Ddl lavoro: CGIL in audizione alla Camera, modifiche sostanziali o mobilitazione continua

13/04/2010 Serve intervento complessivo di revisione perché molti sono i punti critici del provvedimento oltre la norma sull’arbitrato. Sindacato in campo per sensibilizzazione: 26 aprile presidio al Parlamento
» Giuristi e sindacalisti a confronto, ‘collegato’ calpesta diritto del lavoro
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L’intervento chiesto dal Capo dello Stato sul ddl lavoro deve portare ad un cambiamento del testo ‘complessivo’ che non può limitarsi ai soli articoli indicati dal Quirinale per una nuova deliberazione e sui quali, invece, la maggioranza intende limitare la discussione parlamentare. E’ questa la posizione espressa dalla CGIL in audizione alla Commissione Lavoro della Camera che oggi ha ripreso l’esame del provvedimento.

Il Segretario Confederale dell’organizzazione sindacale, Fulvio Fammoni, ha fatto sapere che “se le modifiche apportate dal governo saranno passi in avanti li valorizzeremo perché saranno anche frutto della nostra mobilitazione” ma al contrario “se resteranno norme che riteniamo incostituzionali continueremo la mobilitazione in tutte le forme”, compreso il ricorso alla Corte Costituzionale. Di fatti la mobilitazione della CGIL su questo provvedimento continua con diverse iniziative in cantiere di sensibilizzazione nei confronti di questo provvedimento, fino ad un presidio in programma il 26 aprile - giorno in cui il provvedimento sarà in Aula - davanti al Parlamento.

In Commissione Fammoni, nel ribadire le critiche di merito nei confronti dell’aspetto più controverso del ‘collegato lavoro’, ovvero quello dell’arbitrato, ha elencato gli aspetti critici: “non si contesta l'istituto in sé ma il suo svolgimento secondo equità su diritti inderogabili o definiti dalla contrattazione; il fatto di poter essere il ricorso ad arbitri una scelta compiuta, anche al momento dell'assunzione, per ogni futuro contenzioso anziché una possibilità da valutarsi volta per volta; la non impugnabilità del lodo, sovvertendo la previsione di legge; la facoltà concessa al ministro di agire con un decreto per implementare tali scelte, rendendo di fatto non libera la contrattazione fra le parti”. Tutti motivi, ha detto Fammoni, per i quali “non è né sufficiente né adeguato parlare del recepimento dell'avviso comune dell'11 marzo” come in tanti si sono affrettati a dichiarare.

Sul nodo, inoltre, la CGIL ha chiesto che la scelta del ricorso all’arbitro non venga fatta al momento dell'assunzione e vadano comunque esclusi i contratti a termine. Per Fammoni vanno infatti rispettate ‘leggi e contratti’ e va eliminata la possibilità, così come prevede il testo, di un decreto ministeriale in caso di mancata intesa delle parti sociali. Sulla certificazione, inoltre, la modifica richiesta da Fammoni è che “non possa essere intesa in senso peggiorativo” rispetto ai contratti. La CGIL ha inoltre puntato il dito contro la norma relativa alla procedura di certificazione contenuta nel collegato. Si tratta di una procedura nata con la legge 30 e rimasta finora inutilizzata perché deputata solo a definire la tipologia di contratto, ma che ora il collegato lavoro affida fra gli altri agli Enti Bilaterali chiedendo loro di certificare anche la qualità e il merito del rapporto di lavoro.

Ma l’arbitrato, e tutto ciò che questo implica, non è il solo aspetto del ‘collegato lavoro’ che Fammoni ha sottoposto ai componenti della Commissione Lavoro della Camera. “Noi vogliamo ridiscutere tutto” ha spiegato il dirigente sindacale nel contestare l’intero impianto del provvedimento, compreso quindi l’introduzione dell’apprendistato al posto dell’ultimo anno di obbligo scolastico, i permessi per i disabili e il meccanismo di riattivazione delle deleghe sugli ammortizzatori sociali, quelle legate (e poi scadute) al protocollo welfare che obbligherebbe il governo a tener fede a quei contenuti, pia illusione per Fammoni noti infatti i contenuti del libro bianco.




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