Direttiva 2014/67 sull’applicazione della direttiva 96/71 sul distacco transnazionale dei lavoratori

18/06/2014 Progetto CGIL di formazione europea sul distacco transnazionale

Il 28 maggio è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea la Direttiva n. 2014/67 “concernente l'applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi e recante modifica del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («regolamento IMI»)”, che alleghiamo alla presente.

La nuova direttiva – adottata sulla base degli artt. 53, par. 1 e 62 del Trattato sul funzionamento dell’Ue – non apporta modifiche alla Direttiva n. 96/71, ma intende colmare le lacune regolative di quest’ultima, superando le incertezze interpretative che hanno accompagnato la sua attuazione negli Stati membri.

La Direttiva 2014/67 contiene un pacchetto di misure di carattere sostanziale (ad es. volte a contrastare l’abuso dello status dei lavoratori distaccati per eludere i vincoli normativi e il ricorso a società fittizie), combinate con misure meramente procedurali (accesso alle informazioni da parte dei lavoratori stranieri e delle imprese, cooperazione amministrativa e assistenza reciproca tra gli Stati, obblighi amministrativi e misure di controllo che possono essere imposte dallo Stato ospitante, ispezioni), che dovrebbero permettere un più efficace contrasto a comportamenti elusivi da parte delle imprese delle regole dettate dalla Direttiva 96/71 sulle condizioni di lavoro da applicare ai lavoratori distaccati nello Stato ospitante.

Nel rinviare, per una valutazione sul piano tecnico, ad una prossima nota di commento degli articoli della Direttiva 2014/67 curata dall’ufficio giuridico e vertenze, ci preme subito segnalare un profilo della nuova regolazione.

In particolare ai sensi dell'art. 5, paragrafo 4, della Direttiva: "Se, secondo le leggi, le tradizioni e le prassi nazionali, tra cui il rispetto dell'autonomia delle parti sociali, le condizioni di lavoro di cui all'articolo 3 della direttiva 96/71/CE sono stabilite in contratti collettivi, come previsto dall'articolo 3, paragrafi 1 e 8, di tale direttiva” (è questo il caso dell’Italia), “gli Stati si assicurano che tali condizioni siano messe a disposizione dei prestatori di servizi provenienti da altri Stati membri e dei lavoratori distaccati in modo accessibile e trasparente, e si adoperano per coinvolgere le parti sociali al riguardo. Le pertinenti informazioni dovrebbero in particolare riguardare le diverse tariffe minime salariali e i loro elementi costitutivi, il metodo utilizzato per calcolare la retribuzione dovuta e, se del caso, i criteri per la classificazione nelle diverse categorie salariali".

Alla luce della suddetta disposizione, la CGIL (Segretariato per l'Europa e Ufficio giuridico e vertenze) - in stretta collaborazione con le categorie maggiormente interessate (Fillea, Filt, Filcams in particolare) - sta portando avanti da alcuni mesi il progetto “Rights wIthout borDErs” (RIDE). L’Azione - su finanziamento europeo - mira a formare e informare le autorità amministrative e le parti sociali di quattro Stati membri (Italia, Romania, Slovenia, Ungheria) sulle procedure di controllo e di coordinamento a garanzia dei diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori distaccati, di una giusta e corretta applicazione della Direttiva n. 96/71 e della Direttiva n. 2014/67. Vi terremo informati sugli sviluppi di questo importante progetto che verrà realizzato nei prossimi mesi coinvolgendo, per quanto possibile, l'INPS, l’INAIL e il Ministero del lavoro.


Allegati:
 PW Direttiva IT.pdf
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