Vertice Sindacale Europeo: sindacati, riaprire subito dialogo sociale

06/10/2014 FOTO - AUDIO

Riaprire il dialogo tra le parti sociali, “architrave del modello sociale europeo” e “dar vita ad una politica volta agli investimenti, allo sviluppo economico e alla creazione di occupazione stabile e di qualità”. Sono alcuni dei passaggi centrali della 'dichiarazione di Roma', il documento varato dai leader dei maggiori sindacati europei, riuniti quest'oggi presso la sede della CGIL Nazionale. Al vertice sindacale europeo, organizzato alla vigilia del summit UE sul lavoro che si terrà a Milano l'8 ottobre, sono intervenuti diversi rappresentanti sindacali di organizzazioni dell'Austria (Ögb), del Belgio (Fgtb e Cgslb), della Bulgaria (Citub), della Germania (Dgb), della Grecia (Gsee), della Francia (Cgt e Cfdt), di Malta (Gwu), del Portogallo (Cgtp-In), del Regno Unito (Tuc), della Spagna (Ccoo e Ugt-E), della Svezia (Lo-S), della Svizzera (Uss) e della Repubblica Ceca (Čmkos), oltre ai dirigenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil e al segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Etuc-Ces), Bernadette Ségol.

L'Europa, per i leader sindacali europei, ha bisogno di voltare pagina rispetto a una conduzione dell'economia basata su politiche di austerità e di solo rigore contabile. Queste politiche si sono rivelate incapaci di condurre l'Europa fuori dalla crisi e hanno, al contrario, provocato la frenata nella crescita economica europea. Secondo i sindacati europei, dopo anni di crisi economica e di risposte sbagliate, è giunto il tempo di una politica volta agli investimenti, allo sviluppo economico e alla creazione di occupazione stabile e di qualità. Inoltre, come sottolineato dagli interventi dei rappresentanti sindacali, il dialogo tra le parti sociali va rinnovato e rafforzato esso, oggi, è attaccato e sminuito a livello nazionale ed europeo, nella errata convinzione che rappresenti un freno allo sviluppo. Al contrario un sistema di relazioni ben strutturato ed efficiente è essenziale per costruire le migliori condizioni per l'uscita dalla crisi e per la ripresa economica, attraverso l'individuazione di soluzioni condivise, sia per le scelte dei governi nazionali sia per i contenuti della contrattazione collettiva.

A rafforzare le intenzioni espresse nella 'dichiarazione di Roma' le parole del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, la quale ha ribadito le proposte della Confederazione europea dei sindacati: “il suo fondamento sono dieci anni di politiche di investimento per un valore di 2.500miliardi, può sembrare una cifra astronomica, ma è il 2% del prodotto interno lordo europeo”.La Confederazione europea dei Sindacati, ha proseguito Camusso “chiede investimenti che rispondano alla creazione di occupazione, investimenti che uniscano innovazione e welfare, buona occupazione e contrasto alla povertà, politica industriale e qualità delle infrastrutture”. “Innovazione è per noi, come si disse a Lisbona, economia della conoscenza, senza la quale non c’è innovazione, e green industry, senza la quale non c’è rispetto e futuro del territorio. È qualità del territorio e del vivere, è alta tecnologia che si sposa con la qualità del vivere delle persone. Investimenti che generano buon lavoro e non precarietà, che spostino il peso fiscale dal lavoro alle ricchezze”. Ha concluso Camusso.

In basso il testo integrale della 'Dichiarazione di Roma' adottata oggi dai vertici dei sindacati europei riuniti oggi nella capitale

DICHIARAZIONE DI ROMA
6 Ottobre 2014

I leader dei sindacati degli Stati europei si sono riuniti oggi a Roma, alla vigilia del vertice dei capi di stato e di governo dedicato alla crescita economica e all'occupazione, per esprimere le seguenti valutazioni.
L'Europa ha bisogno di voltare pagina rispetto a una conduzione dell'economia basata su politiche di austerità e di solo rigore contabile. Queste politiche si sono rivelate incapaci di condurre l'Europa fuori dalla crisi e hanno, al contrario, provocato la frenata nella crescita economica europea. In più, quelle politiche hanno accresciuto le differenze e le disuguaglianze tra le diverse aree dell'Europa e all'interno degli stessi paesi, allontanando gli obiettivi di convergenza e di integrazione, compromettendo la coesione sociale e la solidarietà. Dopo anni di crisi economica e di risposte sbagliate, è giunto il tempo di una politica volta agli investimenti, allo sviluppo economico e alla creazione di occupazione stabile e di qualità . Per questo, chiediamo alle autorità nazionali ed europee di aprire con la Confederazione europea dei sindacati un confronto su "Un nuovo corso per l'Europa", ossia la proposta di un piano straordinario europeo di investimenti per la crescita sostenibile e l'occupazione. Questa proposta, alla luce del peggioramento della situazione economica e sociale dell'Europa, risulta di particolare urgenza e quindi deve entrare nel programma di lavoro della nuova Commissione europea.

Il dialogo tra le parti sociali, rinnovato e rafforzato nel suo significato e nel suo valore, è l'architrave del modello sociale europeo e uno dei pilastri su cui si è fondato, nei decenni alle nostre spalle, il successo dell'economia europea. Esso, oggi, è attaccato e messo in discussione a livello nazionale ed europeo, nella errata convinzione che rappresenti un freno allo sviluppo. Al contrario, un sistema di relazioni ben strutturato ed efficiente è essenziale per costruire le migliori condizioni per l'uscita dalla crisi e per la ripresa economica, attraverso l'individuazione di soluzioni condivise, sia per le scelte dei governi nazionali sia per i contenuti della contrattazione collettiva. Se i governi e le imprese decidono in solitudine, senza confronto e coinvolgimento effettivo degli attori sociali, le misure adottate non potranno produrre risultati positivi.

Le riforme delle leggi sul lavoro e del mercato del lavoro, adottate in questi anni nei diversi Stati europei, hanno spesso prodotto ulteriore  precarietà e incertezza nel mondo del lavoro, illudendosi che ciò portasse ad una maggiore competitività. Nei Paesi in cui sono state realizzate senza coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori, quelle riforme hanno provocato aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze di trattamento dei lavoratori, diminuzione delle tutele e delle protezioni, indebolimento degli accordi e della contrattazione collettiva. Per queste ragioni, ribadiamo che il lavoro stabile dignitoso e di qualità deve essere il punto di riferimento per il futuro, che la flessibilità non può né deve trasformarsi in precarietà, che la contrattazione dei salari e delle condizioni di lavoro deve rimanere autonoma responsabilità delle parti sociali, che i diritti e le tutele fondamentali dei lavoratori non devono essere oggetto di interventi unilaterali e non concordati. Solo attraverso la  contrattazione collettiva si potranno negoziare le riforme che ci consentiranno di uscire dalla crisi e perseguire la giustizia sociale. Ciò è indispensabile affinché i lavoratori si possano sentire parte del progetto europeo.

L'Europa deve cambiare: individuare  un nuovo percorso per la sua costruzione, mirato ad una architettura istituzionale profondamente diversa, basata anche sul trasferimento di poteri verso le istituzioni elette direttamente; a una giusta e democratica governance economica, così come all'unione bancaria e fiscale. L'Europa deve definire processi decisionali più democratici e partecipativi, al fine di aumentare la sua affidabilità e trasparenza nei confronti dei cittadini europei.
Ciò vale anche per le questioni legate ai trattati commerciali internazionali, a partire dagli accordi con il Canada e con gli USA.

Per l'insieme di questi obiettivi, i leader sindacali europei presenti oggi a Roma hanno confermato la comune volontà di procedere insieme, per costruire l'Europa dei diritti e del lavoro, quale modello di coesione e sviluppo.




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