Epifani, ora il cordoglio per le vittime ma poi bisognerà riflettere sulla missione

19/09/2009

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Si è chiusa ieri la festa della CGIL di Roma e Lazio con l'intervento del Segretario Generale Guglielmo Epifani. Una settimana con un ricco calendario di eventi, dibattiti e spettacoli, interrotta con un giorno di anticipo, annullando gli ultimi concerti, come segno di rispetto per le sei vittime dell'attentato di Kabul. Tante le persone che hanno riempito di partecipazione la splendida cornice delle Terme di Caracalla, animata dalla presenza degli stand di tutte le categorie e delle camere del lavoro.

“Un calendario di iniziative pieno, denso, per parlare alla città e alla regione delle nostre proposte in un contesto diverso da quello abituale” spiega Claudio Di Berardino, Segretario Generale della CGIL Roma e Lazio . “Un insieme di appuntamenti” aggiunge Di Berardino “che abbiamo voluto riassumere in quello slogan, ‘Piazza bella piazza’, proprio per riportare la parola ‘piazza’, in questi anni evocata a sproposito dalla destra, al suo significato più profondo: di luogo in cui le diverse strade convergono, di spazio aperto al confronto, alla riflessione, alla festa”.

Dal palco centrale, durante la serata, è Guglielmo Epifani a prendere la parola ricordando le vittime di Kabul. “Ora è il momento del dolore e del cordoglio per la morte di sei soldati italiani, ma poi bisognerà riflettere sulla missione del governo italiano in Afghanistan”. "Vogliamo piangere ed esprimere cordoglio alle famiglie dei soldati caduti in Afghanistan – prosegue il Segretario Generale - oggi dobbiamo parlare di questo e unirci nel dolore e non lasciare sole le famiglie”. “Ma diciamo al governo - aggiunge Epifani - di riflettere se tra la strategia adottata in Afghanistan e il risultato non ci sia qualche cosa che non torna e se non sia il caso di rimettere in campo un impegno politico per dare una soluzione ai problemi del paese".

Il dirigente sindacale ha poi proseguito puntando l'attenzione sul fatto che cinque di questi soldati fossero nati nel sud del paese: "Ciò che mi colpisce è un dato in particolare: cinque dei sei soldati morti in Afghanistan erano nati nel Mezzogiorno del nostro paese. Mi permetto di dire una cosa. Vorrei che i cittadini e i lavoratori del Mezzogiorno fossero trattati con lo stesso rispetto che si deve ai nostri soldati caduti. Siamo una nazione contenta e fiera di quello che è, che vuole aprirsi all'Europa. Non si può tornare a quando eravamo divisi, contrapposti e disgregati. Anche rispetto alla crisi economica - ha aggiunto Epifani - o il paese ne esce unito o non ne uscirà".




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