Lavoro: ISTAT, nel quarto trimestre 2010 posti vacanti pari a 0,6% su industria e servizi

22/03/2011 CGIL, aumento che è nella fisiologia storica dei posti non coperti, in gran parte posti nuovi o in procinto di diventarlo

Nel quarto trimestre 2010 il tasso di posti vacanti sul totale dell'industria e dei servizi è pari allo 0,6%. Lo rileva l'ISTAT facendo notare come il tasso abbia registrato un incremento dello 0,1% rispetto al quarto trimestre del 2009. In particolare nell'industria il tasso di posti vacanti è pari allo 0,5%, superiore di 0,2 punti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre nei servizi risulta pari allo 0,7%, in aumento di 0,2 punti sullo stesso periodo dell'anno precedente.

Le stime diffuse oggi dall'Istituto nazionale di statistica riguardano le imprese con almeno 10 dipendenti dell'industria e dei servizi privati ad esclusione di quelli sociali e personali. Per posti vacanti, spiega l'ISTAT, si intende: nuovi posti di lavoro retribuiti, liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato idoneo al di fuori dell'impresa e sia disposto a fare sforzi ulteriori per trovarlo.

Nello specifico, all'interno dell'industria, rispetto al quarto trimestre del 2009, il tasso di posti vacanti è aumentato dello 0,2% sia nelle attività manifatturiere che nelle costruzioni, mentre è diminuito dello 0,5% nelle attività di fornitura di acqua, reti fognarie, gestione dei rifiuti e risanamento. Nel terziario, il maggiore aumento rispetto al quarto trimestre del 2009 (più 0,4%) riguarda il commercio e riparazioni. Al contrario, una diminuzione tendenziale dello 0,1% si è registrata nei servizi di alloggio e ristorazione.

“Un aumento che è nella fisiologia storica dei posti non coperti, in gran parte posti nuovi o in procinto di diventarlo”. E' il commento ai dati ISTAT del Segretario Confederale della CGIL, Fulvio Fammoni che ha aggiunto “basti pensare che negli anni pre crisi la percentuale era pari a circa l’1%”.

“Naturalmente in tempo di crisi ogni possibilità deve essere al massimo sfruttata”, osserva il dirigente sindacale secondo il quale “può esserci un problema di mancanza di personale specializzato per quelle mansioni, non è dato conoscere né la qualità del lavoro né il tempo di rapporto di lavoro offerto”, ma ha proseguito Fammoni “trattandosi di imprese sopra i 10 addetti molte avrebbero la capacità di formarlo”.

Secondo il dirigente sindacale “però probabilmente l'offerta riguarda occasioni di lavoro precarie, non garantite e spesso a basso reddito, come i dati sulle assunzioni obbligatorie dimostrano. In Italia, ha ricordato il sindacalista, nel corso dello scorso anno l'80% delle persone è stato assunto con un contratto temporaneo e con caratteristiche che troppo spesso non hanno a che fare con le proprie competenze e i propri studi. “Non si tiri quindi in ballo – ha avvertito Fammoni -, per commentare questi dati, il problema della disponibilità delle persone, ma si affrontino - conclude - i problemi strutturali dell'occupazione italiana”.




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