CGIL, Libro Bianco è progetto ambizioso ma non condivisibile

06/05/2009 Prime valutazioni dopo la presentazione del testo da parte del ministro del Lavoro

Un progetto ambizioso ma per noi non condivisibile. Questo in estrema sintesi il giudizio della CGIL in merito al Libro Bianco sul futuro del modello sociale presentato oggi dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Per la CGIL un giudizio compiuto sarà espresso solo dopo una attenta valutazione dell’insieme di quanto previsto. Per adesso la CGIL si limita a prime considerazioni di metodo e di merito. 

Il primo testo, ovvero il Libro Verde, è stato presentato a luglio prevedendo tre mesi per una cosiddetta consultazione pubblica, avvenuta senza alcun confronto ma solo sulla base di singoli pronunciamenti che in gran parte non conosciamo. Sette mesi dopo il governo presenta la ‘sua’ proposta conclusiva, sulla base della quale saranno effettuati gli atti applicativi: un meccanismo ben diverso da quel concetto di ‘dialogo sociale’ più volte evocato e, al contempo, una conferma del ruolo di residualità che il governo assegna alle forze sociali. 

Nel corso di questi sette mesi il governo ha già ampiamente anticipato alcuni punti: forti tagli al welfare e un intervento di ampia deregolazione dei diritti del lavoro. Meccanismi che per la CGIL sono gravi e sbagliati in se e che hanno accentuato gli effetti che la crisi propone ma, evidentemente, funzionali al progetto presentato nel Libro Bianco. 

Inoltre, è significativo che ai concetti di allargamento delle tutele descritti nel Libro Bianco, facciano da premessa tagli alla spesa pubblica già effettuati per le stesse attività. Così come un intervento di deregolazione sul lavoro che ha cancellato tutti i processi di superamento del precariato, previsti nell’accordo del 2007, e che rilancia come prospettiva una nuova forte instabilità dell’occupazione per il dopo crisi a cui viene collegato uno statuto dei lavori basato sull’anzianità di servizio. Allo stesso tempo non può certo tranquillizzare l’affermazione che non si può intervenire sulle pensioni, sugli ammortizzatori e sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori durante la crisi. Si tratta della conferma di una volontà solo rinviata nel tempo. 

Per la CGIL ci si trova di fronte all’idea di un nuovo modello sociale, basato sul concetto di stato minimo e diversificato per settori e realtà territoriali, sull’individualismo e su un ruolo sbagliato di una bilateralità unicamente sostitutiva dell’intervento pubblico e del ruolo contrattuale del sindacato. Un progetto in cui i più deboli sono destinati a diventare ancor più indifesi e si sostituisce il welfare universale con un modello neocorporativo. 

Da questa prima analisi non emerge alcun pregiudizio da parte della CGIL, ma una attenta lettura del merito e degli atti finora realizzati, parti integranti di un progetto che insieme punta a ridefinire modello sociale, modello produttivo e modello sindacale nell’ambito della legislatura. Un merito e un percorso a cui la CGIL risponderà nei prossimi giorni con un giudizio punto per punto e con proposte alternative ad un progetto ambizioso ma per noi non condivisibile.


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