Come aggiornare lo Statuto dei lavoratori ed estendere i diritti: la strada della Costituzione

23/10/2014 "Lavoro, dignità, uguaglianza per cambiare l'Italia" è lo slogan della prossima grande manifestazione della CGIL che si svolgerà a Roma il prossimo 25 ottobre. Non a caso queste parole, questi altissimi principi regolatori, sono scolpiti a chiare lettere nei primi tre articoli della nostra Costituzione. Una Costituzione che qualcuno vorrebbe depotenziare e relegare a semplice regola programmatica. La CGIL si oppone da sempre a questa visione riduttiva della nostra Carta fondamentale. A tale proposito pubblichiamo un articolo dell'Ufficio giuridico e vertenze apparso su "Rassegna sindacale" n. 36 del 9-15 ottobre 2014 che, partendo proprio dalla Costituzione, delinea i caratteri di una ormai improrogabile estensione dei diritti.

I temi dell'universalità e dell'inclusività hanno da sempre orientato le politiche della CGIL in materia di diritti. Questo orientamento, che trova forti opposizioni in quella che ormai è la cultura dilagante del neoliberismo, deve essere riproposto con forza. E' infatti davanti agli occhi di tutti il misero fallimento delle politiche di frammentazione del lavoro e di indebolimento dei relativi diritti: altissima disoccupazione, precarietà dilagante e conseguente produttività in netto calo sono i preoccupanti segnali di un declino frutto di scelte dettate dall'idea che “i diritti costano” e che, per questa ragione, devono essere riequilibrati al ribasso.
La strada da seguire è evidentemente un'altra, di segno totalmente opposto: estendere e rinforzare i diritti di tutti i lavoratori, nella loro dimensione sia individuale che collettiva. Solo investendo nel lavoratore sarà possibile invertire quel declino. Occorre, quindi, finalmente e per davvero “tornare alla Costituzione”, a quella che è la nostra stella polare, troppo spesso da più parti dimenticata.
Il nostro codice genetico è lì a portata di mano e ci indica la strada da seguire, soprattutto nei suoi principi fondamentali, come gli articoli 2, 3 e 35 Cost., che impongono il rispetto della dignità dell'individuo e attribuiscono alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono “il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, tutelando il lavoro “in tutte le sue forme”.
Se così è, sembra quindi indifferibile estendere i diritti fondamentali alla generalità del mondo del lavoro.
Le differenze legate al tipo di contratto, alla dimensione dell'azienda o ad altre circostanze, infatti, non possono condizionare il godimento di quei diritti essenziali per una vita dignitosa.
L'attuale evoluzione del mercato e della tecnologia impone un aggiornamento dello Statuto dei lavoratori, inserendovi alcuni diritti o ampliando la latitudine di quelli già contemplati.
Solo da questa doppia operazione di ampliamento e di aggiornamento, con aperture alle dinamiche future, può nascere un contesto favorevole alle necessarie innovazioni riguardanti la drastica riduzione dei tipi contrattuali, la riforma degli ammortizzatori sociali e del sistema di sicurezza sociale.
Per quanto riguarda il Titolo I dello Statuto, riguardante la “libertà e dignità del lavoratore”, e' incontestabile che debba essere consentita la libertà di opinione nei luoghi di lavoro per tutti i lavoratori, dipendenti o autonomi che siano (e così deve essere esteso il divieto di indagini sulle opinioni previsto dall'art. 8). Anche i titolari di partita IVA, nell'espletamento del loro incarico, non debbono subire conseguenze negative per le opinioni eventualmente espresse.
Altrettanto può dirsi per le guardie giurate (che certamente devono astenersi da intromissioni negli ambienti di lavoro) e per il personale di vigilanza dell'attività lavorativa, che deve essere conosciuto non solo dai lavoratori dipendenti, bensì anche da tutti gli operatori che comunque insistono nell'organizzazione.
Un discorso speciale va fatto per gli impianti audiovisivi e per tutte le altre apparecchiature di controllo. Lo Statuto ne condiziona l'installazione all'accordo sindacale. L'attuale pervasività dei vari apparati consiglia di ribadire l'impianto della norma ed anzi di estenderlo a favore di tutti i lavoratori, anche autonomi, tutelandone la privacy.
Il divieto di accertamenti sanitari di parte può essere esteso a favore della generalità dei lavoratori, anche autonomi, a garanzia della loro dignità personale e lo stesso dicasi per le visite personali di controllo (le c.d. perquisizioni) che non possono essere distinte secondo la tipologia del rapporto.
La tutela della salute, originariamente prevista per il solo lavoro dipendente, va ovviamente estesa alla generalità del mondo del lavoro, tenuto conto di quanto previsto dal Testo Unico n.81/2008.
Il diritto allo studio per i lavoratori studenti va ampliato con una parte finale recante il diritto di tutti i lavoratori, anche autonomi, alla formazione ed all'aggiornamento permanente.
Il tema delle mansioni, che ovviamente riguarda la sola area del lavoro dipendente, deve essere integrato inserendo le ipotesi di demansionamento già ammesse dall'ordinamento (per evitare licenziamenti, per consentire di svolgere compiti più leggeri in caso di maternità e di infermità sopravvenute), salvo ammettere altri casi previo intervento della contrattazione collettiva.
Alla fine del Titolo I vanno aggiunti quelli che, nella coscienza generale, sono ormai diventati diritti di cittadinanza sociale: così la norma sul compenso proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto, previsto dall'art. 36 Cost. e applicato per molto tempo solo a favore del lavoro dipendente ormai in varie norme, deve essere esteso a forme negoziali ulteriori.
Allo stesso modo vanno inserite norme che consentano a tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi, di usufruire, sia pure in modi differenziati (e comunque in regime di automaticità), delle tutele basilari in caso di maternità/paternità, malattia, infortuni e malattie professionali, riposo per un recupero psicofisico, godendo di un sostegno al reddito in caso di sospensione o di cessazione del rapporto di lavoro dipendente o autonomo.
E' poi ormai maturo il tempo di inserire una norma generale che stabilisca il principio di giustificazione scritta della risoluzione del rapporto di lavoro dipendente ed anche autonomo, per consentire il controllo da parte del giudice ed evitare casi di discriminazione. Per finalità analoghe occorre ripristinare la disciplina del 2008 in materia di dimissioni, al fine di evitare la pratica aberrante delle dimissioni in bianco.
Infine, nel Titolo I, appare opportuno collocare un diritto generale del singolo lavoratore ad essere informato sulle scelte aziendali, specie in periodi di crisi o in caso di trasferimento di azienda o di ramo di azienda. In queste ultime ipotesi, poi, occorre garantire la continuità del rapporto, per i lavoratori autonomi, allo stesso modo in cui l'art. 2112 del codice civile garantisce continuità al lavoro dipendente.
Il Titolo II dello Statuto dei lavoratori, dedicato alla libertà sindacale, deve aprirsi alle nuove forme di associazionismo estendendo l'ambito di applicazione di questa normativa anche a favore del lavoro autonomo. D'altra parte il divieto di atti o di comportamenti discriminatori non può che essere esteso, per elementari ragioni di civiltà giuridica, all'intero mondo del lavoro dipendente, autonomo, volontario.
Il Titolo III dello Statuto dei lavoratori è dedicato all'attività sindacale. Il perno dei diritti di attività (assemblea, referendum, permessi, ecc.) è incentrato sulle RSA titolari dei predetti diritti. La versione attuale dell'articolo 19, anche alla luce della sentenza n. 231/13 della Corte Costituzionale, non è chiarissima e per questa ragione sarebbe bene fare riferimento al Testo Unico del 10 gennaio 2014.
Il diritto di assemblea va esteso per consentire la partecipazione, anche al lavoratore autonomo, sui temi che possano coinvolgere i propri interessi.
E' infine molto importante estendere l'ambito di applicazione del Titolo III intendendo confermare da un lato la soglia dei 15 dipendenti, ma dall'altro calcolare tale soglia non solo con riferimento alle singole aziende, bensì calcolando anche gli addetti di tutte le altre aziende collegate alla prima dal punto di vista azionario prevalente o comunque soggetta ad un unico centro propulsivo (c.d. influsso gestionale prevalente).
L'obbligo di rispettare quanto previsto dal contratto collettivo per chi usufruisce di benefici pubblici o per chi vince gare di appalto pubblico deve essere integrato con una norma espressa sul divieto di ribassi eccessivi (al di sotto della soglia del costo del lavoro definito dai contratti collettivi); appare altresì opportuno garantire la continuità occupazionale in caso di successione di appalto.
Infine l'esenzione fiscale va estesa anche alle controversie di lavoro e di previdenza, ove il lavoratore non sia abbiente. Ciò per contrastare le gravissime limitazioni e gli aggravi di costo introdotti negli ultimi anni.
Rimane, ultima ma non meno importante, la necessità di inserire nella parte finale dello Statuto una norma sulla democrazia economica che dia attuazione all'art. 46 della Costituzione.


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