CGIL: il Governo parta dai giovani e cancelli certi privilegi

01/12/2011 Intervista su 'l'Unità' a Vera Lamonica, Segretario Confederale CGIL. Per la sindacalista “Monti deve discutere la manovra con noi. Oggi un precario paga più contributi di un autonomo”

A nessun sindacalista italiano è sfuggito ieri il riferimento diretto di Mario Monti, che da Bruxelles ha parlato di “una situazione straordinariamente delicata”, tanto da rendere svantaggiose per i cittadini anche “certe ritualità gradite a tutti”. Tanto meno a Vera Lamonica, responsabile del sistema pensionistico nella Segreteria Confederale della CGIL.

L’appello del premier vorrebbe prevenire l'opposizione dei sindacati sugli interventi in materia di pensioni. “Noi siamo pienamente consapevoli della gravità della situazione in cui si trova l’Italia e dell’urgenza con cui è necessario intervenire, proprio perché è il mondo del lavoro quello che sta soffrendo di più di questa crisi. Non a caso chiediamo che si adottino misure in favore della crescita e dell’equità, sostenendo i lavoratori, riformando il fisco, e chiedendo di pagare di più a quella parte di popolazione che ha di più”.

Sono condizioni che vengono rispettate dalle misure finora circolate? Una tassa patrimoniale basterebbe a ridare il segno dell’equità alla manovra così prospettata? “Vale la pena ricordare che finora si tratta solo d’indiscrezioni di stampa. Ci piacerebbe sapere quali sono i reali interventi in programma, visto che è circolato tutto e il contrario di tutto, sia riforme strutturali, sia misure per far cassa come in passato. Ad esempio, resta ancora da vedere se una tassa patrimoniale ci sarà o meno. Per questo è importante che almeno sulla previdenza si apra un confronto vero con le parte sociali”.

Non si tratta di quelle “ritualità gradite a tutti” che Monti vorrebbe scongiurare? “Mi auguro che il presidente del Consiglio non ritenga una semplice ritualità la necessità di discutere una manovra economica con i soggetti che ne saranno direttamente colpiti. In ogni caso, se davvero si proponesse il blocco dell’adeguamento all’inflazione, il nostro giudizio è assolutamente negativo: si tratterebbe di un provvedimento iniquo e con pesanti effetti recessivi. Tra l’altro, la maggioranza delle pensioni erogate è di fascia medio-bassa”.

E per quanto riguarda l’innalzamento della pensione d’anzianità a 41-43 anni? È un’altra ipotesi inaccettabile: le pensioni d’anzianità sono già a 41 anni per effetto delle finestre mobili, che hanno allungato di un anno la permanenza al lavoro senza alcun ritorno contributivo. I problemi veri del nostro sistema previdenziale, che sia l’Europa sia la Corte dei Conti hanno riconosciuto in equilibrio, sono ben altri”.

Quali sono? La prima emergenza da affrontare è l’assenza di una copertura previdenziale adeguata per i giovani. Poi ci sono da eliminare le disparità e i privilegi, quelli veri: i vitalizi dei parlamentari, ma anche lo squilibrio tra il33%di contributi versato dai lavoratori dipendenti contro il 20% dei lavoratori autonomi. Pagano di più persino i precari, visto il 27-28% versato dai lavoratori parasubordinati”.


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