Sacconi annuncia “salari differenziati o saltano gli sgravi”

25/08/2009 Dura replica della CGIL, dal ministro falsità e atteggiamento ricattatorio

“I salari vanno differenziati perché non siamo uguali” e il banco di prova sarà in autunno l’attuazione dell’accordo, non sottoscritto dalla CGIL, che riforma il modello contrattuale: “Meno il contratto nazionale sarà invasivo, più ci sarà spazio per il contratto aziendale, detassato al 10%”. Se così non dovesse essere il governo potrebbe “ripensare” la detassazione del salario variabile. Questo in estrema sintesi il pensiero del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che oggi in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ invita le parti, quelle sottoscrittrici dell’accordo del 22 gennaio scorso che introduce un nuovo modello contrattuale, a “non cedere” e ad andare avanti sulla linea tracciata dall’accordo separato. “Abbiamo messo sul piatto la detassazione del salario variabile - spiega Sacconi -ma nella misura in cui le parti la usano: altrimenti dovremmo ripensarci”. Per questo, aggiunge il ministro, “in autunno ci devono dimostrare che l’egualitarismo non rientra dalla finestra dopo essere uscito dalla porta. Ne va della produttività e soprattutto del riconoscimento del diritto dei lavoratori a una giusta retribuzione”.
 
La CGIL censura duramente l’aut aut posto da Sacconi, ovvero dare il via libera ai salari differenziati oppure rinunciare alla detassazione del secondo livello, individuando “falsità” nel merito e “ricatto” nel metodo. “Sacconi dice alcune falsità e allo stesso tempo ostenta un atteggiamento ricattatorio”, replica la segretaria confederale, Susanna Camusso, nel sostenere che “la Costituzione riconosce la libertà contrattuale e sta all’autonomia delle parti decidere come si affrontano e come si risolvono i singoli contratti”. Al contrario, spiega la dirigente sindacale, “dire, come fa Sacconi, ‘o fate così o cambiamo la legge’ mi pare un atteggiamento per un verso autoritario e per un verso anche sbagliato, perché introduce limiti nella contrattazione”.
 
Più in generale, secondo la segretaria confederale CGIL, “Sacconi ha una visione paleoindustriale della società in cui la distribuzione del reddito avviene in una logica che non ha alcun rapporto col lavoro, con la prestazione, con la professionalità, ma soltanto con una logica dei bisogni e della sussistenza. Non è questa l’idea di un sistema moderno mentre Sacconi introduce un’idea dei bisogni e della sussistenza, che poi attribuisce a tutto il sistema di Welfare, che mi pare davvero antistorica rispetto all'evoluzione che il Paese e l'economia hanno avuto”.
 
Per Camusso, inoltre, “Sacconi continua a ripercorrere lo stesso schema, quello dell'isolamento della CGIL” anche perché la detassazione del secondo livello è stabilita per legge che, osserva, “il ministro dovrebbe applicare e dovrebbe farlo correttamente senza utilizzarla a fini ricattatori”. In conclusione, Camusso smentisce il ministro del Welfare sull’estensione del secondo livello di contrattazione introdotto dalla riforma del modello contrattuale: “L’accordo - dice la sindacalista - presenta il limite di non estenderla, utilizzando le stesse formule del ’93. E siccome da allora al 2008 non siamo riusciti ad estenderla, forse il tema della contrattazione di secondo livello non si risolve invocandola. Viene usata questa falsità per accarezzare le teorie della Lega e quindi la differenziazione dei salari. Anche qui mostrando che abbiamo una politica che parla di un Paese che non conosce: i salari sono già ampiamente differenziati. Cioè che sta venendo meno è il fatto che i salari crescano in rapporto all'evoluzione del costo della vita. Questo - conclude Camusso - è il tema che quell'accordo non affronta e non risolve”.




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