse fossero state impiegate per la creazione diretta di lavoro pubblico, giovanile e femminile, in settori strategici legati a innovazione e beni comuni, non si sarebbero dovuti tagliare servizi e welfare e contemporaneamente si sarebbero moltiplicati i posti di lavoro privati. La riduzione delle imposte per le imprese, con la diminuzione di Ires e Irap, sembra essere per il dirigente sindacale “l'ennesimo provvedimento 'a pioggia' che prescinde, ad oggi, da investimenti, innovazione, produttività e maggiore occupazione”.

Tassazione dei redditi personali. Come ultimo provvedimento fiscale, Renzi ha annunciato la riduzione delll'Irpef nel 2018. L'Ufficio fisco e finanza pubblica della Cgil ha calcolato che con tale misura il risparmio annuo per un reddito di 18mila euro sarà di 970 euro, per uno di 35mila euro di 2.950, e di ben 11.800 euro per un reddito annuo di 150mila euro. “Ricalcando il progetto del 'Patto con gli italiani' di Berlusconi e Tremonti, il governo Renzi evoca una riforma dell'Irpef che così come annunciata, con due sole aliquote, non garantirebbe più la progressività del sistema tributario. Il risparmio fiscale sarà così tanto più ragguardevole, quanto maggiore è il reddito”.

In conclusione Barbi sottolinea come “ciascuna di queste nuove misure fiscali non favorirà l'occupazione, ne tanto meno stimolerà la crescita del Paese. Per tornare al tasso di disoccupazione pre-crisi occorrerebbero ancora venti anni, dato già stimato dalla Cgil e confermato dal Fmi”.


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