ISTAT: Camusso, dal rapporto emergono difficoltà per giovani e donne

22/05/2012 Aumentano i giovani costretti a rimanere in famiglia perché senza un reddito, mentre le donne con figli sono sempre più penalizzate nell'accesso al lavoro » Incontro CGIL, CISL e UIL al MISE su crisi industriali » Tavoli aperti al Ministero » Le crisi della settimana: dalla Safilo in Veneto alla Dr Motor a Termini Imerese

Un paese che aveva bisogno di investire e di riqualificare il tema industriale”, ma che “non l'ha fatto”. E' questo il commento del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso a margine della presentazione del Rapporto annuale ISTAT del 2012.

E' un quadro a tinte fosche quello disegnato dal rapporto dell'Istituto nazionale di statistica, che descrive un paese sempre più in difficoltà. Sono in diminuzione i giovani con un'occupazione: - 93 mila tra i 15 e i 29 anni e - 66 mila tra i 30 e i 49 anni e allo stesso tempo, fa sapere l'ISTAT, aumenta il numero di quelli che restano in casa. Il 41,9% dei giovani tra 25 e 34 anni, infatti, vive ancora in famiglia e per il 45% la motivazione sta nella mancanza di lavoro e quindi nell'impossibilità di mantenersi autonomamente. Ma non solo, tra i più giovani (15/29 anni) a crescere nel nostro paese è anche la quota dei Neet (not in education, employment or training), ossia, coloro che non studiano e non lavorano che nel 2011 hanno raggiunto i 2,1 milioni pari al 22,1% sulla fascia di età considerata a fronte di una media europea del 15,3%.

Un'altra nota dolente è quella che riguarda la condizione delle donne in Italia. Queste ultime, infatti, secondo quanto emerge dal rapporto ISTAT, sono posizionate in fondo alla classifica europea per il contributo 'rosa' ai redditi della coppia: il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce redditi, contro il 19,8% nella media Ue27. Non a caso, un altro dato allarmante è quello dell'accesso al mondo del lavoro per le donne con figli, per le quali, non solo la probabilità di trovare lavoro rispetto ai padri è molto più bassa (9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno), ma a due anni dalla nascita di un figlio, secondo l'ISTAT, quasi una madre su quattro (il 22,7%) in precedenza occupata non ha più un lavoro.

Dunque, quella descritta dai dati diffusi dall'Istituto Nazionale di statistica è l'immagine di un paese, conclude Camusso “in cui continua a rimanere una forte discriminazione nei confronti delle donne e una grande disattenzione verso i giovani. Un paese – avverte - che avrebbe bisogno di una redistribuzione del reddito".


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