FIAT: CGIL, positivo l'incremento di produzione, no al taglio di Termini Imerese

21/04/2010 Epifani, è una sfida nella quale il sindacato deve provare a stare. Dopo di che non mi piacciono i ricatti
» FIAT: il 'nodo' Pomigliano

Incrementare la produzione di vetture in Italia, da 650mila nel 2009 a 1.4milioni nel 2014, chiudendo lo stabilimento di Termini Imerese; modificare la struttura del gruppo con uno spin-off da attuare in sei mesi, che vedrebbe la costituzione di due società, una per l'auto e l'altra per i veicoli commerciali e le macchine agricole. Questi gli elementi centrali contenuti nel piano industriale FIAT 2010-2014 presentato ieri dall'amministratore delegato Sergio Marchionne.

La CGIL si è detta soddisfatta per la crescita della produzione, esigenza più volte avanzata dal sindacato perchè è necessario “non limitarsi alla produzione in Italia di sole 900 mila vetture l'anno, un numero che ci riporterebbe solamente alla situazione precedente alla crisi economica” ha dichiarato a riguardo la Segretaria Confederale CGIL Susanna Camusso. Rimane però una forte opposizione all'idea di chiusura dello stabilimento siciliano, “dove la FIAT – aggiunge Camusso – deve essere partner per una soluzione positiva per il futuro dello stabilimento”.

Per quanto riguarda lo spin-off, ossia lo 'sdoppiamento' del gruppo in FIAT S.p.A e FIAT Industrial, Camusso si dice perplessa “mi auguro - non si traduca in una perdita della ricerca, dell'innovazione e della direzione in Italia del Gruppo”.

“Infine, non mi sono piaciuti - conclude la Segretaria della CGIL - i toni da ultimatum di Marchionne nei confronti del sindacato e il fatto di presentare un piano B come una minaccia. Non mi sembra una buona premessa per un confronto con i sindacati che mi auguro si possa avviare fin dalle prossime ore, a partire da Pomigliano dove si deve trovare una giusta soluzione affinchè la flessibilità non si traduca in un peggioramento delle condizioni di lavoro”.

Una questione, quella dell'ultimatum, su cui è intervenuto anche il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani, dai microfoni del TG3 spiegando che quella lanciata dalla FIAT con il nuovo piano industriale “è una sfida nella quale il sindacato deve provare a stare. Dopo di che non mi piacciono i ricatti”.

Per Epifani “il problema vero è trovare una mediazione tra il bisogno dell'impresa, di fronte ad un investimento, di rendere gli impianti più flessibili, e la salvaguardia delle condizioni dei lavoratori, rispetto a turni massacranti. Perché il lavoratore è innanzitutto una persona”.

 




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