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Se venerdì il decreto non cambia, i sindacati partiranno con le proteste
 
04/07/2012 |  Europa | 
Cgil, Cisl e UIl Con questi tagli sciopero sicuro
 

L’ultima possibilità per evitare lo sciopero è nelle mani del governo. Se il premier Mario Monti venerdì presenterà in consiglio dei ministri lo stesso decreto legge sulla spending review e sul taglio degli statali che ha sintetizzato ieri pomeriggio alle parti sociali, allora ci sarà poco da fare. Cgil, Cisl e Uil chiederanno ai lavoratori del pubblico impiego di incrociare le braccia contro una riforma considerata più dannosa che altro. È questo in pillole il risultato del vertice tenuto a palazzo Chigi.
L’esecutivo ha presentato ai sindacati il proprio piano per razionalizzare i costi della pubblica amministrazione. Un progetto che si può sintetizzare in due numeri: 10 e 20. L’idea infatti è di ridurre le piante organiche attraverso un taglio del personale del 10 per cento per i dipendenti e del 20 per cento per i dirigenti. Per la gestione di queste eccedenze, ha spiegato il governo, gli strumenti in campo prevedono il ricorso alla ricollocazione in altri uffici oppure alla mobilità obbligatoria di due anni all’80 per cento dello stipendio, come stabilito dalla legge. E, tra le ipotesi formulate, anche l’eventualità di derogare dalla riforma Fornero sulle pensioni mandando in pensionamento anticipato obbligatorio i dipendenti e i dirigenti che abbiano realizzato i requisiti previsti dalle vecchie regole, entro il 31 dicembre 2013.
Un piano inaccettabile secondo i sindacati, per diversi motivi. Prima di tutto, perché in questo modo ritornerebbero i tagli lineari di tremontiana memoria. Cosa che fa infuriare soprattutto il capo della Cisl, Raffaele Bonanni, il quale ha già fatto sapere di essere contrario a un sommario meccanismo taglia-teste. In seconda battuta, la bozza di decreto non dà la possibilità alle sigle sindacali di capire quanti possano essere nei fatti i lavoratori in esubero. Lo spiega bene Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil: «L’esecutivo parla di riduzione della pianta organica e non di posti di lavoro reali. Bisogna considerare che in molti ministeri c’è già uno scarto fra la dotazione prevista e i dipendenti effettivi. In quel caso non ci sarà una diminuzione reale. Diversa invece la situazione in altri enti, come quelli previdenziali, dove la sforbiciata si farà sentire». Inoltre, l’area di applicazione dovrebbe essere limitata: «Se togliamo scuola, forze dell’ordine ed enti locali, ci ritroviamo con 500mila dipendenti, non di più, sui quali si applicherebbe la doppia percentuale».
Infine, «la previsione di una deroga alla riforma Fornero per gli statali sancirebbe una disparità di condizioni fra il pubblico e il privato», rendendo così più amaro il boccone per gli esodati. Tutto ciò senza considerare le aspre critiche per il metodo utilizzato da Monti. Secondo Bonanni, infatti, il governo dovrebbe tornare alla concertazione con le parti sociali per riforme importanti come questa, perché «non può pensare di fare tutto da solo». Tuttavia se, come sembra, l’esecutivo non darà retta a nessuno, allora lo sciopero potrebbe essere più vicino di quello che si pensa. Non lo esclude Bonanni, lo evoca il capo della Uil Luigi Angeletti, e lo conferma Gentile: «Aspettiamo il testo definitivo del dl: se il contenuto verrà ripresentato, allora diventerà inevitabile per la Cgil ricorrere allo sciopero. E penso che in quel caso anche Cisl e Uil non ne potranno fare a meno». 

Gianni Del Vecchio
 


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