Campagna 'Occupiamoci di casa' - Le iniziative

27/03/2015

23 ottobre 2015 - Milano. A Milano 200 mila studenti universitari, di cui 53.000 circa fuorisede. Nel convegno "Abitare per gli studenti universitari: quali soluzioni?" è stata presentata da Cgil, Sunia e  Udu di Milano un’analisi della "questione abitativa" di Milano con proposte al fine di avviare un percorso sinergico con le Istituzioni, contro il caro affitti e le locazioni in nero: uno sportello, ‘SOS AFFITTI’, esclusivamente dedicato agli studenti universitari, principalmente fuorisede;  la firma di una convenzione per offrire assistenza legale e favorire i contratti a canone concordato per le camere agli universitari.
Queste iniziative nascono da una constatazione: il diritto allo studio è legato a doppio filo alla sostenibilità dei costi, so­prattutto, abitativi. Come  evidenzia­to nella piattaforma di analisi e pro­poste, si è di fronte a un’emergenza sociale da non sottovalutare, che si inserisce in una situazione abitati­va drammatica più generale, più vol­te da denunciata.
Con la firma della Convenzione si vuole offrire un doppio servizio agli universitari: assistenza legale per quei casi, e sono la maggioran­za, di offerte di contratti che conten­gono una serie di violazioni e, inoltre, dare la possibilità ai tanti ricercatori e stu­denti fuorisede di potere pagare ca­noni più equi e moderati dando im­pulso al contratto a canone concor­dato.
Nel convegno è stato presentato il vademecum per studenti fuorisede elaborato dall'Ufficio Politiche abita­tive, Area della Contrattazione so­ciale della CGIL nazione in collabo­razione con SUNIA e UDU, conte­nente i dati di uno studio Cgil-Sunia relativi alla situazione abitativa di Milano e delle altre principali città italiane sedi di Università, i costi, le incidenze sui redditi delle famiglie, nonché informazioni sulle normative vigenti, sulle possibili tutele dei diritti e vantaggi fiscali. (COMUNICATO)

7 ottobre 2015 - Catania.
  Il convegno sul tema dell'”Abitare dignitoso come diritto per tutti”, ha centrato l'attenzione sui progetti del “PON METRO” per l'inclusione sociale e abitativa.
Il Programma operativo nazionale 2014-2020 è indirizzato a 14 città metropolitane, che potranno beneficiare di finanziamenti europei. A Catania Librino si era candidato a quartiere ideale per usufruire del PON Metro.
Secondo la rete di associazioni e sindacati della "Piattaforma di Librino" si tratta di un'area pronta ad accogliere le "azioni integrate di sviluppo urbano sostenibile" e beneficiare dei fondi per risolvere il problema collegamenti e trasporti, quello della casa o riqualificare gli spazi aperti, per ridurre consumi energetici e per attivare la cosiddetta "inclusione attiva" degli abitanti attraverso il loro diretto coinvolgimento nella realizzazione degli interventi di recupero. (VOLANTINO)

24 giugno 2015 - La Spezia. Nell'assemblea pubblica, un focus sulla emergenza abitativa, è emerso come la que­stione abitativa stia “diventando un'emergenza anche nel territorio li­gure, amplificata dalla crisi econo­mica che peggiora le condizioni economiche delle famiglie, aumenta le disuguaglianze ed l’esclusione sociale. C’è la necessità di affronta­re in modo organico la complessità delle problematiche, ricostruendo una strategia che parta dai bisogni dei cittadini. E' stato condiviso dai partecipanti che “per i nuclei a basso reddito l'unica risposta può essere fornita in termini di edilizia pubblica, per nu­clei che si collocano in fasce di red­dito medio-basse la risposta deve essere rappresentata da edilizia so­ciale a costi sostenibili. Bisogna uti­lizzare il patrimonio esistente, pub­blico e privato, per la necessità di recupero di singoli edifici (messa in sicurezza, adeguamento funzionale ed energetico), per rigenerare le cit­tà e riqualificare le periferie, evitan­do di intervenire in modo episodico e frammentato. E' indispensabile un programma di investimenti per l'edi­lizia residenziale pubblica e una leg­ge quadro con regole omogenee".
 


http://www.cgil.it/PhotoHandler.ashx?PhotoID=5246&Size=L9 aprile 2015 - Puglia
. La riunione regionale delle strutture interessate è stata organizzata per condividere il percorso di iniziative relative alla campagna nazionale “Occupiamoci di casa”. L’occasione ha consentito anche di fare un punto sulle politiche regionali e sulle delibere relative alle risorse poste in bilancio per rispondere all’emergenza sfratti per morosità incolpevole e/o per finita locazione. I territori hanno evidenziato la necessità di produrre piattaforme locali, con l'impegno di declinare meglio i punti della piattaforma nazionale. E' stato proposto di lavorare su un'iniziativa regionale sui temi della campagna da calendarizzare nel mese di giugno.




http://www.cgil.it/PhotoHandler.ashx?PhotoID=5247&Size=L22 aprile 2015 - Milano
. CGIL, CISL e UIL, con i sindacati degli inquilini, dei lavoratori delle ALER, dei pensionati e dei lavoratori edili hanno organizzato un presidio davanti al Palazzo della Regione chiedendo di riprendere il confronto con le Organizzazioni sindacali sui temi della riforma normativa e del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica. In Regione, Giunta e Consiglio rico­noscono che sulla crisi finanziaria e gestionale dell'edilizia pubblica in Lombardia ci sono state gravi re­sponsabilità della politica regionale, a causa di leggi e scelte sbagliate, del mancato controllo sulle ALER, di investimenti mal indirizzati. La politi­ca dell’aumento dei canoni e della vendita degli alloggi della Regione è fallita e la dimostrazione concreta sta nei bilanci delle ALER. L'edilizia pubblica è un servizio so­ciale rivolto a fasce d'utenza debole, che non si può gestire in condizioni di equilibrio finanziario contando solo sulle entrate da canoni e le case popolari sono la risposta più importante al disagio abitativo e non si può ridurne la disponibilità con la vendita, senza aggravare il rischio sociale e l'emergenza casa. Adesso in Regione tutti parlano del­la riforma della legge sull'edilizia re­sidenziale pubblica, ma alle parole devono con urgenza seguire i fatti, per: ■ rilanciare un modello di servi­zio e di gestione delle case popolari improntato sulla centralità del ruolo pubblico, salvaguardando il ruolo sociale delle ALER, i livelli occupa­zionali e le professionalità dei lavo­ratori delle aziende; ■ garantire so­stenibilità economica, adeguatezza del servizio e risorse per la politica abitativa, con un fondo di finanzia­mento costituito dalla Regione desti­nando l'1% del proprio bilancio an­nuale; ■ correggere al ribasso le norme sul canone sociale, tutelando le famiglie assegnatarie in difficoltà con criteri di reale sopportabilità dell'affitto e delle spese rispetto alle condizioni economiche; ■ migliorare la gestione degli alloggi e degli ac­cessi, contrastando lo sfitto nelle case popolari e l'abusivismo, supe­rando criteri discriminatori e consen­tendo ai comuni un uso efficiente delle disponibilità rispetto all'emer­genza casa; ■ intervenire nei quar­tieri di edilizia pubblica su vivibilità, sicurezza e sistema dei servizi alla persona, con particolare attenzione alla popolazione anziana, e per pro­muovere coesione e integrazione sociale.


27 marzo 2015 - Bari Nella conferenza stampa è stato denunciato come il disagio abitativo in Puglia sia allarmante: oltre 50.000 domande di richiesta di contributo affitto, 25.000 quelle di case popolari, oltre 3.000 sfratti ogni anno, decisi dai Tribunali e 1.000 eseguiti con la forza pubblica. Gli amministratori comunali nulla hanno fatto per utilizzare le risorse messe a disposizione dalla Regione, che dovevano servire per costituire le agenzie per la locazione e per dare aiuto alle famiglie  con sfratto per morosità incolpevole. Nei prossimi giorni la Regione ripartirà 1.500.000 di euro tra i 70 Comuni ad alta tensione abitativa, da destinare a famiglie sfrattate per morosità incolpevole che rinnovano il contratto a canone agevolato. L’aiuto regionale sarà dato a seguito di avviso pubblico a sportello. Nessun Comune è in grado di gestire in modo celere queste risorse, a parere di CGIL e SUNIA, perché nessuno ha attivato le agenzia per le locazioni. Il disagio abitativo va censito attraverso un avviso pubblico e non può fare testo solo quello che ha il coraggio di mettersi in fila dietro la porta dei vari assessori. Spesso alcuni amministratori comunali pensano che il disagio abitativo lo deve risolvere la Regione o lo Stato e promettono case che non si realizzeranno a breve, o  che il Comune non è in grado di acquistare. Le famiglie con sfratto per morosità incolpevole, documentata, possono accedere al contributo statale se si documenta la stipula di un nuovo contratto di locazione a canone agevolato. Gli alloggi che si stanno costruendo in Puglia sono destinati prioritariamente alle famiglie sfrattate per finita locazione, che hanno usufruito della proroga della legge 9/2007 o a famiglie collocate utilmente in graduatoria di edilizia residenziale pubblica. I Comuni devono perciò fare i bandi per queste categorie.  E se vi sono alloggi, quali quelli confiscati alle mafie o alla criminalità organizzate, devono essere assegnati alle famiglie avvisi pubblici aperti e aggiornabili almeno ogni due mesi. Questa è per CGIL e SUNIA è la  trasparenza amministrativa ed è questo il modo di  rispondere  in maniera  efficiente alla domanda pressante drammatica di casa.


16 marzo 2015 - Firenze
L'iniziativa è stata un’occasione  per parlare della legge regionale sulla casa, dei numeri sull’emergenza abitativa e delle proposte per migliorare la risposta alla domanda di casa. Ha riguardato principalmente la controversa proposta di legge di riforma delle case popolari in Toscana, in re­lazione alla quale CGIL e SUNIA  stanno compiendo un pressing costante su gruppi politici e consiglieri regionali per modificare una legge che, se venisse approvata nella stesura attuale, creerebbe notevoli di­seguaglianze e penalizzazioni per migliaia di famiglie che abitano negli alloggi di edilizia pubblica. I sindacati hanno prodotto una serie di emendamenti e modifiche ora sono all’esame dei consiglieri regionali: alcuni sono stati recepiti,  altri invece no. Sta ora ai consiglieri regionali approvarli o meno. Si tratta di emendamenti importanti come il rinvio della nuova e confusionaria certificazione dei redditi ISEE per valutare i requisiti di permanenza nelle case popolari, come il non penalizzare chi ha piccole proprietà e porzioni di immobili o terreni o di garantire meglio chi è anziano e intende continuare a vivere tranquillo nella sua abitazione e molto altro.


3 marzo 2015 - Catania “Non vogliamo più cemento, né costruzioni mega galattiche, vogliamo invece che Librino venga finalmente ultimato, a partire dalle spine verdi, che   rappresentano un passaggio essenziale, sino alla messa a punto di servizi che vedano, dentro il quartie­re, la presenza di studenti, operai, impiegati, pezzi delle istituzioni”. Questo quanto riassunto nell'iniziativa dalla Cgil di Librino, che esiste da dieci anni curando non solo rapporti sindacali, ma anche relazioni sociali e scambi all’insegna del confronto democratico. La Cgil chiede da sempre il decentramento di pezzi di amministrazione, l’istituzione di scuole superiori, facoltà universitarie, poli di eccellenza che siano fruibili anche da chi non è residente, che  porterebbe ad un aumento di esercizi commerciali e di ristorazione. Il disagio abitativo è di dimensioni preoccupanti. A Librino ci sono 2396 alloggi Iacp, 2960 alloggi del Comune di Catania, 300 alloggi di Regione e Poste. Su tutto il patrimonio pubblico (compreso dunque quello che ricade in altri quartieri periferici) si riscontra una morosità dell’80% e un abusivismo dell’30%. Di fronte al disagio abitativo delle periferie italiane l’unica proposta seria è creare un coordinamento tra realtà vive, come associazioni e comitati, metterle in rete, e tentare la strada di un’unica grande vertenza politica in direzione della riqualificazione delle periferie. Nel “percorso periferie” della Cgil nazionale, l'iniziativa a Librino è  stata una sorta di ‘”tappa zero”, un’iniziativa che incrocia vari temi: dalle politiche abitative ai temi dell’inclusione sociale, alla povertà. Potremmo considerarla un punto sperimentale per il nostro sindacato sia di presidio, che di elaborazione di proposte rispetto ai temi di riquali­ficazione urbana che partano proprio dalle periferie. Non è un problema solo siciliano; la Cgil può dire e dare molto grazie anche alle modalità innovative del sindacato di strada.





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