Il Segretario Generale della CGIL scrive all'Espresso

30/04/2011

Sparare sul sindacato - e in particolare sulla Cgil - pare sia diventato ormai uno sport nazionale che sembra affascinare troppi giornalisti. Ognuno è libero di scegliersi lo sport che vuole, ma riteniamo che almeno un po' di professionalità andrebbe difesa: in questo caso (Espresso, n.18 del 5 maggio. p.130) ci imbattiamo in un articolo che si apre con un virgolettato relativo ad una mia frase che non ho mai pronunciato. Una doppia falsificazione perché prima di tutto non corrisponde al vero, secondo perché un rispettoso ascolto in numerose occasioni avrebbe permesso di scoprire che quel tipo di affermazione è spesso utilizzata dal segretario generale della Cisl.

Vorrei inoltre precisare che nessuna inquietante voce sugli iscritti a Milano è mai circolata, quanto – caso mai – notizie su una “autorevisione” della Cisl nel contesto dell'autocertificazione dei dati alla direzione provinciale del lavoro. Evidentemente una scarsa verifica delle fonti risulta in questo caso utile a sostenere tesi, piuttosto che a raccontare fatti.

Ma è chiaro il motivo per cui si parte dal falso: perché altrimenti non sarebbe possibile sostenere quanto espresso nell'articolo e la tesi conseguente che si vuole affermare.

L'argomento trattato nell'articolo in questione sarebbe anche in teoria molto interessante, ma forse sfugge all'autore che la difesa dei diritti individuali è una risposta necessaria per tutelare lavoratori e pensionati e farlo con qualità e professionalità non è un business, quanto piuttosto l'esercizio della funzione sindacale stessa, che se si limitasse ai grandi luoghi di lavoro organizzati sarebbe solo l’espressione di una minoranza, purtroppo, del mondo del lavoro.

Vorrei inoltre segnalare all'autore, che mi pare molto desideroso di parlare della Cgil e al tempo stesso poco informato, che i singoli dirigenti della Cgil che rappresentano l'organizzazione negli enti di vigilanza come all'Inps, e per fortuna, visto che di risorse pensionistiche si tratta, non percepiscono compensi personali. Se si vuol far polemica, si guardi perciò da altre parti.

L'autore, piuttosto, dovrebbe fare un giro tra i patronati e guardare le pratiche svolte e le tante risposte che cerchiamo di dare ai lavoratori, poi, a ragion veduta, rifletta se tutto questo viene fatto alla ricerca di soldi o come una funzione del dare risposte e organizzazione ai lavoratori. Basti dire che l’Inca (il Patronato della Cgil) annualmente cura 300.000 pratiche che producono un punteggio riconosciuto dal Ministero e oltre 1.500.000 pratiche che non hanno alcun riconoscimento se non il nostro sapere che abbiamo contribuito a tutelare diritti.

Infine l’autore dell’articolo si dovrebbe informare anche sul caso Unipol, visto che attribuisce alla Cgil scelte opposte a quelle che abbiamo fatto. Infatti, la Cgil non è più nel Consiglio di Amministrazione dal 1998, Oppure ci dica come si dovrebbe esercitare – secondo lui - una funzione di controllo della previdenza integrativa se non con assemblee, per altro elette dai lavoratori iscritti ai Fondi.

E' indubbio che le organizzazioni confederali danno fastidio; ci fu un collega dell'autore che arrivò a scrivere che i delegati sindacali sono diventati troppi, più dei carabinieri, un costo che il Paese non può sopportare.

Per tutte queste considerazioni ci riserviamo, pertanto, di valutare anche se esistono le condizioni per la richiesta di un risarcimento per il danno di immagine subito dalla nostra organizzazione. 

 

Susanna Camusso

Segretario Generale Cgil




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