Lavoro: CGIL e IRES, disoccupazione reale è al 12%, pari a circa 3,2 milioni di persone

29/10/2009 Uno studio dell’istituto di ricerca e del sindacato calcola gli ‘scoraggiati’ e il dato aumenta. Per affrontare l’emergenza bisogna adottare interventi sugli ammortizzatori sociali

Il tasso di disoccupazione ‘reale’ del paese raggiunge il 12% per un totale di disoccupati che, nel secondo trimestre dell’anno, è pari a circa 3 milioni e 200 mila persone. Un dato lontano da quel 7,4% calcolato dall'ISTAT come tasso di disoccupazione e da quel 9% indicato come media europea, sempre nel II trimestre del 2009. A pesare sul calcolo finale, infatti, sono gli ‘scoraggiati’, quelli che ritengono di non riuscire a trovare lavoro e per questo non lo cercano: un ‘esercito’ di 1 milione 363 mila persone che sommate al milione 841 mila disoccupati ufficiali fanno schizzare le stime dei disoccupati a 3 milioni e 204 mila persone.

E’ questa la 'simulazione' che l'IRES e la CGIL hanno presentato oggi all'interno dell'indagine “La crisi in atto: tendenze dell’occupazione e le nuove proposte della CGIL per gli ammortizzatori sociali”, alla presenza del Segretario Confederale, Fulvio Fammoni, e della direttrice dell’Istituto di ricerca, Giovanna Altieri. Cifre che, come ha spiegato Fammoni, si ammorbidirebbero di poco anche se la metà degli ‘scoraggiati’, dunque circa 600 mila lavoratori, si andasse a iscrivere al collocamento: “Saremmo comunque al 9%, al livello della media europea e non sotto come registrano i dati ISTAT”, ha detto il dirigente sindacale.

La disoccupazione, comunque, è un fenomeno in crescita, si legge ancora nel rapporto IRES CGIL, soprattutto nelle regioni settentrionali mentre in quelle meridionali l'emorragia di occupati si è tradotta in “un aumento significativo degli inattivi”. Non solo. A crescere è anche la durata della disoccupazione. “Se nel 2007 più della metà dei disoccupati con precedenti esperienze professionali era disoccupato da non più di 6 mesi, nel secondo trimestre del 2009 tale quota è scesa al 47% mentre è salita al 22% quella dei disoccupati da 7 a 12 mesi”, sempre secondo elaborazioni dell’IRES e della CGIL.

Ad aumentare inoltre è anche “l'instabilità lavorativa” che diventa sempre più “strutturale”: si perdono posti di lavoro standard che vengono sostituiti da contratti “instabili”. Il perché forse lo spiega il dato sulle retribuzioni mensili nette dei dipendenti elaborato dall'Istituto di ricerche economiche e sociali su base ISTAT: circa il 64% dei lavoratori con contratti a tempo determinato, infatti, hanno un salario mensile che non supera i mille euro contro il 28% di quelli con contratto a tempo indeterminato.

“E’ probabile che, quando finalmente l'occupazione tornerà a crescere il lavoro instabile sarà la forma di impiego più frequente nella definizione dei nuovi contratti, così come sembra emergere dai dati parziali riferiti ad alcune regioni sulle tipologie contrattuali prevalenti nelle nuove assunzioni”, ha detto ancora Fammoni. “La crisi in sostanza - ha fatto sapere - sta ulteriormente approfondendo un fenomeno già in corso negli ultimi anni, ovvero la distruzione di posti di lavoro regolati in prevalenza da contratti tipici e la loro sostituzione con nuovi lavori regolati sempre più da forme contrattuali non standard”.

Alla luce di queste elaborazioni la CGIL ha ‘aggiornato’ le sue proposte sugli ammortizzatori sociali attraverso il prolungamento delle  indennità di disoccupazione ordinaria  di quattro mesi a partire da ottobre 2009 e per tutto il 2010 anche per gli under 50; di unificare il tetto della CIG a 1.100 euro mensili; di allargare la platea dei potenziali collaboratori che possono beneficiare dell’una tantum in seguito alla perdita del contratto.

Pubblichiamo i materiali della conferenza stampa:

- Le slides

- Qualche dato in più




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