Camusso, bene il Governo sul fisco, male sul lavoro

11/04/2014 Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ribadisce il giudizio positivo del sindacato sulle misure fiscali, ma boccia quelle sui contratti a tempo: il problema vero è quello di creare nuovi posti di lavoro.

Quello di Renzi è un governo che "da un lato finalmente restituisce potere d'acquisto ai lavoratori con una riduzione fiscale, ma è un governo che sbaglia nei provvedimenti sul mercato del lavoro perché determineranno un incremento della precarietà". E' questo il giudizio ribadito ieri dal segretario generale Cgil, Susanna Camusso, durante la presentazione della biografia di Bruno Buozzi per Ediesse. "L'unico intervento di stimolo all'economia è la restituzione fiscale" ai lavoratori, anche se poi sono stati dimenticati i pensionati. In ogni caso questo intervento da solo "non basta" per rilanciare la crescita perché ci sarebbe la necessità di portare avanti "progetti concreti e di dimensione più significativa di quella indicata, che si aggancino a processi di politica industriale".

E a proposito delle risposte del ministro Poletti al nuovo allarme lanciato dalla Cgil sulle risorse per la cassa integrazione, la leader della Cgil ha detto ieri che "la risposta del governo è ancora generica e insufficiente, abbiamo regioni nelle quali sono iniziati i licenziamenti". "Non si può interrompere uno strumento come la Cig in deroga che rappresenta per i lavoratori l'unica forma di sussistenza , ma rimane anche l'unico strumento che riesce a mantenere una prospettiva per l'attività produttiva che altrimenti sarebbe chiusa, servono finanziamenti e che non ci siano cambiamenti in corso d'opera che impediscano l'attuazione degli accordi".

La situazione occupazionale italiana continua poi a peggiorare e a proposito del rapporto della Bce, la Banca centrale europea, secondo Camusso "è assolutamente evidente che nel nostro Paese la tendenza continua ad essere quella dell'incremento della disoccupazione, sia per chi esce dal mercato del lavoro sia soprattutto, per intensità e dimensione, per i giovani". Il problema centrale è dunque quello della creazione di lavoro: "limitarsi ad aspettare che riprendano gli investimenti da parte delle imprese non è una ricetta positiva"




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