Contratti: CGIL, da dipendenti PA a addetti turismo, 9 mln in attesa rinnovo

08/01/2015 Martini a Labitalia: 'riduzione contratti per evitare 'Far West'

La crisi morde da tempo il potere d'acquisto dei salari e sulla capacità, sempre più esigua, di spesa dei lavoratori, incidono anche i mancati rinnovi contrattuali. Sono infatti molte le categorie, dagli statali agli addetti al turismo, che attendono di siglare gli accordi economici e normativi scaduti da tempo o in scadenza nei prossimi mesi: in tutto circa 9 milioni di lavoratori.

Tra questi, circa 3 milioni sono rappresentati dai dipendenti pubblici che da oltre 6 anni non vedono aggiornata in nessun modo la loro situazione contrattuale. "Un problema - dice a Labitalia Franco  Martini, uno dei responsabili dell'area della contrattazione in segreteria nazionale della Cgil (insieme a Fabrizio Solari e Serena Sorrentino) - che non riguarda solo l'adeguamento degli stipendi, ma anche il blocco delle assunzioni e più in generale l'organizzazione del lavoro nella Pa".

"Lo Stato-imprenditore, che è il datore di lavoro di questi 3 milioni di lavoratori (e di quelli che gravitano nell'indotto della Pa), non solo non destina le risorse necessarie, ma sono anni che nelle manovre finanziarie fa ulteriori tagli", avverte Martini.

In questo quadro problematico, per Martini, sono fuori luogo le polemiche sull'applicazione della 'facilità' di licenziamento per i dipendenti pubblici. "Il governo - dice - non può fare un'assimilazione del pubblico al privato tramite il Jobs Act, perchè il settore pubblico ha un suo assetto particolare. A parte il fatto che nel pubblico si entra con concorso - ricorda l'esponente della Cgil - ma un'impresa pubblica, lo Stato, non può pensare di licenziare quando vuole e poi, però, non rinnovare mai il contratto".

Nel settore privato, la tranche più imponente di lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale è quella del terziario: commercio, turismo, terme, farmacie, in tutto circa 5 milioni di lavoratori. "Si tratta - spiega ancora Martini - di settori che hanno sentito in questi anni, più di altri, il morso della crisi. E il tasso di crescita ai minimi storici, scritto anche nella legge di stabilità, tiene al palo anche la contrattazione".

Ma a sentire la crisi e a segnare il passo nelle trattative del rinnovo sono anche settori che tradizionalmente si 'salvavano', come i 309.000 bancari. Il loro contratto è scaduto a dicembre.

"Il rinnovo dei contratti scaduti o in scadenza -dice Martini- può rappresentare un'occasione per ripensare il sistema contrattuale in questo Paese, perchè stiamo andando nella direzione opposta a quella auspicata da tutti. Accade infatti che si moltiplicano i contratti, anche per via della forte crisi della rappresentanza datoriale, segnata da divorzi pesanti da Confindustria o da altre storiche associazioni".

Per evitare quello che Martini chiama "il Far West della contrattazione", ci vogliono "regole più certe per la rappresentanza". "Dalla parte dei lavoratori (che le regole se le sono date) - aggiunge Martini- occorre portare a compimento l'accordo siglato con Confindustria estendendolo anche a altri settori come l'agricoltura e altre associazioni datoriali come quelle delle pmi".

"Per i datori occorrono regole sicure", chiede Martini che auspica "una riduzione dei contratti". "Visto che il Cnel chiude, occorre comunque trovare una sede dove le parti sociali possano accordarsi per un assetto nuovo delle relazioni industriali. E magari occorre anche un sostegno normativo", conclude.




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