Ddl Lavoro: Epifani, avevamo ragione noi, la legge è incostituzionale

01/04/2010 Il Segretario Generale della CGIL in un'intervista a 'La Stampa' dichiara ora dobbiamo ripartire dal lavoro che non c’è.
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- Leggi l'intervista al Segretario Generale Guglielmo Epifani su 'L'Unità' e su 'Il Manifesto'

“Soddisfatto? Certo”, risponde Guglielmo Epifani. Per il Segretario della CGIL, il “ddl lavoro” varato ai primi di marzo era “incostituzionale”, un “pasticcio, come hanno detto sempre tutti i giuslavoristi”, voluto da un governo “davvero di destra” che in questi tempi di crisi anziché preoccuparsi della disoccupazione galoppante mina diritti fondamentali dei lavoratori. Atteso, evocato, ieri è arrivato lo stop di Napolitano ed Epifani apprezza. “Non è usuale che il Capo dello Stato respinga una legge - spiega -. Eppoi sono soddisfatto anche per le motivazioni, perché da una parte critica queste leggi omnibus dove c’è tutto di tutto e non si riesce mai a comprendere effettivamente le conseguenze delle scelte legislative. E dall’altra mette il dito su questa piaga dei diritti dei lavoratori, sull’arbitrato”.

In pratica con questa legge un lavoratore al momento dell’assunzione poteva venire obbligato a sottoscrivere la possibilità che in caso di contenzioso si andava all’arbitrato?

Esatto, è così. Per tutta la vita. Un fatto gravissimo perché la Costituzione, in un suo articolo importante, dice che è diritto di ogni cittadino poter ricorrere al giudice per far valere le proprie ragioni”.

E invece questa legge?

Introduceva la possibilità che all’atto dell’assunzione il datore di lavoro chiedesse di rinunciare a percorrere la strada giudiziaria scegliendo sempre e comunque l’arbitrato. E siccome il momento di avvio del rapporto di lavoro è quello in cui il lavoratore è più debole, è chiaro che con questa norma si finisce per premere su di lui togliendogli una libertà che gli assicura la Costituzione. Non solo, l’arbitrato era 'secondo equità': ovvero non doveva giudicare la conformità dei trattamenti e dei comportamenti all’applicazione delle leggi o dei contratti. E infine, certamente spaccava in due il mondo del lavoro, tra chi poteva ricorrere al giudice ed alle forme di conciliazione già previste e chi restava solo con l’arbitrato”.

Insomma, lavoratori di 'serie B'...

Condizionabili per tutta la vita: una cosa senza senso”.

Ma la CGIL è contraria al meccanismo dell’arbitrato?

No, anche perché l’arbitrato c’è già oggi. Semmai lo si può normare meglio: se serve a trovare soluzioni più rapide va benissimo”.

Per 'rimediare' ora, come dicono il ministro Sacconi, CISL e UIL, basta inserire nella legge la dichiarazione comune sottoscritta da tutte le parti sociali tranne voi?

“No, non va bene. E poi quella è stata una mossa intempestiva, fatta ancor prima che la legge fosse promulgata solo per cercare di mettere una toppa”.

Però esclude il licenziamento...

Occorre che il Parlamento esamini le motivazioni per le quali il Presidente ha rinviato la legge alle Camere. E occorre dare risposte a queste osservazioni rimettendo mano al testo. Per questo parlerò con Cisl e Uil e chiederemo d’essere ascoltati in Parlamento. Adesso, più che cantar vittoria, mi preme fare le cose per bene e garantire diritti al meglio possibile per i lavoratori”.

Sacconi chiede di intervenire solo sui punti segnalati dal Quirinale, voi chiedete altre modifiche?

Le cose che non vanno sono tante, ad esempio c’è la riduzione dei tempi per impugnare la legittimità dei contratti a termine. In realtà nelle pieghe di questa legge così complessa ci sono tanti aspetti che puntano quasi tutti a ridurre i diritti dei lavoratori. Questa è la verità. E la cosa che più mi colpisce è che questa operazione sia stata fatta in un periodo di crisi in cui il lavoratore già è debole perché ha la prospettiva di perdere il lavoro ed ogni giorno si misura con la crisi. Ora in più gli riduci i diritti? Questo è un governo davvero di destra. Fortemente di destra”.

A proposito di momento difficile: i nuovi dati sulla disoccupazione sono drammatici, quella giovanile poi va oltre il 28%...

E aumenterà visto l’andamento dell’economia, e soprattutto nel Sud diventerà un dramma ancora più forte. Berlusconi adesso dice di voler ripartire da fisco e giustizia. Credo invece si debba ripartire dal lavoro, perché se c’è una cosa che queste elezioni hanno dimostrato, con l’alto astensionismo e in parte anche col voto alla Lega, è il malessere sociale molto forte connesso alla crisi. Bisogna che il governo rifletta se quello che ha fatto sino ad oggi basta o meno”.





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